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Kramp-Karrenbauer è più salviniana che merkeliana

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AKK è prudente e ha così evitato la falce con cui Merkel ha sempre colpito chi ne insidiava il potere. Per un altro verso, proprio come Merkel anni addietro portò a termine il parricidio di Helmut Kohl, così oggi è lecito attendersi che AKK si affranchi da Merkel. Il commento dell’analista Francesco Galietti

 

I cangianti equilibri di potere europei trovano nella nuova leadership dei cristiano-democratici tedeschi un elemento di grande interesse. Anche Salvini ha ottime ragioni per osservarla. Ecco perché. Annegret Kramp-Karrenbauer (Akk) è figura più complessa ed enigmatica di quanto i più siano oggi disposti ad ammettere. Frettolosamente etichettata come delfino di Angela Merkel, AKK non appare intenzionata a muoversi inerzialmente nel solco di chi l’ha preceduta.

Per un verso, AKK è prudente e ha così evitato la falce con cui Merkel ha sempre colpito chi ne insidiava il potere. Per un altro verso, proprio come Merkel anni addietro portò a termine il parricidio di Helmut Kohl, così oggi è lecito attendersi che AKK si affranchi da Merkel. Dopo una sequenza senza precedenti di batoste elettorali, Merkel è infatti stata costretta a cedere lo scettro di capopartito e lo stesso ruolo di cancelliera ha i mesi contati. Merkel è, metaforicamente, un animale ferito e feroce. Per ora AKK procede a piccoli passi, ma con fermezza.

Non è sfuggito, ad esempio, il micidiale colpo che AKK ha assestato a Emmanuel Macron pochi giorni fa. Allo strabordante inquilino parigino dell’asse franco-tedesco, AKK ha infatti servito con una lettera aperta un inno al paradigma euro-federalista, lontano dalle istanze euro-centraliste di Parigi. Proprio analizzando questa scossa lungo l’asse franco-tedesco, il decano degli europeisti italiani Sergio Fabbrini ha dovuto constatare che, fino a poco tempo fa, «le leadership dei due Paesi pensavano esattamente all’opposto».

Nemmeno deve trarre in inganno la perentorietà con cui Manfred Weber, il leader bavarese dei popolari europei (Ppe), ha scelto di mettere alla porta l’ungherese Viktor Orban. La mossa, concordata con Merkel, serve a evitare fin da ora che il Ppe scarrocci verso destra nei negoziati successivi alle elezioni del 26 maggio, precostituendo il caso per una nuova alleanza centrista con socialisti e macroniani.

È su queste coordinate che si muovono sia Merkel che Weber. AKK, tuttavia, non intende perpetuare l’eredità della vecchia nomenclatura tedesca, bensì risollevare un partito dissanguato da anni di ininterrotto flirt con socialisti e progressisti. Lo sa anche Salvini.

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