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Che cosa si dice del Pnrr di Draghi in Germania

Draghi Germania

Il governo Draghi e il Pnrr italiano visti dalla stampa tedesca. L’articolo di Mennitti da Berlino

Nel giorno in cui Germania e Francia presentano in una conferenza congiunta i propri piani del Recovery Fund a simboleggiare l’impegno comune per la ripresa, il quotidiano economico Handelsblatt si occupa di commentare il piano italiano, presentato ieri in parlamento dal primo ministro Mario Draghi.

E in attesa che qualche vestale di quella specie ornitologica che in Italia è stata denominata falchi dell’austerity faccia risentire la propria voce, c’è da registrare che anche l’Handelsblatt (come qualche giorno fa la Welt) pare disposto ad aprire una linea di credito ai piani di Roma.

Che sia definitivamente cambiato il clima, anche al di là del perimetro della politica, sarebbe probabilmente una valutazione azzardata. Ma la pandemia è stata (e in parte lo è ancora) una brutta botta per tutti e in Germania resiste la convinzione maggioritaria che solo una ripresa dell’intero continente possa consentire anche alla prima economia europea di riprendere a crescere. Che sia poi Mario Draghi a gestire in Italia questa fase di impostazione di spese e obiettivi è una garanzia, nonostante le critiche piovutegli addosso da Berlino e dintorni ai tempi della sua difesa dell’euro a Francoforte.

C’è indubbiamente una concessione di credito che il nostro Paese non avrebbe con altri leader, anche se mitigata dal consueto gusto per i moniti dei commentatori tedeschi. Draghi si è assunto la responsabilità delle misure e ha garantito con la sua credibilità sulla loro efficacia, ora è in dovere di far seguire le parole ai fatti. Il succo è questo, condensato nel titolo del commento che appare nelle pagine interne: “Draghi è in dovere”.

La prima parte dell’analisi è dedicata all’impostazione data dal presidente del Consiglio al suo intervento parlamentare: aver tracciato la recente storia economica italiana come una sequela di “occasioni mancate” pare all’Handelsblatt il modo giusto per affrontare la sfida post-pandemica. D’altronde in venti anni, dal 1999 al 2019, il Pil italiano è cresciuto del 7,9%, contro il 30,2% di quello tedesco e addirittura il 40% di quello spagnolo. Numeri crudeli che portano diretti al problema che da tempo frena l’economia italiana: la scarsa produttività. Il quotidiano sottolinea come quella italiana sia calata di 6 punti percentuali. Un disastro.

Vengono rilevati tre punti del discorso di Draghi, che a detta del commentatore simboleggiano i ritardi del Paese: la scarsa digitalizzazione della pubblica amministrazione (prima del Covid il 98,9% degli impiegati pubblici non aveva mai lavorato in home office), i tempi biblici della giustizia (un processo civile in prima istanza dura mediamente più di 500 giorni), la bassa occupazione femminile nel confronto europeo (53,8% contro la media Ue del 67,3).

L’Handelsblatt fa i suoi conti del monte degli investimenti che l’Italia è pronta a gettare nel piano di rilancio: i 191,5 miliardi europei (di cui 68,9 a fondo perduto), più 30 miliardi aggiuntivi del fondo nazionale. Ed evitando di ricordare per l’ennesima volta l’ammontare del debito pubblico italiano, si concentra su alcune delle voci di spesa. Oltre 228 mila posti in nuovi asili per consentire alle donne di entrare nel mondo del lavoro, oltre 10 miliardi di euro per digitalizzare la pubblica amministrazione, più di 14 miliardi per migliorare la formazione e la ricerca di lavoro per i giovani.
“Soluzioni rinfrancanti e concrete”, le definisce l’Handelsblatt, aggiungendo che Draghi sarà valutato sulla capacità di implementarle. “I miliardi da Bruxelles rappresenteranno una grande opportunità solo se cambieranno il Paese nel lungo periodo”, scrive il quotidiano di Düsseldorf, “e se promuoveranno riforme che incidono in profondità. Se non serviranno solo a risollevare il Pil per un breve periodo ma a rompere le strutture incrostate che da decenni paralizzano il Paese”.

Citando i dubbi di Bruxelles e il tentativo della Commissione di concedere un supplemento di tempo affinché Roma aggiustasse il proprio piano, l’Handelsblatt ricorda come sia stato proprio Draghi a imprimere ritmo negli ultimi giorni e ad aver giocato la carta della propria credibilità con l’Europa: “Garantisco io”. Ecco, conclude il quotidiano economico, Draghi “sarà valutato su questa promessa”, ora “deve far seguire le parole ai fatti”.

Nel giudizio conta probabilmente anche la constatazione che neppure il piano tedesco sia stato esente da critiche bruxellesi. Quello presentato oggi con la Francia è un elenco di spese che – a detta della Commissione – non contiene quell’impeto riformista che sarebbe dovuto essere alla base del Recovery fund e che ci si attendeva dal Paese considerato primo della classe.

La definizione del piano di Berlino non ha occupato sulla stampa tedesca grande spazio. Poco se ne è discusso, spesso solo sui quotidiani più di settore. Alla fine, come scritto sempre dall’Handelsblatt nei giorni scorsi, il governo rivendica che l’80% delle spese ricadano in settori orientati al futuro e verranno utilizzati per digitalizzare le infrastrutture e nella lotta contro il cambiamento climatico. Ma l’Ue si aspettava altro, lo ha giudicato un progetto poco ambizioso (ad esempio nessuna liberalizzazione di professioni troppo regolamentate, come architetti o nel settore dell’artigianato), che non corrisponde al ruolo di esempio che la Germania avrebbe dovuto assumere nei confronti degli altri Paesi europei.

In effetti, quei pochi analisti che si sono cimentati sul tema hanno osservato che gran parte dei soldi  verranno utilizzati per finanziare progetti che il governo tedesco aveva già abbozzato negli ultimi anni. Non un grande sforzo di fantasia insomma, anche se è vero che molti di quei progetti hanno a che fare con digitalizzazione e sostenibilità ambientale. E alle rimostranze di Bruxelles il governo tedesco ha ribattuto che in un anno elettorale come questo di più non si poteva pretendere. È anche per questo, osservava l’Handelsblatt, che alla fine lo scontro è finito sottotraccia.

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