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Chi nelle Big Tech tifa Kamala Harris

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Kamala Harris

L’aspirante vicepresidente Kamala Harris ha profondi legami personali e finanziari con la Silicon Valley, ma alcuni osservatori credono che…

 

Dopo l’annuncio che la senatrice Kamala Harris sarà la vicepresidente della Casa Bianca in caso di vittoria del candidato Joe Biden, la Silicon Valley può festeggiare? E’ uno dei temi al centro dibattito negli Stati Uniti a cavallo tra politica ed economia.

IL DOPPIO VOLTO DELLA HARRIS SULLE BIG TECH

La Harris ha sempre visto Big Tech come un partner piuttosto che come una minaccia, e ha assunto un tono moderato nei confronti del settore su diversi fronti, è la tesi di gran parte degli analisti. Come candidato alla presidenza, la Harris non ha sostenuto di ‘rompere’ con Facebook, con Alphabet, società madre di Google, o con Amazon, come hanno fatto la senatrice Elizabeth Warren e l’altro candidato democratico Bernie Sanders, ma è stata disposta, invece, a rafforzare l’applicazione delle norme antitrust. Come Biden, ha recentemente chiesto un aumento delle tasse sulle società, ma poi si è fermata prima di sostenere una tassa sui beni detenuti dagli americani più ricchi, scrive Marketwatch.

Ma questa suo modo di procedere potrebbe cambiare rotta se i Democratici dovessero vincere le elezioni di novembre decidendo poi di ‘inseguire’ la Silicon Valley, scrive il Telegraph.

MOLTI ALLEATI E AMICI NELLA SILICON VALLEY

“Di solito il vicepresidente non gestisce l’agenda tecnica di un presidente, ma può comunque aiutare a dare tono a una vasta gamma di questioni per una campagna presidenziale e per l’amministrazione. La familiarità di Harris con queste aziende potrebbe darle un ruolo di rilievo nella politica tecnologica”, hanno sottolineato Kyle Daly e Ashley di Axios.

Harris ha molti amici e alleati nella Silicon Valley, anche tra i miliardari della Big Tech. Tanto per fare qualche esempio, il COO di Facebook Sheryl Sandberg ha postato una foto di Harris su Instagram a pochi minuti dall’annuncio di Biden, acclamando la sua selezione come “grande momento per le donne e le ragazze nere di tutto il mondo”.

L’amministratore delegato del settore vendite Marc Benioff, l’amministratore delegato di Airbnb Brian Chesky e gli allora dirigenti di Apple Marissa Mayer e Jony Ive sono stati tra i grandi nomi della raccolta fondi per la sua candidatura per la rielezione nel 2014 come procuratore generale della California, ha osservato su Twitter Teddy Schleifer di Recode.

LE PRESSIONI SULLE BIG TECH

Tuttavia, sia come procuratore sia come senatore, la Harris ha anche messo sotto pressione la Big Tech.

“Le aziende tecnologiche devono essere regolamentate in un modo che possiamo garantire e il consumatore americano può essere certo che la loro privacy non è stata compromessa”, ha detto Harris al New York Times . È stata evasiva, tuttavia, quando le è stato chiesto se i giganti della tecnologia dovrebbero essere frammentati.

La Harris ha fatto pressione sulle piattaforme online in una lotta contro il revenge porn, come si legge su Politico.com.

E ha appoggiato il disegno di legge del 2018 che ha ridotto lo scudo di responsabilità dell’industria tecnologica, la sezione 230 del Communications Decency Act. Ha detto alla CNN che avrebbe “seguito da vicino” la ‘frammentazione’ di Facebook. Infine, facendo pressione su piattaforme di disinformazione, intromissioni straniere e discorsi di odio, ha fatto tremare gli amministratori delegati del settore tecnologico a Capitol Hill.

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