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Processo Salvini, l’archiviazione chiesta dal Pm e la Lega che sarà

di

Berlusconi

Paola Sacchi da Catania

“Non tornerò a Catania da solo, saranno sentiti anche Conte, Toninelli, Di Maio, Trenta. Ma, attenzione, io non sto dicendo che siano colpevoli, sono innocenti come me. Ho fiducia nei giudici e questa mattina (3 ottobre, ndr) io ho trovato un giudice libero, autorevole”.

Sono quasi le tre del pomeriggio, Matteo Salvini, affiancato dall’avvocato, senatrice Giulia Bongiorno, chiosa così, al termine della conferenza stampa, il suo sabato più lungo. Lui, che, come ricorda, non era mai entrato finora da imputato in un tribunale in vita sua.

L’udienza preliminare del processo di Catania con l’accusa di sequestro di persona nel cosiddetto caso Gregoretti per l’ex ministro dell’Interno del governo Conte/1 si conclude in sintesi così: nuova richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania, la decisione del Gup di ascoltare su richiesta delle parti civili (non della difesa del leader leghista) anche premier e ministri di allora.

Bongiorno precisa di aver chiesto solo l’audizione dell’attuale ministro dell’Interno Lamorgese, “per verificare se anche ora si usano le stesse procedure di sbarco usate nel caso Gregoretti. E cioè, ricorda l’avvocato di Salvini e senatrice della Lega, “se si usano quelle procedure che” in base a un Consiglio europeo del 18 giugno 2018, rafforzato da un ulteriore accordo di Malta, non prevedono lo sbarco immediato, anche per lo stesso rispetto dei migranti, ma dopo accordi per la loro redistribuzione”.

Salvini soddisfatto fa una battuta: “Il paradosso è stato che io mi sono ritrovato la stessa accusa (il Pm, ndr) che mi difendeva”. Conferma di aver dormito tranquillo, lancia un’accusa tutta politica ai suoi avversari, in particolare al Pd: “Stamattina davanti al tribunale una manifestazione della sinistra è stata sostenuta anche dal Pd. Ecco, vedere un partito che manifesta contro il leader dell’opposizione a processo è cosa che forse manco in Venezuela accadrebbe”.

La Lega, come aveva annunciato lo stesso “capitano leghista”, “per rispetto del lavoro della magistratura ha deciso di non esserci (solo qualche elettore avvistato, ndr). Lo ha annunciato Salvini la sera prima nel grande spiazzo davanti alla Dogana vecchia in una intervista sul palco, al termine della tre giorni leghista “Processa anche me” con l’opinionista, giornalista, scrittrice Maria Giovanna Maglie.

Pur sottolineando che è necessaria in questo Paese una riforma della Giustizia. Salvini aveva anche detto che processare un ex ministro “per un atto politico è cosa forse finora mai accaduta in nessun Paese Ue”. “Un precedente grave perché, pur attaccandola sul piano politico non riesco a concepire che la ministra Azzolina venga mandata a processo per le sue scelte per me del tutto sbagliate”.

Ma Salvini non risparmia una frecciata tutta politica ai Cinque Stelle, dopo aver attaccato il Pd: “Io sono un uomo che si guarda tranquillamente allo specchio, qualsiasi ruolo io abbia. Non sono uno in vendita per una poltrona”.

Duro l’attacco al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: “Stamattina il mio avvocato Bongiorno è stata colpita sulla caviglia un pezzo di marmo, staccatosi da una parete, che mostrava crepe ovunque, Giulia per fortuna non è stata colpita sul tendine, ma il presidente del Tribunale più volte aveva denunciato al ministro lo stato della struttura”.

È contento Salvini per la solidarietà che sono venuti a manifestargli gli alleati del centrodestra Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Li ringrazia. Ma sottolinea anche le solidarietà “di sinistra” che per il processo di Catania lui non si aspettava: “Paolo Mieli, Massimo Cacciari….”.

La conclusione della tre giorni leghista di Catania, per la quale Salvini ringrazia i militanti venuti a spese loro anche dal Nord e dal resto d’Italia, è al tempo stesso l’immagine di una Lega che non sembra aver subìto quella frenata descritta dal mainstream.

Certamente, la Pontida del Sud, con tanto di misure anti-Covid, è stata svolta sotto la regia degli organizzatori ferrei della ex Lega Nord, quelli della storica, vera Pontida, a cominciare dal commissario siciliano della Lega Salvini premier, Stefano Candiani, senatore lombardo e figura di peso del Carroccio (Candiani, ex sottosegretario all’Interno dell’ex ministro Salvini), fino al megaorganizzatore tecnico da sempre dei grandi eventi leghisti Maurizio Bosastra. E la presenza di un big della ex Lega Nord come Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, si notava.

Ma sul palco impossibile non notare sindaci, consiglieri comunali leghisti della Sicilia. Lo stesso Salvini ricorda che per la prima volta la Lega ha consiglieri comunali in Campania e Puglia, in base alle ultime regionali.

Certamente è al tempo stesso una Lega nazionale che ha bisogno di crescere, di scegliere come posizionarsi nel modo più agguerrito in Europa per essere più incisiva. Salvini ricorda che “potremmo essere anche di più al Sud, ma noi selezioniamo, vogliamo mettere basi, radici solide”.

Il numero due leghista, responsabile Esteri, Giancarlo Giorgetti, alla cronista, inviata “vecchia legologa”, così con affetto mi definisce, di mattina presto nello slargo alla Dogana, ricorda, in un colloquio informale, la necessità di avere ora “una lunga visione”.

Ribadisce la necessità che la Lega “si confronti con il Ppe, che esprimerà il nuovo leader della Cdu, insomma, dobbiamo parlare con chi comanda proprio per far valere le ragioni del popolo sovrano”. Poi, ricorda i tempi di Bossi, quando “ci mandava a dire in giro che Berlusconi era un mafioso, ma poi un anno dopo con il Cav rifece un accordo che riportò il centrodestra al governo nazionale….”.

Rimarca Giorgetti alla cronista: “Noi dobbiamo sempre più avere una lunga visione, deve essere la politica e la visione politica a guidare militanti ed elettori, noi non dobbiamo essere loro follower, ma la guida, che dà la visione. Mai pensare che noi siamo la terra attorno cui ruota il sole, perché poi arrivò quello che disse che era il contrario. Intendo dire che l’elettorato è mobile e la politica ormai ha tempi rapidissimi. Ora però non mi mettere che io sono contro Matteo…”.  No, quello è compito del mainstream. E Giorgetti sa bene che” Matteo” è l’uomo del miracolo che ha portato la Lega ad essere il primo partito italiano.

Conclude: “Matteo in genere mi ascolta poi, boh, non so se mi dà retta” (chiude, in modo autoironico, ndr).

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