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Prescrizione, la supposta di Conte e la salciccia del Milleproroghe. I Graffi di Damato

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Che cosa sta succedendo nella maggioranza di governo sulla prescrizione. I Graffi di Francesco Damato

Questo secondo lunedì di febbraio di un 2020 ancora indefinibile, neppure per Giuseppe Conte, che seppe invece prevedere già alla vigilia, o quasi, un 2019 “bellissimo”, diventato in effetti tale per lui essendo riuscito a sopravvivere politicamente ad una crisi promossa in estate dai leghisti per mandarlo via; questo secondo lunedì di febbraio, dicevo, doveva essere per il governo e, più in particolare, per il suo guardasigilli grillino Alfonso Bonafede il giorno della proposta della tanto attesa riforma del processo penale. In cui finalmente avrebbe potuto e potrebbe essere inserita decentemente una nuova disciplina sostitutiva della prescrizione in vigore dal 1° gennaio, una volta completato il primo dei tre gradi di giudizio.

Ebbene, a causa della “permanente debolezza” efficacemente diagnosticata da Ezio Mauro nell’”anatomia di un governo orfano” di identità e coraggio, come dice il titolo del suo editoriale su Repubblica, siamo entrati in questo lunedì come nel nuovo, ennesimo giorno della confusione, diciamo pure dell’intrigo. Che è quello, in corso mentre scrivo, dietro le facciate del palazzo di Montecitorio e dell’attiguo Palazzo Chigi per infilare non addirittura la riforma del processo penale, per fortuna, ma la piccola parte riguardante la prescrizione, nota ormai come “lodo Conte bis”, nel decreto legge “milleproroghe” all’esame della Camera: il primo treno, diciamo così, a disposizione del governo nel traffico parlamentare per saltarci sopra e depositarvi il suo pacco. E che pacco, non a torto definito da un magistrato di provata esperienza, ora in pensione, come Carlo Nordio sul Messaggero “il peggior rimedio al processo senza fine”. Questo è il titolo del suo articolo, nel cui testo il compromesso intestato al presidente del Consiglio è considerato “un mostriciattolo peggiore del mostro” in vigore da più di un mese e contestato nelle inaugurazioni dell’anno giudiziario.

Nordio ha dimostrato, da par suo, come la soluzione di Conte, che pure è un professore di diritto e un avvocato, sia pure civilista, di esperienza sicuramente maggiore del suo ministro della Giustizia, ed ex allievo o assistente, non starebbe in piedi con la sua distinzione fra condannato e assolto nei tribunali. Dove le condanne e le assoluzioni in uno stesso processo, ripetibile in appello per disposizione della Corte di Cassazione, potrebbero alternarsi ben più di una volta, per cui l’applicazione del “lodo Conte bis” diventerebbe impossibile.

Eppure si pretende di infilare una materia così complessa e controversa come una supposta – al pari di quanto giù accaduto, del resto, con la cessazione della prescrizione alla prima sentenza nella cosiddetta “legge spazzacorrotti”, curiosamente promulgata dal capo dello Stato più di un anno fa nonostante il parere contrario del Consiglio Superiore della Magistratura, da lui stesso presieduto – nella solita salsiccia annuale non a caso chiamata “mille proroghe”. Su cui il governo, una volta strappato il consenso dei presidenti delle commissioni e dell’assemblea ad una procedura del genere, metterebbe la fiducia per vanificare, almeno a Montecitorio, il voto negativo preannunciato dai renziani. I quali tuttavia, anche per non ridurre la loro Italia Viva nell’”Italia vivacchia” rimproveratagli dal Giornale della famiglia Berlusconi, conserverebbero la propria capacità offensiva, e potenzialmente distruttrice della maggioranza, al Senato. Dove i numeri sono assai diversi dalla Camera.

Non è un bel vivere, diciamo la verità, né nella forma né nella sostanza, né per il governo né per i cittadini, imputati e non, che dovrebbero risentire delle sue decisioni.

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