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Perché la legge di bilancio dimentica i disabili?

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Si confermano anche in questa legge di bilancio interventi, promessi, spuri per le cittadine e i cittadini disabili. L’intervento di Alessandra Servidori

Il testo della legge di bilancio per il 2021 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023) è stato approvato in via definitiva dal Senato ed è interessante analizzare i provvedimenti anch’essi a pioggia/bonus/spot che riguardano la platea delle persone disabili.

Ricordiamo per inquadrare debitamente l’argomento che a fronte di un numero sempre più alto di persone portatrici di handicap, nel 2006 l’Onu promulgò la Convenzione per i diritti delle persone con disabilità (in inglese Convention on the Rights of Persons with Disabilities) strumento concreto che consente di combattere le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani. L’Italia l’ha ratificata nel 2009 la Ue nel 2010: la Convenzione impegna i Paesi sottoscrittori ad adottare riforme strutturali per sostenere i diritti dei disabili in tutti gli ambiti.

Per quanto riguarda l’Italia è nota l’arretratezza delle misure adottate nell’ultimo decennio e le difficoltà subite dalle famiglie che hanno in carico queste persone in tutto l’arco della vita.

Sommariamente si confermano anche in questa legge di bilancio interventi, promessi, spuri per le cittadine e i cittadini disabili. Vediamoli.

La legge di bilancio (art. 1, commi 960-963) ridefinisce l’incremento di 5.000 posti di sostegno in più dal prossimo anno scolastico, 11.000 posti e 9.000 posti di sostegno “a decorrere dall’anno scolastico 2023/2024”. È previsto l’incremento del fondo per 10 milioni di euro per il 2021 da destinare alla formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni in difficoltà “finalizzata all’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità e a garantire il principio di contitolarità nella presa in carico dell’alunno stesso”. Regole e limiti saranno fissati, come sempre e purtroppo da un successivo decreto del ministro dell’Istruzione, così come sempre con un successivo decreto si prevedono 10 milioni di euro per l’acquisto e la manutenzione di attrezzature tecniche e di sussidi didattici utili agli alunni con disabilità, e per servizi necessari al loro miglior uso.

L’art. 1, comma 514 interviene sul contributo alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità, incrementando le risorse loro destinate per 70 milioni di euro per il 2021. E gli anni successivi?Non sono previsti. A decorrere dal 2021 è concesso 1 milione anche alle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) con l’intendo “di dare concreta attuazione ai servizi e alle iniziative in favore degli studenti disabili e disturbo specifico dell’apprendimento”con l’obbligo della presenza di una figura di tutor accademico esperto in didattica musicale inclusiva. Diviene strutturale – e questa è una buona notizia – solo il Fondo per l’assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica (comma 329) con 5 milioni di euro annui a partire dal 2021.

Distonie interpretative vengono dal provvedimento per le madri di disabili (art. 1, commi 365-366) “Alle madri disoccupate o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, è concesso un contributo mensile nella misura massima di 500 euro netti, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. A tale fine è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 che costituisce limite massimo di spesa.” Prima questione. Ai minori non è applicata la percentualizzazione del 60% per riconoscere la disabilità. E questo è un errore clamoroso dell’articolato in analisi. Dobbiamo capire bene cosa si intende per disoccupata o inoccupata, se i 500 massimo euro mensili significa una graduazione, se secondo il reddito, l’Isee, il reddito di cittadinanza o cosa? Inoltre sono discriminati i padri disoccupati o monoparentali e la spesa indicata 5 milioni (modestissima) esaurisce la funzione di provvedimento in tempi rapidi. Il tutto dovrebbe essere messo in carico al ministero del Lavoro, Economia e finanze. Con appositi decreti. Quindi dopo.

La legge di bilancio (art. 1, commi 481/482) ripristina l’agevolazione reintroducendola per il periodo dal 1° gennaio 2021 al 28 febbraio 2021, l’equiparazione dell’assenza dei lavoratori fragili al ricovero ospedaliero per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità. A parte il ripristino per un periodo ridicolmente breve (2 mesi) nemmeno in questo caso viene precisato se queste assenze debbano o meno essere conteggiate nel periodo di comporto cioè il numero massimo di giorni di assenza — variabile a seconda del contratto collettivo — attribuito al lavoratore prima di poter essere licenziato. Così solo a fine febbraio vive l’opportunità che i lavoratori fragili svolgano di norma la prestazione lavorativa in modalità agile. Uno stop and go ridicolo. Rimangono in vigore, almeno fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, le altre norme in materia di lavoro agile anche a favore dei lavoratori dipendenti con grave disabilità o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992), previste dall’articolo 39 dello stesso decreto “Cura Italia” e in disposizioni più recenti.

