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Non solo Venezuela, tutto sulla nuova dottrina di politica estera Usa

Le implicazioni geopolitiche dell'intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela. L'analisi di Francesco D'Arrigo

La “Guerra dei 30 Minuti” in Venezuela è solo il finale visibile al mondo di una vera guerra ibrida che si è combattuta tra le onde dell’Oceano Atlantico negli ultimi 4 mesi. Con la legittimazione giudiziaria dell’operazione “Southern Spear” la US Navy ha schierato al largo del Venezuela la USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei a disposizione degli Stati Uniti – la nave militare con il maggiore potenziale distruttivo al mondo. L’incursione della notte del 3 gennaio è stata l’ultimo passaggio di un impressionante schieramento di forze navali in Venezuela: gli Stati Uniti hanno dispiegato al largo delle coste sudamericane circa 15 mila soldati e una quindicina di navi da guerra, tra cui mezzi di assalto anfibio e almeno un sottomarino d’attacco. Hanno anche posizionato dieci caccia F-35 nella vicina Puerto Rico. Un dispiegamento di forze simile in quella regione non si vedeva dal 1989, quando gli Stati Uniti invasero Panama. La Task Force della US Navy ha distrutto ogni imbarcazione sospetta che si aggirava nella sua area di operazioni. Il blocco navale ha sequestrato tutte le petroliere della Shadow Fleet che trasportavano l’oro nero (soprattutto verso la Cina) sottoposto a sanzioni. L’attacco della notte del 3 gennaio ha sferrato il colpo mortale al regime di Maduro, designato del come Organizzazione Terroristica Straniera nel 2025. Una decapitazione di un governo straniero (seppur dichiarato illegittimo dalla stragrande maggioranza dei Paesi democratici), giustificata sotto l’egida legale dell’atto d’accusa per narcoterrorismo del 2020 e della taglia recentemente aumentata di 50 milioni di dollari, che ha fondamentalmente smantellato il Comando Congiunto Bolivariano.

STRATEGIA E CRONOLOGIA DELL’ATTACCO

Rapporti verificati confermano che l’attacco cinetico a Caracas è durato meno di 30 minuti. La complessa operazione del 3 gennaio 2026 è stata progettata in base alla dottrina del “decapitation strike”, una strategia utilizzata anche dall’esercito israeliano (IDF,) incentrata sulla neutralizzazione della leadership di un avversario per paralizzarne le capacità di comando e controllo. Condotta dal Comando Congiunto per le Operazioni Speciali (JSOC) degli Stati Uniti, in particolare da elementi della Delta Force, la missione non ha utilizzato la classica invasione terrestre su vasta scala, ma ha attuato un assalto sincronizzato aereo e delle forze speciali al complesso militare di Fuerte Tiuna e alla base aerea di La Carlota. A differenza degli interventi storici Usa che si basavano su massicci schieramenti di truppe, questa operazione ha sfruttato la tecnologia stealth dei B-21 Raider e la guerra elettronica avanzata per ottenere il dominio totale dello spettro elettromagnetico e dell’area dove si rifugiava la coppia Maduro e il suo entourage in meno di 20 minuti. L’obiettivo non era la conquista territoriale, ma l’estrazione di Nicolás Maduro e Cilia Flores per affrontare un procedimento penale negli Stati Uniti.

OPERATION ABSOLUTE RESOLVE: LA “GUERRA DEI TRENTA MINUTI”

• 02:00: molteplici esplosioni scuotono contemporaneamente la base aerea di “La Carlota e Fuerte Tiuna” (quartier generale militare).
• 02:30 AM: silenzio tombale in tutto il Venezuela sotto shock. Il cielo si schiarisce e l’operazione è di fatto conclusa. Questa non era un’invasione.

Operation Absolute Resolve è stata una guerra fulminea, durata meno di 30 minuti: una caccia all’uomo a colpo sicuro. Un’estrazione chirurgica. Un’azione sinergica perfetta tra le Agenzie di intelligence e corpi di élite delle Forze armate, espressione della potenza e delle capacità di proiezione militare globale statunitense.

Un raid che ha certamente sorpreso le comunità di intelligence alleate, e quindi anche i rispettivi governi, che continuano a sottovalutare il repentino stravolgimento della dottrina di politica estera degli Stati Uniti del presidente Trump 2.0 e  la sua propensione per interventi militari dirompenti, teatrali e incentrati sull’utilizzo della massima potenza militare.

