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Perché Johnson e Cameron bisticciano sul ministero della Cooperazione

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Johnson Tories

Uk, scontro Johnson-Cameron sull’abolizione del ministero della Cooperazione. L’articolo di Daniele Meloni

Con un intervento ieri alla Camera dei Comuni il Premier britannico Boris Johnson ha annunciato l’abolizione del ministero per la Cooperazione Internazionale – Department for International Development (DfID) – e il suo accorpamento in un nuovo super-riorganizzato ministero degli Esteri a Whitehall. Tra le polemiche generali sollevate dall’opposizione, dalle charity del no-profit e da tutti coloro che hanno considerato il DfID un fiore all’occhiello dell’amministrazione britannica, ha colpito più di tutte quella dell’ex Premier David Cameron, collega di partito di Johnson.

Per Cameron, sebbene il governo si sia impegnato a mantenere uno stanziamento pari allo 0,7% del Pil in aiuti per i paesi in via di sviluppo, l’abolizione del dipartimento rappresenta “un errore che diminuirà il prestigio del Regno Unito all’estero”. È il primo attacco diretto dell’ex Premier bocciato dal referendum sulla Brexit del 2016 al collega-rivale di partito da quando Johnson è leader dei Tories e Primo Ministro.

L’attuale premier ha motivato la scelta in termini razionali, mettendo in primo piano gli interessi della nazione. Per Johnson spesso la cooperazione internazionale agiva in modo autonomo rispetto agli interessi di politica estera del Regno Unito, senza che nessuno potesse controllare dove realmente finivano i flussi di denaro e di aiuti. L’annuncio del riordino significa che i 15milioni di sterline di budget del DfID saranno gestiti direttamente dal ministro degli Esteri, senza che sia ancora stato nominato un junior minister competente in materia.

“Questa riforma rappresenta un punto importante nel far sì che i nostri cittadini sappiano come e dove sono stati spesi i loro soldi”, ha detto Johnson nella sua dichiarazione in Aula sulla Global Britain. “Questo unirà la nostra diplomazia e renderà più coesi i nostri sforzi in materia di politica internazionale”, ha concluso mentre gli MPs già preparavano una risposta piccata alle sue parole.

Il ministero per la Cooperazione è un prodotto del New Labour di Tony Blair, essendo nato nel 1997, lo stesso anno in cui i laburisti tornarono al governo. Nel corso degli anni i successori di Blair, siano stati essi il Laburista Gordon Brown (uno dei più grandi sostenitori del dipartimento) o il conservatore Cameron lo hanno mantenuto in vita impegnandosi a mantenere a 0,7% del Pil britannico la quota destinata agli aiuti per i paesi in via di sviluppo. Il nuovo governo Tory crede che nella nuova strategia di politica estera post-Brexit la sicurezza sia al primo posto nell’interesse nazionale rispetto alla cooperazione e per questo ha proceduto alla sua abolizione.

Il ceo di Oxfam, la più grande organizzazione no-profit britannica, Danny Sriskandarajah, ha affermato: “è incredibile che mentre decenni di progresso in termini di cooperazione sono messi in pericolo dalla pandemia, il Primo Ministro del Regno Unito abbia deciso di abolire il DfID”.

Anche Whitehall, già in subbuglio per le nuove nomine che hanno visto Simon Case (ex Principal Private Secretary proprio di Cameron e di Theresa May) entrare a Downing Street come Permanent Secretary, non ha accolto la riorganizzazione con favore. Ma, si sa, la PA britannica non accoglie mai alcuna riorganizzazione con favore…

 

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