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Perché le elezioni in Algeria preoccupano Lega e M5s

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L’articolo di Francesco Galietti, analista e fondatore della società Policy Sonar

 

Le elezioni sarde sono un prodigioso ring, dove interessi squisitamente locali si possono confondere con partite di respiro geopolitico. Ecco perché. La rilevanza della Sardegna è con ogni evidenza elevata per ciascuna delle forze politiche italiane in campo. Nel centro destra si registra il debutto, denso di aspettative, della Lega di Salvini. Nel centro sinistra si confida invece nella residua compattezza della coalizione rispetto a quanto si registra sul continente. M5S, infine, punta a ripetere il lusinghiero risultato delle ultime elezioni nazionali. Insomma: la tenzone sarda si preannuncia di tutto rispetto.

Il calendario delle consultazioni sarde, che si terranno a febbraio, merita a sua volta una certa attenzione. Si consideri infatti il fenomeno del “rattrappimento” del calendario elettorale italiano, osservato con interesse dalla comunità globale degli analisti di rischio politico. A differenza di altri Paesi che tornano spesso e disinvoltamente alle urne, in Italia si vota perlopiù all’interno di talune finestre temporali. Nel caso delle elezioni nazionali, si vota soprattutto nel primo semestre, così da evitare le colonne d’Ercole della manovra di Bilancio che domina il trimestre conclusivo dell’anno.

Per ragioni diverse, poi, anche la prima metà dell’anno non pare essere nella piena disponibilità della classe politica. Da qualche anno a questa parte, infatti, tra Pasqua ad autunno (leggi: durante la stagione calda) tiene banco il tema degli sbarchi di migranti. L’effetto sulle dinamiche elettorali, per quanto non sempre prevedibile, è vistoso. Non ne sono risparmiate le elezioni locali. Alle comunali di due anni fa, in piena stagione di sbarchi e in concomitanza con la discussione parlamentare sullo ius soli, si registrò una maggioranza assoluta di non votanti. E le elezioni sarde, tenute a febbraio, possono dirsi al sicuro dal rischio-sbarchi?

Molto dipenderà dalle presidenziali algerine, che avranno luogo poche settimane dopo le regionali sarde, e dalla capacità degli apparati di sicurezza algerini di assicurare l’ordine delle piazze durante la campagna elettorale algerina. Qualora regnasse il caos, gli effetti collaterali non potrebbero che essere pesanti. Basti ricordare che, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, la Sardegna ha visto triplicati i flussi di clandestini dall’Algeria, e che la Guardia Costiera ha ora nella base sarda di Decimomannu un importante presidio dedicato alla ricerca e soccorso in mare. Pane per i denti di Matteo Salvini, a cui il pugno di ferro sui clandestini ha portato consenso? Difficile dirlo. Molto dipenderebbe dall’intensità dei disordini. Un conto, infatti, è gestire assestamenti dell’ordine tribale libico e flussi di migranti economici. Un conto, invece, è trovarsi a che fare con una vera e propria guerra civile e esodi massicci di rifugiati politici.

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