La legge di bilancio (commi 66-74) proroga l’applicazione della detrazione al 110% anche agli interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche dunque mobilità per portatrici di handicap e pure nel caso siano effettuati in favore di persone aventi più di 65 anni.

Mentre ancora langue al Senato la proposta di legge a favore dei caregiver familiari, norma già miseramente naufragata nella legislatura precedente, la legge di bilancio (re)istituisce, presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, un fondo, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. Un ping pong similmente a quello precedente, finito alla Regioni con un recente decreto di riparto: anche questo fondo sarebbe destinato alla “copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale svolta dal caregiver familiare, come definito dal comma 255 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205”. Anche in questo caso, al momento e sempre in attesa di quegli interventi legislativi, di tale fondo nulla arriva alle famiglie e ai caregiver familiari (art. 1, comma 334).

Per il Piano nazionale per le demenze (PND) si prevede l’ennesimo Tavolo di monitoraggio dell’implementazione del Piano stesso. Con la legge di bilancio il legislatore (art. 1, commi 330-332), timidamente visti gli importi, sembra assumere coscienza della gravità sociale del fenomeno. Recita la norma: “Al fine di migliorare la protezione sociale delle persone affette da demenza e di garantire la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva delle persone affette da malattia di Alzheimer, è istituito, nello stato di previsione del Ministero della salute, un fondo, denominato «Fondo per l’Alzheimer e le demenze», con una dotazione di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023″.

Altro intervento a spot/bonus in legge di bilancio (art. 1, commi 454-456) per le persone affette da disturbi dello spettro autistico: è un Fondo costituito nel 2015 e la legge di bilancio prevede un nuovo incremento di 50 milioni per il 2021 con linee guida vincolanti di uso del Fondo. Ad oggi silente e senza aiuti alle famiglie.

Anche per questo Fondo non sono previsti sostegni o contributi diretti per le famiglie.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, di Istanbul l’11 maggio 2011, ratificata anche dall’Italia nel 2013, trova un minimo riscontro in legge di bilancio (commi 1134-1139) istituendo il «Fondo contro le discriminazioni e la violenza di genere» (2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023).

Alcuni commi della legge di bilancio (art. 1, 797-804) sono finalizzati a potenziare il sistema dei servizi sociali comunali per il raggiungimento, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, di un livello essenziale delle prestazioni e dei servizi sociali ma la legge di bilancio stabilisce il principio di deroga ai vincoli di contenimento della spesa del personale, in relazione alle assunzioni di assistenti sociali a tempo indeterminato da parte dei comuni, fermo restando il rispetto degli obiettivi del pareggio di bilancio.

Presso la Presidenza del Consiglio del Ministri è attivo dal 2019 l’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, anche l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, organismo previsto dalla legge di ratifica della nota Convenzione Onu. La segreteria tecnica potrà essere composta da un numero massimo di dieci esperti, per un importo omnicomprensivo per ciascun anno di 700.000 euro (art. 1, commi 367/368).Non è chiaro al momento come verranno individuati gli esperti e come verranno selezionati e quando si comincerà ad operare, visto che l’Osservatorio doveva già funzionare dal 2018, congelato nel Ministero del Lavoro e trasferito alla Presidenza del Consiglio con delega diretta a Conte. Il quale in verità non l’ha mai esercitata.

Nella legge di bilancio 2021 vi sono anche un paio di commi che prevedono la gratuità dei parcheggi destinati ai veicoli adibiti al servizio di persone con disabilità o donne incinte (9 milioni). Ma anche qui bisogna aspettare il decreto attuativo. La legge di bilancio poi (art 1 comma 156) rifinanzia la Federazione Italiana per il superamento dell’handicap (di cui però non abbiamo la rendicontazione annuale) con 800 euro annuali (dal 2019 ha avuto 2 milioni) solo per gli ipovedenti ( 1 milione) e anche per Ens i sordomuti art. 1, commi 369 e 370).

Un po’ per tutti, riforme strutturali per nessuno. E ancora una volta i disabili cittadini di serie B.

 

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