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Tutto ok all’Oms?

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Oms

Il post di Pietro Romano sulle polemiche che stanno investendo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità

La minaccia di tagliare i fondi Usa all’Organizzazione mondiale della sanità lanciata da Donald Trump ha immediatamente scatenato la reazione di governi e soprattutto giornalisti, Ong, “filantropi” e commentatori ed esperti vari.

Senza entrare nel merito, qualche riflessione va fatta. A corredo del documentato articolo di Marco Orioles pubblicato su Startmag.

La prima osservazione riguarda i costi dell’Oms (o World Health Organization), l’agenzia Onu per la sanità. Il 53 per cento circa dei contributi definiti “obbligatori” e quasi il 73 per cento dei contributi “volontari” sono destinati alle spese per lo staff (vertici, dipendenti, consulenti) e soprattutto per l’amministrazione. Si tratta di somme molto consistenti. Non se ne conosce il dettaglio ma sono state calcolate nell’ordine dei quattro miliardi di dollari complessivamente. Solo di spese di viaggio la media per dipendente (dal segretario generale al telefonista) ammonterebbe a 28.500 dollari Usa a testa. Sicuramente sono spese (per lo staff, per l’amministrazione, per i viaggi) del tutto legittime e incomprimibili ma di certo ingenti.

Esiste poi un problema di “politicizzazione”. Un problema che aveva già afflitto il predecessore dell’Oms nell’anteguerra: la League of Nations Health Organization. A mettere in risalto questo aspetto è stata Heidi Tworek, giovane storica della University of British Columbia (con sede a Vancouver, in Canada), che l’anno scorso ha dedicato uno studio al tema. Dal quale risulta che l’Oms lavora sulla base dei dati che forniscono i governi. Per semplificare, sulla nascita, la diffusione e le conseguenze dell’epidemia in Cina i dati sono forniti dal governo di Pechino o da sue strutture. Mentre, sostiene la professoressa Tworek (ma anche giornali che certo non simpatizzano con il presidente Trump, come il quotidiano finanziario britannico Financial Times), è arrivato il tempo che siano organizzazioni non governative a monitorare sul territorio le politiche e i dati sanitari.

A far discutere sono anche alcune campagne salutiste dell’Oms. Nel mirino dell’istituzione con sede a Ginevra, a esempio, è finito da tempo lo zucchero. Nessuno nega che un abuso di questo prodotto faccia tutt’altro che bene, come qualsiasi abuso. Il problema, però, è che campagne altrettanto aggressive non pare siano state condotte contro altri tipi di dolcificanti, artificiali o comunque non derivati da barbabietola e/o da canna, altrettanto poco salutari abusandone.  Nel frattempo, proprio l’anno scorso, l’Oms ha tolto dalla lista delle sostanze più pericolose la cannabis (evidentemente anche nelle versioni “dopate” dalla modificazione genetica avviata in Colombia fin dagli anni novanta del secolo scorso).

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