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Prezzi Pfizer, mossa J&J, studio Oxford, riaperturine alla Draghi, scazzi tra ministri

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arnese

Vaccini, Draghi, riaperture, Germania, Cina e non solo. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start

CHE COSA E’ SUCCESSO NELLA CABINA DI REGIA

 

RIAPERTURE IN PILLOLE: INFO, DATE E INCERTEZZE

 

PFIZER SCHIZZA

 

REAZIONI AVVERSE O ESAGERATE?

 

STUDI DI PARTE

 

CONCERTO VACCINALE?

 

I NUMERONI DEI VACCINI A DISPOSIZIONE

 

I NUMERINI DEGLI OVER 80

 

LE DUE GERMANIE

 

ARIA DI CRITICHE DALLA CORTE DEI CONTI

 

ARIDATECE ALBERTINI

 

GIOVANNINI STOPPA RUSTICHELLI

 

EXPLOIT CINESE

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI FRANCESCA SARZANINI SUL CORRIERE DELLA SERA:

Saranno i dati del monitoraggio settimanale che arriverà venerdì, il 23 aprile, a stabilire quali sono le regioni che possono entrare nella fascia gialla. E ogni settimana sarà poi aggiornato l’elenco delle varie fasce. Si terrà conto del numero dei nuovi contagiati, ma anche di quello dei guariti. Si valuteranno la tenuta delle strutture sanitarie e i posti occupati in terapia intensiva. Ma soprattutto si esaminerà il dato relativo ai vaccinati, con attenzione particolare per anziani e persone fragili. Il numero chiave da osservare sarà comunque quello del valore Rt, l’indice di trasmissibilità.

Spostamento tra le regioni

Dal 26 aprile ci si potrà spostare liberamente tra le regioni che si trovano in fascia gialla. Ma non solo. Uno speciale «pass», uguale a quello studiato dall’Unione europea, consentirà alle persone di andare pure nelle regioni che si trovano in fascia arancione o rossa. Bisognerà disporre di un certificato che dimostri di essere stati sottoposti al vaccino, oppure avere effettuato nelle 48 ore precedenti un tampone antigenico o molecolare risultato negativo o aver avuto il Covid ed essere guariti. Sarà il decreto a stabilire se sia sufficiente l’attestazione o se invece dovrà essere rilasciato un apposito tesserino dall’autorità sanitaria.

Dal 26 aprile cene e calcetto

I primi a ripartire, il 26 aprile, saranno bar e ristoranti che hanno i tavoli all’aperto. Potranno ospitare i clienti a pranzo e a cena. A tavola bisognerà essere al massimo in quattro e il numero dei commensali potrà aumentare solo se si è conviventi. Non si potrà sostare fuori dai locali, oppure consumare cibo e bevande in piedi. Rimane consentita la vendita per l’asporto e la consegna a domicilio.

Possibile anche praticare sport all’aperto, non soltanto individualmente. Oltre alla ginnastica, alla corsa, alla bicicletta e al tennis — già consentiti adesso — si potrà giocare a pallacanestro e a calcetto.Cinema e teatri riaprono, sempre rispettando la regola del distanziamento e con una capienza limitata.

Musei, mostre e parchi archeologici saranno aperti.

Basterà prenotarsi e seguire le linee guida già fissate che prevedono ingressi contingentati e visite a tempo limitato.Il pubblico negli stadiGià dal 1° maggio potrebbe essere possibile assistere agli eventi sportivi nei palazzetti dello sport e negli stadi. Il numero di spettatori consentito sarà fissato nel decreto, ma l’ipotesi contenuta nel documento preparato dagli esperti del ministero prevede l’ingresso di 500 persone all’interno delle strutture chiuse e 1.000 in quelle all’aperto. Il Comitato tecnico scientifico sta studiando le linee guida per gli Internazionali di tennis programmati al Foro Italico di Roma dall’8 maggio.

