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Perché in Germania e Francia la fiducia è moscia

Fallimenti

Il commento di Anna Maria Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, ai dati odierni su fiducia economica per la zona euro

L’indice ESI della Commissione europea è sceso meno del previsto a luglio a 112,1 da un precedente 112,3. Si tratta di un livello ancora coerente con una crescita di 0,4% t/t del PIL euro zona in estate, stesso ritmo dei primi sei mesi dell’anno. La stima flash sulla crescita del PIL per il 2° trimestre sarà pubblicata domani, le attese sono per +0,4% t/t.

Il dato che preoccupa è il forte peggioramento di morale nel manifatturiero a 5,8 da 6,9, peggioramento che è spiegato in larga misura da Germania e Francia e che riflette un peggioramento del libro ordini, in particolare dall’estero e un aumento delle scorte. Inoltre, l’indagine trimestrale evidenzia un minor utilizzo di capacità produttiva. Difficile dire se si tratta di una normalizzazione dell’attività dopo mesi ancora in forte espansione o se il calo degli ordini dall’estero riflette piuttosto un rallentamento del commercio mondiale in parte legato a timori di una escalation della guerra commerciale. Ricordiamo che nelle prime settimane di luglio le indicazioni dall’amministrazione americana a riguardo sono state tutt‘altro che incoraggianti anche se le misure erano per lo più rivolte alla Cina.

La fiducia è calata nel commercio al dettaglio (-0,1 da 0,7) ed è rimasta pressoché invariata nelle costruzioni e presso le famiglie. Il morale delle imprese è migliorato nei servizi a 15,3 da 14,4 grazie ad un balzo di fiducia in Germania (di 7,2 punti), ben più marcato rispetto alle indicazioni dall’IFO pubblicato la scorsa settimana. A differenza dell’industria, l’utilizzo della capacità produttiva continua ad aumentare, segno che l’attività nei servizi avanza ancora a ritmi solidi.

Per quanto riguarda i prezzi di vendita, le attese per i prossimi mesi sono circa stabili su livelli coerenti con un aumento graduale dei prezzi interni (v. Fig.4) ma non si evidenziano pressioni rialziste che possano destare preoccupazione. Le imprese hanno ridimensionato le attenzioni ad assumere in tutti i settori fatta eccezione per il commercio al dettaglio. Nel complesso gli indici occupazionali continuano a segnalare una crescita solida dell’occupazione.

C’è margine perché gli indici di fiducia calino ulteriormente prima di temere un rallentamento di questo ciclo espansivo. Stimiamo che un livello di 100 dell’indice ESI sia compatibile con una crescita del PIL nell’area dell’euro poco inferiore all’1,0%. Tuttavia, il calo della fiducia nel manifatturiero segnala il rischio che da questo comparto potrebbe arrivare un freno all’attività economica.

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