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Come è nato il capolavoro di Sergio Leone e Robert De Niro

Sergio Leone

“Che hai fatto in tutti questi anni” (Einaudi) di Piero Negri Scaglione letto da Tullio Fazzolari

 

Soltanto un film capolavoro come “C’era una volta in America” di Sergio Leone riesce a coinvolgere lo spettatore per ben quattro ore. E scene e battute si ricordano perfettamente anche a distanza di anni. Basta citarne un paio: il telefono che squilla a distesa e l’ormai mitica frase “sono andato a letto presto” pronunciata da Robert De Niro. Lo si potrebbe vedere mille volte e sarebbe comunque emozionante. Secondo gli esperti di cinema “C’era una volta in America” è il miglior film di Leone. Ma più probabilmente è uno dei migliori film di sempre.

Però come nasce e come si realizza un tale capolavoro? Piero Negri Scaglione lo racconta con il suo libro “Che hai fatto in tutti questi anni” (Einaudi, 238 pagine, 20 euro). Il titolo è perfetto per due motivi. Il primo è che, aggiungendo un punto interrogativo, quella è la domanda a cui De Niro replica con la celebre frase. E già questo dà la sensazione di essere di nuovo davanti al grande schermo. L’altro, quello più importante, è che introduce subito il vero obiettivo del libro: ripercorrere passo dopo passo i diciotto anni in cui Sergio Leone ha lavorato su “C’era una volta in America”. Sembra ed è un tempo enorme. Ma è una storia avvincente che con abile intuizione Negri Scaglione scrive quasi come una sceneggiatura. Non ci sono capitoli ma sette scene diverse con un’infinità di testimoni ognuno dei quali contribuisce a ricostruire quella che può essere considerata una epopea del cinema.

La genesi del film partiva da un romanzo pubblicato nel 1952 (“The Hoods”). Il soggetto era interessante, lo stile assai meno ma Leone intuì subito che se ne poteva ricavare qualcosa di importante e, soprattutto, di un’attualità affascinante. La storia dei piccoli delinquenti che prendono strade diverse riassumeva la parabola del cosiddetto Sogno americano che intere generazioni, anche in Italia e in Europa, avevano coltivato e che, attraverso le vicende di Noodles e Max, arriva a un brusco risveglio. Il progetto prende forma grazie anche ai grandi sceneggiatori (Medioli, Ferrini e altri) storici collaboratori di Sergio Leone. Ma i costi per realizzarlo sono elevati e nessun produttore italiano è in gradi sostenerli. Servono gli americani ma le major di Hollywood si tirano indietro una dopo l’altra fino a che finalmente non interviene la società fondata da Alan Ladd junior e soprattutto Arnon Milchan, un giovane produttore israeliano che si appassiona al film tanto da voler comparire in una scena come autista di De Niro. Piccolo esempio di quella eccezionale capacità umana che aveva Leone di far sentire coinvolti tutti coloro che lavoravano con lui

Tutto il resto lo racconta benissimo Piero Negri Scaglione. E alla fine “Che hai fatto in tutti questi anni” non è solo una pur meritata celebrazione di “C’era una volta in America” ma un sincero omaggio a Sergio Leone: grande regista perché grande innamorato del cinema.

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