Caro direttore,
stamattina, facendo la mia consueta rassegna stampa al bar sotto casa (sai che ormai non compro più alcun quotidiano), ho notato in molti giornali l’aggressiva pubblicità di Webuild della famiglia Salini (vi partecipa tramite la Salini S.p.A.) che come ben saprai è al momento impegnata, tra i vari cantieri, nei lavori della diga foranea di Genova. Diga che, per chi non lo sapesse, permetterà l’arrivo di immense navi portaconteiner (come pure delle navi da crociera, che sono sempre più grandi) nella speranza di rimettere il porto ligure al centro del Mediterraneo. Dal 2023, quando è stata posata la prima pietra, a oggi, di immenso quest’opera ha visto solo le polemiche sulla sua realizzazione.
E la pubblicità in questione (che allego alla letterina) recitando proprio così “Nuova diga foranea di Genova. L’opera che ‘non si poteva fare’ è ora già lunga 1 km” non se ne tira certo fuori dalle polemiche. Anzi, a mio avviso pare volerle cavalcare in modo salvineggiante (il leader della Lega, del resto, siede proprio al dicastero alle Infrastrutture), soprattutto nella parte in cui dice “Grazie alle donne e agli uomini che lavorano silenziosamente giorno e notte per costruire l’Italia del futuro“.
🌊Nuova Diga Foranea di Genova: l'opera che "non si poteva fare" è ora già lunga 1km.
In mare aperto, lontano dagli occhi della città, la Nuova Diga Foranea cresce giorno dopo giorno.
👷♀️👷 Un lavoro enorme, portato avanti giorno e notte da tecnici, operai e specialisti, che sta… pic.twitter.com/RhqHE6ewrI
— Webuild (@Webuild_Group) June 4, 2026
Come dicono gli inglesi, “Don’t teach your grandmother to suck eggs”, non voglio insegnare alla nonna a ciucciare le uova, dunque non vengo certo da te a insegnarti la comunicazione. Ma ti invito a prestare attenzione a ogni termine che compare in quella pubblicità e a far caso al peso specifico di ciascuna parola: silenziosamente / giorno e notte / costruire l’Italia del futuro… Il messaggio che viene recapitato è che c’è insomma un’Italia del fare, silenziosa e operosa, e un’Italia che si limita a polemizzare. In mezzo la diga foranea di Genova. E Webuild ci sta facendo sapere da quale parte si trova.
E mi viene da dir loro un grosso: “Bravi” perché in Italia, impelagati come siamo ancora adesso con la Salerno – Reggio Calabria o con la TAV (voglio poi vedere quanto impiegheremo a costruire i famosi reattori nucleari d’ultima generazione e quanti comuni faranno le barricate per non averli sul territorio), è difficile che un’opera pubblica vada a compimento. E le volte che ci arrivano bisognerebbe gridarlo ai quattro venti, anche con un’operazione mediatica irrituale di questo genere.
Intendiamoci, nemmeno la diga foranea di Genova è completata, e in effetti le paginate acquistate da Webuild sono costrette ad ammetterlo: “già lunga un chilometro”, non “finita”. Quando finirà? Ah, saperlo… Forse dovresti chiedere al tuo giornalista Terzano che da ligure ne saprà di più, perché se interpello Google mi viene fuori questa curiosa rassegna che ti propongo in ordine cronologico:
- Diga di Genova, Rixi “Completata fra fine 2026 e inizio 2027” (articolo di RaiNews del 2024)
- Diga, il subcommissario De Simone: “Fine lavori entro giugno 2027. Opera al servizio del Paese” (articolo di Repubblica del 2025)
- Diga porto di Genova finita nel 2029 e non nel 2026 (articolo di GenovaToday sempre del 2025)
Leggo comunque che per i più dovrebbe essere inaugurata nel 2028, che mi pare un’ottima media rispetto ai numeri sparati fin qua. E Webuild presa dal rush finale assesta sonori scapaccioni a quelli che Renzi avrebbe definito “gufi” e Salvini apostrofa come membri dell’ “Italia dei NO”. In questo caso mancano le generalità ma l’obiettivo del costruttore ha nome e cognome: Piero Silva, ingegnere genovese e docente di pianificazione portuale che ha detto e ripetuto in tutte le sedi che a suo dire l’opera sia “pericolosa” e che si sarebbe potuta fare “spendendo la metà”.
Non è stato ascoltato né dall’amministrazione cittadina dell’epoca, ovvero da Marco Bucci (civico di centrodestra e vicino alla Lega) né ai livelli più alti dal dicastero alle Infrastrutture (Salvini, sempre Lega). Altro bersaglio di queste paginate probabilmente è Report, la trasmissione di RaiTre che ha spesso parlato assieme al Fatto Quotidiano di extra costi venuti a galla a causa delle difficoltà lamentate proprio dall’esperto e con cui WeBuild guerreggia da tempo immemore anche con riferimento ad altre opere.
Certo, direttore, io appoggio chi, anziché parlare preferisce fare – sia chiaro – ma anche per scaramanzia avrei almeno atteso di avere ultimato i lavori, tanto più se sulla data mi pare esserci una certa confusione. Oppure avrei approfittato dello spazio acquistato sui quotidiani per dare una bella data certa di consegna alla città dell’opera ultimata, senza messaggi polemici. Sarebbe stato un messaggio potentissimo: la foto della diga foranea e, chessò, 1 gennaio 2028 (meglio ancora 31 dicembre 2027, che suona sempre come 9,99 euro) a caratteri cubitali.
Invece, così facendo, Webuild si cala proprio nei panni di coloro che critica e che anziché fare, preferiscono polemizzare. Non trovi?
C’era dunque bisogno della vis polemica? Anche, dico io, per un motivo di opportunità: si tratta pur sempre di una partecipata da Cassa Depositi e Prestiti (ovvero dello Stato, quindi come si suol dire di tutti noi, anche di chi è entro la diga) attraverso CDP Equity, che detiene circa il 16,4% del capitale sociale. Webuild dovrebbe insomma stare lontana dalle polemiche politiche e limitarsi alla realizzazione delle grandi opere.
Ma qui, in Italia, realizziamo soprattutto grandi polemiche.
Un dubbioso Francis Walsingham