In piscina dal 15 maggio

La metà del mese di maggio è la data fissata per tornare a nuotare. Si potrà andare nelle piscine all’aperto, ma si potrà anche tornare in spiaggia.Negli stabilimenti sarà consentito sistemare sdraio e ombrelloni purché venga rispettata la distanza. Tra un ombrellone e l’altro della stessa fila devono esserci quattro metri e mezzo, tra file diverse cinque metri. Sdraio e lettini devono essere sistemati a due metri uno dall’altro. I ristoranti e i bar in queste strutture osservano le stesse regole degli altri locali pubblici.I ristoranti al chiusoDal 1° giugno i ristoranti potranno ospitare i clienti anche al chiuso, ma soltanto a pranzo. I protocolli sono stati modificati e la distanza tra i tavoli è stata portata a due metri. Per il personale rimane l’obbligo di indossare la mascherina, protezione che dovrà essere utilizzata anche dai clienti quando non sono seduti a tavola. Invece non sarà ancora possibile cenare all’interno.

Il 1° giugno in palestra

Si pranzerà al chiuso e si potrà andare in palestra. Anche in questo caso sono state definite rigide linee guida che prevedono la prenotazione della lezione e alcune restrizioni all’interno degli spogliatoi. Il protocollo validato dal Comitato tecnico scientifico non consente l’utilizzo delle docce e impone la sanificazione delle attrezzature ad ogni utilizzo. Obbligatorio anche custodire i propri oggetti all’interno di involucri di plastica.

Alla fine terme e fiere

Nel calendario stabilito dal governo, l’ultima data è quella del 1° luglio. Quel giorno saranno riaperti gli stabilimenti termali. Sarà poi possibile partecipare alle fiere e ai convegni in presenza, sia pur con le stesse regole degli eventi al chiuso.Per alcuni eventi, dove si prevede particolare affluenza di pubblico, sarà richiesto il «pass» che attesti la «non contagiosità».

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI FRANCESCO VERDERAMI SUL CORRIERE DELLA SERA:

La tattica del catenaccio, la linea rigorista sulla pandemia che il ministro della Salute aveva finora applicato, non ha retto al pressing del premier, alla sua volontà di riaprire il Paese. Così, durante la riunione della cabina di regia, Draghi ha messo in atto il suo progetto, che è segno di discontinuità rispetto al passato. È vero che per ragioni di opportunità politica si è deciso di far passare l’intesa come un accordo unanime. Ma è altrettanto vero che il presidente del Consiglio ha dovuto prima superare una difesa arcigna e asfissiante, arroccata attorno alla tesi di Speranza — sostenuta anche dal portavoce del Cts Brusaferro — secondo la quale era giusto programmare le riaperture ma in vista di maggio e magari per la metà del mese.

Raccontano che Draghi nelle riunioni sia sempre più in sintonia con il presidente del Consiglio superiore della Sanità, e che proprio grazie a una triangolazione con Locatelli abbia aggirato la retroguardia dei rigoristi. Il gol che ha definitivamente chiuso la partita è arrivato alla fine di una discussione sulle attività motorie, quando Brusaferro — nell’estremo tentativo di salvare la porta — ha detto di sì allo sport all’aperto evitando però i giochi di contatto. «Ma via», ha risposto il premier: «Potremmo mai distinguere tra il golf e il calcetto?». E il pallone è rotolato in rete. È un piccolo dettaglio, sufficiente tuttavia a far capire l’idea che si cela dietro la strategia di Draghi e che non è una concessione a Salvini.

Semmai al vertice di ieri il premier ha lavorato a realizzare una sintesi tra il blocco dei delegati giallorossi e il pressing della Lega. Perché era chiaro che il problema della data per le riaperture era (e resta) un problema politico oltre che scientifico. Lo si è visto quando Giorgetti ha posto senza mezzi termini il problema : «Allora diciamolo che il nodo è Salvini. Ma sappiate che così non riuscirò più a tacitare le polemiche. Ci sono regioni che da due settimane dovrebbero stare in zona gialla e che per altre due settimane invece dovrebbero stare ancora in zona arancione. Dov’è quindi l’evidenza dei dati?». E via, con una lunga discussione, che — per dirla con Draghi — è la «contrapposizione tra due ragioni».

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