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Perché il vero presidenzialismo può emergere solo da un’Assemblea costituente

Berlusconi

Riforma presidenziale? E’ bene discutere di merito senza evocare pericoli immaginari o soluzioni miracolistiche per il futuro dell’Italia. Il commento di Giuliano Cazzola

 

A me la Costituzione repubblicana va bene come è, anzi come era più delle modifiche che ha dovuto subire nel corso dei decenni, fino alla potatura delle Camere.

In tutti i referendum confermativi ho votato No, qualunque fosse l’indicazione delle forze politiche a chi mi sentivo più vicino.

Sono infatti convinto che le Carte Costituzionali vivano di vita propria – come tutte le norme – ed evolvano insieme alla storia di un paese.

E’ superfluo affermare, allora, che non sono interessato alle proposte contenute nel programma di centrodestra e che ho trovato non solo maleducate, ma persino sbagliate sul piano tecnico le considerazioni del Cav (poi smentite come al solito) sull’opportunità di dimissione di Sergio Mattarella dopo l’eventuale approvazione di quello che è passato alle cronache come ‘’presidenzialismo’’.

Se fosse questa le linea politicamente corretta l’intero Parlamento della XVIII legislatura avrebbe dovuto decadere dopo l’approvazione della norma costituzionale che ne ha amputato un pezzo.

Ma non perdiamo ulteriore tempo in considerazioni preliminari, quando è necessario mettere dei puntini sulle ‘’i’’ del dibattito in corso.

Innanzi tutto va chiarito che il centrodestra non propone il ‘’presidenzialismo’’, ma l’elezione diretta a suffragio universale del Capo dello Stato. Si tratta di modelli istituzionali radicalmente diversi, almeno sul piano teorico.

In un regime presidenzialista, il presidente è eletto ed è contemporaneamente capo dello Stato e della Amministrazione, in una logica accentuata di divisione dei poteri.

Nel caso classico degli Usa, si accompagna con il federalismo, come diretta ispirazione dei grandi costituzionalisti del Secolo dei Lumi. Invece, l’elezione diretta del Capo dello Stato è assolutamente compatibile nel contesto di un regime parlamentare.

L’elezione popolare diretta del Capo dello Stato è presente nella grande maggioranza dei Paesi europei: Austria, Irlanda, Islanda, Portogallo, Finlandia, Francia (sia pure con la caratteristica del semi-presidenzialismo), senza contare i nuovi Stati dell’Europa centro-orientale come Polonia, Romania, Bulgaria ed altri.

Laddove questo tipo di elezione non è contemplata di solito vige un regime monarchico. In Francia la V Repubblica è regolata da un regime semi-presidenziale in cui il presidente eletto è anche capo dell’esecutivo.

Se può indurre giudizi più sereni nell’attuale dibattito è il cado di ricordare che nel testo di legge costituzionale presentato il 4 novembre 1997 dalla Commissione bicamerale presieduta da Massimo D’Alema – il punto più alto a cui arrivò l’intesa tra i partiti – era prevista l’elezione popolare diretta a suffragio universale – eventualmente su due turni – del Capo dello Stato.

Ed è quel testo che è stato scopiazzato da FdI quando nella legislatura ora chiusa ha presentato un PdL di rango costituzionale per la elezione diretta del capo dello Stato (cosa ben diversa dal presidenzialismo). Ovviamente anche questa revisione costituzionale richiederebbe altre modifiche di contesto.

Ma a mio avviso il ‘’presidenzialismo’’, quello vero, potrebbe emergere solo da un’Assemblea costituente.

E’ bene però chiamare a destra come a sinistra le cose con il loro vero nome. E discutere di merito senza evocare pericoli immaginari o soluzioni miracolistiche per il futuro dell’Italia.

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