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Perché non tifo per un ex dc al Quirinale

Capo Dello Stato

L’opinione di Lodovico Festa, autore con Giulio Sapelli del libro “Draghi o il caos – La grande disgregazione dell’Italia: c’è una via di uscita”

 

L’elezione del presidente della Repubblica è stato lo spazio di libertà politica che la Dc si concedeva (e garantiva agli italiani) in un sistema bloccato dall’impossibilità di alternative.

Il Quirinale nel nostro sistema istituzionale ha un ruolo anomalo rispetto alle altre grandi democrazie occidentali (tutti i rilevanti poteri di fatto esercitati dai presidenti della Seconda repubblica derivano da una Costituzione sostanzialmente ambigua su una figura a metà tra notaio e regista), perché era la garanzia atlantica e vaticana rispetto agli eccessi d’influenza del partito comunista in parlamento.

Proprio per questo motivo, per mantenere un sistema ancora aperto e non una caserma, le correnti Dc avevano ed esercitavano piena libertà di comportamento.

Nella Seconda repubblica le cose sono cambiate, non c’è più nessun pericolo comunista. Ma non è cambiata la Costituzione.

Il vecchio ruolo “ambiguo” ha continuato a funzionare, non c’era più da contenere i comunisti ma si sono inventati i nuovi nemici “il berlusconismo”, “il populismo” e così via.

Da luogo dove il sistema fondamentale di alleanze internazionali dell’Italia e il blocco social-culturale che sosteneva la scelta anticomunista di Roma, aveva la sua garanzia, il Quirinale è diventato il centro dell’influenza di Bruxelles sulla nostra nazione, il garante (anche attraverso ricatti sia verso Oscar Luigi Scalfaro sia verso Giorgio Napolitano) dell’ala militante (coperta da quella corporativa) della magistratura, il riferimento di una nuova borghesia in parte decisiva segnata dall’attitudine che con una antica lingua potremmo chiamare “compradora” (cioè pronta a vendere interessi nazionali in cambio di vantaggi personali).

Mentre nella Prima repubblica il ruolo del Quirinale serviva anche a essere protagonisti nell’Alleanza atlantica e a garantire un impetuoso sviluppo economico (in parte convergendo di fatto con i comunisti), nella Seconda il Quirinale ha guidato un percorso che porta alla nostra subalternità, e completato l’opera dopo il 2011 commissariando la politica e quindi facendola impazzire con il voto del 2018.

Ogni tanto come spiega Giorgio Guglielmo Federico Hegel quando la storia sembra non trovare più via di uscita, emergono , gli “individui cosmico-storici che hanno la chiara visione di quei superiori fini dello Spirito del mondo che i comuni mortali ignorano”:

Questo è in grande misura Mario Draghi per alcune sue caratteristiche: la convinzione che il legame con gli americani è indispensabile, che la scelta dell’Unione europea è fondamentale ma impossibile senza una sua riforma, che l’Italia ha le risorse per essere protagonista e infine la consapevolezza man mano sempre più forte (anche per l’esperienza di governo) che senza anche “la politica” questi obiettivi non sono raggiungibili.

Ecco perché era indispensabile che andasse al Quirinale e ne usasse i poteri “ambigui” per garantire una nuova fase.

Questa scelta però oggi pare bloccata dall’effetto del “morto che afferra” il vivo.

Non è un caso che tutti i protagonisti della vicenda oggi in atto (che non sono il povero Matteo Salvini attore molto inconsapevole del contesto né un Silvio Berlusconi che è in preda ai fantasmi della sua persecuzione né Giorgia Meloni che fa un suo onesto mestiere di guardiana della sua posizione né naturalmente tutti i vari sbandati prodotti del grillismo) sono di cultura democristiana: da Gianfranco Rotondi a Sergio Mattarella, da Enrico Letta a Matteo Renzi, da Perferdinando Casini a Dario Franceschini, fino ai più autorevoli suggeritori come Paolo Cirino Pomicino, Clemente Mastella, Romano Prodi, Gianni Letta. Tutti coloro che disfano le soluzioni possibili, per congelare il ruolo assunto da Quirinale nella Seconda repubblica sono ex dc che recitano secondo una lingua che non ha più senso.

Preghiamo Dio che il loro tentativo di imbalsamazione della politica non abbia successo perché le conseguenze saranno pagate con nuove subalternità dell’Italia e nuovi impazzimenti delle istituzioni.

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