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Perché serve un ampio consenso sull’autonomia differenziata

Ricchezza

Fatti, scenari e auspici sull’autonomia differenziata. Il taccuino di Guiglia

 

Per trovare la quadra di un accordo complicato, ma condiviso, il governo si è mobilitato al massimo livello. Primo vertice a Palazzo Chigi, ieri, di Giorgia Meloni con tutti i vicepresidenti e ministri coinvolti sui tre temi “autonomia, riforme e presidenzialismo”. Incontro istituzionale, ma dal sapore politico di un centrodestra chiamato a decidere come e quando dare il concreto via alla grande innovazione della Repubblica. Purché non siano solo bandierine da sventolare.

La Lega soffia sul vento dell’autonomia e ne richiede la precedenza. Fdi agita, invece, il contestuale presidenzialismo per controbilanciare il regionalismo differenziato, cioè rinvigorito. Forza Italia ricorda a entrambi i partiti sbandieratori che la cornice dell’unità nazionale è imprescindibile. La maggioranza è ottimista, ma la questione non si risolve coi vertici.

Intanto, perché l’ottimismo non tiene conto della procedura, lunghissima, logorante e sottoposta al legittimo e già preannunciato fuoco incrociato delle opposizioni in Parlamento per ogni riforma che si rispetti, ossia con l’obiettivo di essere efficace, strutturale e destinata a durare.

E poi perché tutte le materie oggetto di trattativa per l’autonomia, così come il percorso per il presidenzialismo (ma poi quale: alla francese, all’americana o un modello tutto italiano?), incrociano principi e articoli della Costituzione. E sulla Costituzione i paletti li ha già messi con pubblici interventi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche facendosi interprete dei timori delle Regioni del Sud, in subbuglio per il rischio di restare indietro e con meno diritti garantiti rispetto a quelle del Nord pronte, invece, a nuove competenze e responsabilità.

Dunque, non basta la volontà politica per far partire il treno dell’“autonomia, riforme, presidenzialismo”, qualunque sia l’ordine dei tre vagoni. Se il centrodestra vuole fare le cose per bene, come assicura, deve farsi carico dei rilievi non peregrini del centrosinistra, delle preoccupate obiezioni dei governatori nel Mezzogiorno e, soprattutto, del monito e del merito costituzionale più volte espresso dal Quirinale.

Per trovare la quadra, la vera sfida sarà ottenere il più largo e meno conflittuale consenso possibile. Altrimenti ognuno continuerà pure a sventolare la sua bandierina, ma nessuna riforma arriverà all’ultima fermata del progetto per una nuova Italia.

(Pubblicato su L’Arena di Verona e Il Giornale di Vicenza)

www.federicoguiglia.com

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