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Tutte le idee dei populisti baldanzosi in Svezia su lavoro, ambiente, energia e tasse

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L’onda populista non ha travolto la Svezia, ma le elezioni di ieri hanno confermato il buon exploit di Sverigedemokraterna (Sweden Democrats). Il movimento guidato da Jimmie Akesson ha registrato percentuali oltre il 17% e seppure come extrema ratio, potrebbe risultare l’ago della bilancia per la formazione del prossimo governo.

La novità segna una svolta in Svezia, dove da decenni il primo partito sono i Socialdemocratici, sempre al governo tolta una breve parentesi, dal 2006 al 2014, dei Moderati, sin qui il principale partito di centrodestra.

CHI SONO I DEMOCRATICI SVEDESI

I Democratici Svedesi, da non confondere con i Socialdemocratici e i Cristiano-democratici, sono un partito con una storia trentennale. Nati con un carattere di estrema destra, apertamente schierati su posizione neonaziste, negli ultimi anni hanno ripulito la propria immagine sotto la guida di Akesson, stemperando il toni più radicali. Oggi sono considerabili l’espressione del populismo svedese, e sono particolarmente forti nella contea meridionale di Scania, molto urbanizzata rispetto al resto del paese.

LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE

Al centro della loro agenda c’è la questione migranti: la Svezia è il paese che accoglie il maggior numero di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione: 23 su 1000 abitanti. I DS intendono permettere la richiesta di asilo politico solo a persone provenienti dai paesi confinanti e solo in caso di guerra. Ciò significa stoppare la redistribuzione delle quote dell’Ue. Puntano inoltre a stringere accordi con i paesi di partenza per il rimpatrio dei migranti e a escludere i clandestini dalla copertura sanitaria.

La questione migranti sta monopolizzando il dibattito, in Svezia. L’economia va bene, con l’occupazione che ha raggiunto il livello pre-crisi. È la sicurezza ad essere percepita come un’emergenza, specie in alcune zone delle maggiori aree urbane del paese, dove operano le gang criminali. I DS hanno cavalcato il tema, collegandolo all’aumento dell’immigrazione e costruendo così buona parte del loro successo.

IL REFERENDUM SU “SWEXIT”

Il programma elettorale con cui Akesson si è presentato alle urne è variegato, con elementi tipici della narrazione populista e altri in controtendenza (per esempio sulla cooperazione internazionale). Uno dei punti che più ha fatto parlare è la proposta di un referendum sull’uscita della Svezia dall’UE (la “Swexit”). Nel documento programmatico si stabilisce inoltre la necessità di “assicurare il no svedese all’Euro e all’unione bancaria per proteggere i contribuenti dall’essere costretti a finanziare banche europee in crisi”.

LE POLITICHE SU LAVORO E AMBIENTE

Per quanto riguarda il lavoro, i DS puntano ad abbassare le tasse sul reddito, estendere gli incentivi alle start-up e abbattere la quota contributiva da versare per i dipendenti. Pensano inoltre di eliminare i Centri per l’impiego pubblici e sostituirli con aziende indipendenti di recruitment.

I populisti svedesi, che si muovono in un sistema di welfare già fra i più avanzati al mondo, hanno promesso aiuti a larghe fasce della popolazione, ma solo di nazionalità svedese. Nel programma troviamo infatti l’ aumento delle pensioni (da detassare), degli stipendi degli insegnanti, dei sussidi per la casa ai poveri e dei contributi alle famiglie.

Dal punto di vista ambientale, mentre buona parte degli altri partiti spinge sulle rinnovabili, già molto sviluppate nel Paese, il programma dei DS prevede, parallelamente all’incentivo all’elettrificazione del settore dei trasporti, lo sviluppo di generatori nucleari di quarta generazione. I populisti svedesi, a differenza per esempio di Trump, non intendono però fare passi indietro sulla lotta ai cambiamenti climatici e sulla riduzione di emissioni: propongono al contrario di aumentare gli stanziamenti che abbiano questo obiettivo.

LA POLITICA ESTERA

In politica estera, il programma punta a incentivare gli scambi con il Sudamerica e l’India (“mercati dall’enorme potenziale”). Molto spazio viene dedicato alla necessità di “un’alleanza democratica nel mondo” e all’aumento dell’influenza dell’Onu, con l’obiettivo di una democratizzazione di tutti i Paesi nel mondo. Inoltre spunta la proposta di bandire le importazioni di carne e prodotti caseari che prevedano “inutile sofferenza degli animali”. A proposito di animali, il partito pensa di inasprire le pene per chi li maltratta.

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