Se ci sono ragioni del cuore che la ragione non conosce, come affermava Blaise Pascal, geniale filosofo e matematico francese del Seicento, manifestare contro le Olimpiadi ne è la testimonianza più attuale e surreale.
Difficile trovare nel mondo d’oggi, alla mercé di guerre e tirannie quasi sempre fra loro legate, un evento più ricco di grandi e universali valori che rendono la vita degna d’essere vissuta.
La competizione tra valorosi -ai Giochi va solo chi merita sul serio, senza distinzione di censo, nazionalità o religione- e l’emozione di chi assiste.
Il messaggio di pace e di amicizia che gli atleti, pur tra loro sfidanti, trasmettono al mondo fra vittorie e sconfitte. La capacità di osare, senza la quale Colombo non avrebbe scoperto l’America e Neil Armstrong non sarebbe sbarcato sulla luna.
Quelle ragazze e quei ragazzi d’azzurro vestiti incarnano la nostra felicità. La felicità di un Paese intero nel vederli gareggiare e salire sul podio. La felicità di tutti i Paesi del pianeta, perché ciascuno ha i suoi Azzurri da ammirare. La felicità di chi ci fa sognare a occhi aperti.
Ma si può manifestare contro la felicità?
Evidentemente sì, perché così ha fatto quel corteo del “Comitato insostenibili Olimpiadi” che l’altra sera, a Milano, è partito ruggendo di rabbia contro il presunto impatto ambientale negativo dei Giochi.
Ma pure contro il governo, contro il vicepresidente statunitense Vance e i suoi agenti arrivati d’Oltreoceano, contro Israele. Un “contro” in generale. Senonché, alla fine della pacifica protesta, sono stati lanciati fumogeni, bottiglie e tutto quel che si poteva contro la polizia.
Si dirà: i soliti pochi rispetto alla maggioranza dei tranquilli partecipanti.
I soliti ignoti, perché incappucciati e coi caschi prima di scatenare gli scontri.
I soliti noti ed estremisti, in realtà, alcuni dei quali fermati e appartenenti all’area dei centri sociali.
Naturalmente, le immagini della guerriglia urbana hanno fatto il giro del mondo e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprimendo la solidarietà alle forze dell’ordine, ha dato dei “nemici dell’Italia e degli italiani” ai responsabili degli scontri.
Ricordando, poi, il grave sabotaggio di poche ore prima ai treni ad Alta velocità a Bologna ad opera di ignoti. Tre le ipotesi degli investigatori quella di un atto dimostrativo in coincidenza con l’inaugurazione delle Olimpiadi, come nel 2024 a Parigi alla vigilia dell’apertura dei Giochi.
Ora, non sta a nessuno, nemmeno a Palazzo Chigi, stabilire le ragioni del cuore che la ragione non conosce alla base dei cortei.
La libertà di marcia vale anche dal 6 al 22 febbraio, il fausto periodo delle Olimpiadi per la stragrande maggioranza degli italiani e dell’universo.
Se, però, qualcuno vede il diavolo, anziché la bellezza, nell’Olimpo tra Milano e Cortina, marci fin che vuole. Con un solo limite: la violenza non è contemplata.
Nelle società libere il rispetto di sé e degli altri è regola “inviolabile”.
Massima libertà per chi protesta contro i Giochi, ma nessuna tolleranza per chi gioca con la violenza.
(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
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