OBIETTIVI POLITICI

L’obiettivo: decapitazione. Non occupazione ma guerra ibrida che continua nel tempo, per imporre una “transizione democratica”, attraverso una partnership coercitiva. Il presidente Trump ha dichiarato che l‘obbedienza è premiata con la stabilità, sotto la minaccia implicita di “boots on the ground”.  La ribellione è repressa con la decapitazione cinetica. 

A differenza dell’Iraq o dell’Afghanistan, non ci sono stivali visibili sul terreno che detengono territori. Gli attacchi hanno preso di mira solo i centri di Comando e Controllo.

Gli obiettivi strategici dell’attacco: Maduro e il “Primo Combattente” (la moglie) presi, caricati su un elicottero e trasbordati a bordo della USS Iwo Jima per essere trasferiti a New York dove saranno processati. Il presidente Trump ha confermato tramite un post sul suo Truth Social che Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati catturati e portati via dal Paese.

Messaggio politico al mondo: catturare anche la moglie (nota come il “Primo Combattente”) è fondamentale. I Servizi segreti statunitensi hanno raccolto prove che lei sia il cervello finanziario dietro il “Cartello dei Suni”, e detiene le chiavi dei conti offshore.

Messaggio politico e simbolico alla sua base elettorale MAGA e America First: la nave sulla quale trasferire Maduro e la moglie non è stata scelta a caso. Quest’anno ricorre l’80esimo anniversario della battaglia nel Pacifico e la USS Iwo Jima rappresenta il simbolo della resistenza e della potenza navale degli Stati Uniti d’America, di cui la USS LHD 7 è stata protagonista in una delle più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale.

LA TATTICA “IBRIDA”: DEA E DELTA FORCE

Non si è trattato solo di un attacco militare. È stato un arresto federale. Trump ha dichiarato esplicitamente che l’operazione è stata condotta “in collaborazione con le Forze dell’Ordine statunitensi”.

La strategia “decapitation strike”: eliminando i centri di comunicazione di Caracas, Miranda e La Guaira, gli Stati Uniti hanno separato la testa del serpente (Maduro) dal corpo (le Forze armate), lasciando l’esercito stordito e senza leadership nell’oscurità totale, fisica e operativa.

LA NUOVA DOTTRINA DI POLITICA ESTERA USA: il “Corollario Trump” alla dottrina Monroe

Esattamente un anno dopo la storica rielezione di Donald Trump come 47esimo presidente degli Stati Uniti, la Casa Bianca ha reso pubblica la nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale, un documento di 33 pagine che segna una annunciata e pericolosa rottura con decenni di tradizione di politica estera americana. Strettamente legato alla strategia per la sicurezza nazionale è il nuovo “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe, che afferma la preminenza degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale per impedire che risorse chiave finiscano sotto proprietà straniera ostile, bloccare movimenti di popolazione destabilizzanti e proteggere le catene di approvvigionamento. L’arresto di Nicolás Maduro si inquadra proprio all’interno della nuova strategia per la sicurezza nazionale e segna una ennesima e netta rottura nella politica estera statunitense. Le pressioni diplomatiche, economiche e politiche per provocare un cambio di regime senza mai oltrepassare il limite dell’intervento diretto non fanno più parte della dottrina “Trump 47”.

Il limite dell’intervento diretto contro la leadership di un’altra nazione è stato superato. L’operazione Southern Spear, la campagna militare e di sorveglianza degli Stati Uniti con l’obiettivo di “individuare, interrompere e degradare le reti marittime transnazionali criminali e illecite” secondo l’Amministrazione del presidente Donald Trump, la scorsa notta ha raggiunto il suo bersaglio principale. L’operazione di guerra ibrida al terrore e ai trafficanti di droga ha portato all’arresto di Nicolás Maduro, vero obiettivo strategico dell’operazione “Southern Spear 2026”. Dal punto di vista tattico, l’operazione sembra essere un innegabile successo. È stata pianificata meticolosamente, con un aumento sistematico della pressione militare: blocco marittimo, dispiegamento della flotta statunitense e intensificazione della lotta al narcotraffico. Il tutto è stato ulteriormente rafforzato dall’infiltrazione nel territorio sudamericano di forze speciali e agenti dei servizi segreti. L’operazione condotta di notte, è stata rapida e decisiva: attacchi mirati su punti strategici e l’esfiltrazione di Nicolás Maduro, di sua moglie e di membri chiave del suo regime da parte delle forze speciali statunitensi. Dal punto di vista puramente militare, l’operazione è stata un successo.

