Atreju, crocevia di mosse a sorpresa della politica prenatalizia. Dopo lo scacco matto dato dalla padrona di casa, Giorgia Meloni a Elly Schlein: sì al confronto ma anche con Giuseppe Conte, “non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione”, ora è Conte ad essere spiazzato da Matteo Salvini. Dopo che il leader pentastellato aveva ufficializzato la sua presenza, auspicando a questo punto il confronto con la premier e presidente di FdI, in seguito al forfait dato dalla segretaria del Pd, cui Conte invia una frecciata per la sua mancanza di spirito unitario, entra in scena Salvini. Ma non è quel Salvini, considerato spina nel fianco di Meloni, come Conte per Schlein, la cui presenza era stata evocata dalla leader dem proprio per questo, sulla base di una acrobatica simmetria tra due situazioni completamente diverse. Salvini, a differenza di Conte nel “campo largo”, è azionista organico della coalizione di centrodestra che ha precise regole e patti unitari. È il Salvini spina nel fianco di Conte, l’ex premier del governo giallo-rosso, di cui il leader della Lega era vicepremier e ministro dell’Interno, il ruolo nel quale è ancora oggetto del processo Open Arms. “Mi farebbe piacere confrontarmi con Giuseppe Conte ad Atreju il 14 dicembre, anche perché saranno i giorni immediatamente successivi alla decisione della Cassazione per il caso Open Arms”, scrive a sorpresa il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e leader della Lega. Che dà una stoccata al suo ex alleato, cui sta staccò la spina nell’estate del 2019: “Sarebbe interessante discutere con Conte, visto che la difesa dei confini era una battaglia che diceva di condividere fino a quando non decise di allearsi col Pd pur di restare al potere. Attendo una risposta”.
Conte non aveva fatto in tempo a terminare di confermare ufficialmente la sua presenza ad Atreju, con relativo auspicio di confrontarsi con Meloni, che è arrivata la richiesta di Salvini, che in questi giorni ha già accolto con piena soddisfazione il fatto che secondo la Procura Generale della Cassazione “non ci sono stati reati”. Per l’11 dicembre è attesa la sentenza dopo che la Procura deĺla Repubblica di Palermo ha fatto ricorso contro la prima sentenza di piena assoluzione perché il fatto non sussiste. Nel processo Open Arms finora gli ex alleati pentastellati di Salvini hanno preso sostanzialmente distanza dai fatti e dalla comune linea politica, condivisa da tutto il governo, contro l’ immigrazione clandestina e per la difesa dei confini nazionali.
Conte probabilmente non si aspettava questa uscita del suo ex vicepremier, già convinto di aver conquistato tutta la scena dopo il ritiro di Schlein a sua volta spiazzata da Meloni. La premier ha fatto emergere tutte le tensioni per la premiership nel campo largo. Conte, dopo aver fatto uscire l’altro ieri le sue intenzioni dallo staff, ha affermato agli Stati generali della Ripartenza a Bologna: ”Dico a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia: “Io ci sono”. Sono disponibile a fare questo confronto in casa vostra, valutate voi”. Quanto all’alleata, segretaria del Pd: “Vengo a sapere che Elly Schlein, saputo della mia presenza, ha preferito ritirarsi. A me questo dispiace”. E sottolinea che proprio ”in questa sessione di Bilancio, anche insieme al Pd, Avs e alle altre forze, abbiamo presentato 16 emendamenti anche unitari”. Conte infine a conferma delle tensioni nel “campo largo” dice di “non escludere le primarie per la candidatura alla premiership”, ma “siamo disposti a farci da parte per un candidato più competitivo”.
Evidentemente tutto pensava, tranne che certi fantasmi del passato fossero tornati a materializzarsi con l’uscita di Salvini. Alla padrona di casa di Atreju, la tradizionale festa di FdI, a Roma dal 6 al 14 dicembre, al centro della scena, ora il compito di trarre le conclusioni. Certamente in questo caso Schlein, per parafrasare Nanni Moretti, si è notata molto di meno decidendo di non partecipare più.



