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Perché tutti vogliono la Groenlandia

“Obiettivo Groenlandia. Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump” di Elizabeth Buchanan letto da Tullio Fazzolari

Non è per niente rassicurante ma purtroppo è un dato di fatto: l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale va quasi sempre a rimorchio delle esternazioni di Donald Trump. Quindi adesso si parla solo dello Stretto di Hormuz e non si nomina più la Groenlandia. Ma accantonare l’argomento non significa affatto che il problema sia stato risolto. Nessun indizio porta a credere che gli Stati Uniti abbiano rinunciato ad assicurarsi in un modo o nell’altro il controllo della Groenlandia e, senza farsi condizionare dal polverone mediatico suscitato di volta in volta dalla Casa Bianca, sarebbe opportuno capire le ragioni di tanto interesse. Elizabeth Buchanan con “Obiettivo Groenlandia. Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump” (Garzanti, 176 pagine, 16 euro) riesce a spiegare tutto quello che giornali e televisioni non hanno avuto né il tempo né la capacità di raccontare.

Chi si aspetta che il libro sia soltanto un manale di geopolitica rimarrà sicuramente sorpreso. Di fatto, “Obiettivo Groenlandia” è anche e soprattutto un saggio di storia che ha pure il pregio di essere di gradevole lettura. Le regole dell’approfondimento scientifico sono assolutamente rispettate. Con rigore e precisione l’analisi di Elizabeth Buchanan inizia con la descrizione dettagliata del posizionamento geografico della Groenlandia ed è un passaggio preliminare indispensabile per comprendere quanto sia grande la sua importanza strategica. Ma intrecciando la storia del passato con l’attualità politica il racconto diventa subito più intrigante. Si scopre, per esempio, che Trump non è il primo ad avere ambizioni sulla Groenlandia. Per quasi cinquant’anni, fra il 1973 e il 2022, il Canada e la Danimarca si sono contesi l’isola di Hans con la cosiddetta “guerra del whisky” in cui nessuno dei due contendenti ha mai sparato un colpo ma solo deposto una bottiglia in segno di possesso. Non sempre gli occupanti della Groenlandia hanno successo. I primi vichinghi arrivati dalla Norvegia poco prima dell’anno Mille sparirono nel nulla o perché sconfitti dalla popolazione locale o più probabilmente perché quella terra non aveva niente da offrire.

L’importanza e la ricchezza della Groenlandia si scoprono molto più tardi e con una gradualità che Elizabeth Buchanan ricostruisce dettagliatamente. Solo in anni recenti è stato accertata l’esistenza di enormi giacimenti di gas e di petrolio il che rende quel territorio ancora più ambito. L’importanza strategica è invece un fatto acclarato dai tempi della seconda guerra mondiale ma è ulteriormente cresciuta negli anni della guerra fredda. L’effetto finale è che le richieste di indipendenza dei groenlandesi non trovano ascolto. La Danimarca non vuole disfarsi del suo possedimento. E gli Stati Uniti che già dispongono di importanti militari in Groenlandia non rinunciare all’idea di avere un controllo totale su quel territorio. Hanno già provato tre volte a comprarlo: la prima addirittura nel 1867, poi nel 1910 e infine nel 1946. E leggendo “Obiettivo Groenlandia” di Elizabeth Buchanan viene netta la sensazione che lo Zio Sam ci proverà ancora.

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