IMPLICAZIONI GEOPOLITICHE E GIUDIZIARIE

L’aspetto legale più controverso di questo intervento è il rifiuto dell’immunità del Capo di Stato per Nicolás Maduro. Tradizionalmente, il principio della ratione personae protegge i leader mondiali in carica dalla giurisdizione penale dei tribunali stranieri. Tuttavia, come stabilito nell’”atto di accusa statunitense contro i massimi funzionari venezuelani” – Congress.gov marzo 2020 – gli Stati Uniti hanno cessato di riconoscere Maduro come presidente legittimo nel gennaio 2019, riclassificando il governo venezuelano come impresa criminale. Il Dipartimento di Giustizia guidato dalla fedelissima trumpiana Pamela Bondi, ha di fatto utilizzato il precedente legale di Stati Uniti contro Noriega, in cui un leader di fatto è stato ritenuto responsabile di reati di droga che hanno avuto un “effetto diretto” all’interno degli Stati Uniti. L’inclusione di Cilia Flores nell’atto d’accusa è una manovra strategica volta anche a smantellare l’influenza del “Primo Combattente” sulla magistratura venezuelana e sul Servizio Nazionale di Intelligence (SEBIN). A differenza di Nicolás Maduro, la moglie Flores non ha mai ricoperto una carica che avrebbe potuto anche solo legittimamente garantire l’immunità di Capo di Stato. La sua esposizione legale è radicata nella sua presunta supervisione del “Family Office” presso il Palazzo di Miraflores, che avrebbe coordinato la distribuzione di concessioni minerarie nell’Arco Minero del Orinoco a organizzazioni criminali transnazionali in cambio di lealtà politica ed enormi finanziamenti illeciti.

Inquadrando il cambio di regime come un “raid congiunto militare e delle forze dell’ordine”, l’Amministrazione Trump ha di fatto aggirato il War Powers Act, creando un precedente in cui gli Stati Uniti possono decapitare unilateralmente i governi stranieri nell’emisfero occidentale. La divulgazione delle accuse nel Distretto Meridionale di New York relative a narcoterrorismo e al Cartello dei Soli rappresenta una svolta verso l'”interventismo giudiziario”, in cui il diritto penale viene utilizzato come strumento primario di politica estera ed ha permesso alla Casa Bianca di bypassare e non informare preventivamente il Congresso dell’attacco.

COME REAGIRANNO GLI ALLEATI DEL VENEZUELA: RUSSIA, IRAN E CINA IN PRIMIS?

A livello internazionale, un risultato ottenuto dalla guerra dei 30 minuti é quello di aver neutralizzato una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense e un nemico dichiarato dell’Occidente democratico, che sarà sottoposto al giudizio di una Corte Federale statunitense.

Il Cremlino e il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese hanno denunciato la cattura come un “attacco neocoloniale” alla Carta delle Nazioni Unite. Sostengono che se gli Stati Uniti potessero determinare unilateralmente quali leader siano “sovrani” e quali siano “criminali”, l’intero quadro della sovranità westfaliana crollerebbe. Ciò creerebbe un campo di battaglia legale secondario presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), dove la Federazione Russa potrebbe tentare di promuovere un’azione legale contro gli Stati Uniti per “aggressione”. Al contrario, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) hanno pubblicato conclusioni preliminari che suggeriscono che il crollo del regime di Maduro sia un prerequisito per il ripristino della Convenzione Americana sui Diritti Umani in Venezuela. L’ operazione del 3 gennaio 2026, quindi, non è semplicemente un arresto criminale, ma una forte affermazione di “interventismo giudiziario” che potrebbe ridefinire il diritto internazionale del XXI secolo.

LE MINACCE IBRIDE CHE ARRIVANO DALL’ATLANTICO MIRANO ANCHE ALL’EUROPA

Sicuramente l’attacco trasmette un messaggio chiaro anche a Teheran, ma non solo. Le guardie del corpo di Maduro erano tutte cubane, e durante la conferenza stampa, il presidente Trump ha fatto espliciti riferimenti alla situazione cubana. Cuba sarà il prossimo obiettivo della Southern Spear? Taiwan, Groenlandia, Canada, Nigeria e ovviamente Ucraina rappresentano altri scenari distopici, ma possibili – che nel libro “Minacce Ibride” (Paesi Edizioni) anticipo e ne descrivo i piani guerra, conducendo i lettori a immedesimarsi nel contesto geostrategico che stiamo vivendo.

Non abbiamo ancora raggiunto il picco delle politiche dell’Amministrazione Trump e bisogna prepararsi ad altri nuovi shock geopolitici.

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