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Clinton

Cosa resta del multilateralismo degli Usa di Clinton

Chi c'era e cosa si è detto alla giornata di studio "La presidenza Clinton e il nuovo Ordine mondiale", organizzata dalla Fondazione Craxi.

 

“Clinton è giovane e bello. E fa colpo sulle donne”. Parola di Eltsin. Anni ’90, il secolo breve. Carolina Di Stefano, docente della Luiss Guido Carli, incomincia con una battuta di colore dell’ex presidente russo che rende però bene l’idea del buon rapporto che c’era tra Russia e Usa, di quando a Mosca incominciarono a pensare anche di entrare nella Nato, processo che non andò avanti, ma che comunque “vide un sostegno reale da Oltreoceano a Eltsin”.

L’altra grande occasione si presentò poi più in là con l’accordo di Pratica di Mare, di cui fu artefice Silvio Berlusconi. Ma è sugli anni ’90 , “quelli sui quali ci appoggiamo, il decennio bipolare che si conclude con l’11 settembre”, ricorda Nicola Carnovale, segretario generale della Fondazione Bettino Craxi, che si è concentrato il convegno alla sala Zuccari del Senato.

A trent’anni dall’elezione di Bill Clinton alla presidenza degli Stati Uniti, la Fondazione Craxi ha organizzato la giornata di studio su La presidenza Clinton e il nuovo Ordine mondiale – Una prima riflessione storica, patrocinato dal ministero della Cultura.

“Trent’anni sono il tempo necessario per avviare una storicizzazione”, spiega il politologo della Luiss, Giovanni Orsina, presidente del comitato storico-scientifico della Fondazione Craxi. Si analizzano in sessioni tematiche la figura di Clinton e quegli anni di “multilateralismo con al centro gli Usa”, dice Orsina. Sono gli “anni della globalizzazione, del liberalismo però declinato soprattutto sul piano economico, non politico”, osserva Margherita Boniver presidente della Fondazione istituita nel 2001 da Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, presente al pomeriggio di studio, dividendo la sua presenza con quella in aula per le votazioni che si svolgono in contemporanea.

Si alternano esperti e studiosi, da Massimo Bucarelli, Leopoldo Nuti a Guido Samariani. Allo scopo, dice una nota della Fondazione Craxi, di “avviare un una prima riflessione storica su un periodo ricco di avvenimenti e caratterizzato da profonde trasformazioni che connotano lo scorcio finale del ‘Secolo Breve’, schiudendo le porte al nuovo millennio e con esso ad una lunga fase di incertezza e difficoltà”.

Infatti, l’insediamento di Clinton chiude simbolicamente un’epoca della storia mondiale. È un passaggio tra due periodi, tra due secoli, “segnato da nuove ideologie e inedite direttrici che danno corso a dinamiche globali, tanto di ordine politico e culturale che di carattere economico-commerciale, destinate a dominare le retoriche pubbliche dei decenni avvenire”. Anni di “ottimismo e attivismo della presidenza Clinton”, dice Orsina. Una presidenza che ha giovato innanzitutto agli Usa e che, come ricordano altri studiosi, lascia comunque segni importanti sulla scena internazionale, a partire dalle crisi balcaniche, come la centralità della Nato in un ruolo che non è più solo di difesa, ma di regolatore dei conflitti.

Sono gli anni dell’ingresso di Pechino nel Wto. Anni sullo scenario internazionale che la Fondazione Craxi intende ulteriormente affrontare, dedicando annuncia Carnovale, segretario generale dell’istituto culturale, anche riflessioni su una figura come quella dell’ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis e il suo lavoro sugli scenari dei Balcani. I ’90, poiché in fondo tuttora vissuti come “ieri”, sono un periodo ancora tutto da studiare e storicizzare per capire meglio le crisi di oggi.

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