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Fazio

Vi racconto il processo a Giorgia Meloni orchestrato da Fabio Fazio sulla Nove

Da Fabio Fazio è andato in onda un processo a Meloni per il suo programma di governo definito "scellerato": bisogna dire lo stesso anche del Parlamento? I Graffi di Damato.

Da Fabio Fazio sulla Nove – e dove sennò? – è stato fatto ieri sera il solito processo alla premier, con tutti pubblici ministeri e nessun avvocato difensore, per il suo programma “scellerato” di governo – ha detto Massimo Giannini – in corso di attuazione, per il “voto di scambio” costituito dai cento euro lordi una tantum annunciato per gennaio negli stipendi più bassi e per “la truffa” costituita dalla sua candidatura al Parlamento europeo, dove non metterà piede.

Si dà il caso che il programma – ripeto – “scellerato”, e da “capocrazia” per la proposta di elezione diretta del presidente del Consiglio all’esame del Senato, sia lo stesso esposto dalla premier presentando un anno e mezzo fa il suo governo al Parlamento e ottenendone la fiducia. Pertanto avremmo un Parlamento scellerato anch’esso. E tale dovrebbe essere considerato persino il pur tanto apprezzato presidente della Repubblica Sergio Mattarella per avere “autorizzato”, testualmente, la presentazione alle Camere di tutti i disegni di legge sinora presentati dal governo, come richiesto dall’articolo 87 della Costituzione: tutti, ripeto, compreso quello che con l’elezione diretta del presidente del Consiglio ridurrebbe ai minimi termini, secondo le opposizioni, il capo dello Stato eletto dal Parlamento in seduta comune con la partecipazione dei delegati regionali.

Il “voto di scambio” si consumerebbe a gennaio, irrisorio rispetto a quelli più consistenti, diciamo così, e permanenti procuratisi da Giuseppe Conte prima col reddito di cittadinanza e poi col famoso bonus edilizio. Che è stato equiparato non solo dalla Meloni, nel discorso recente a Pescara, ma anche dall’ex premier Mario Monti qualche giorno fa sul Corriere della Sera ad un’imposta patrimoniale al rovescio, essendo stati prelevati soldi dai poveri per darli ai benestanti proprietari di case, anche di lusso.

Quella infine della candidatura all’Europarlamento – peraltro non l’unica di una leader o di un leader di partito interessato a misurare il grado del suo gradimento popolare – sarebbe una ben curiosa truffa. Che come tale presupporrebbe un truffato inconsapevole, ingannato con una decisione opposta a quella annunciata. La Meloni ha invece avvertito che non solo non andrà a Strasburgo ma che non sottrarrà più di tanto tempo al suo lavoro di governo per fare campagna elettorale. Nella quale – stavolta generosamente – nel salotto televisivo di Fazio nessuno dei pubblici ministeri ospitati senza toga ha incluso, protestando, la partecipazione fresca di giornata come bersagliera virtuale al raduno di Ascoli, con tanto di cappello piumato festosamente in testa, e al dovuto passo saltellante di marcia.

Se poi le candidature all’Europarlamento senza intenzione di andarci sono “un inganno”, come titola oggi il Corriere della Sera, esso “dura da 30 anni”, come raccontano e documentano sullo stesso quotidiano Milena Gabanelli e Simona Ravizza senza spiegare perché solo questa volta dev’essere considerato pari ad un volgare reato.

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