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Perché il caso Cummings per Johnson non evaporerà presto

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L’ambizione di qualcuno divorerà anche il governo Johnson? Difficile stabilirlo, ma la sensazione è che il caso Cummings non sia destinato a evaporare nel nulla. Il punto di Daniele Meloni

 

Boris Johnson si schiera con il suo Chief Advisor, Dominic Cummings, accusato di aver violato il lockdown per recarsi dalla famiglia a Durham durante la crisi del coronavirus. “Ha agito nel rispetto della legge e con la responsabilità di un buon padre”, ha detto il Primo Ministro ieri nel consueto briefing giornaliero sul Covid-19, subito trasformatosi in un Cummings Briefing. Una bella prova di lealtà da parte di Johnson, anche se ci si domanda il prezzo politico che pagherà il leader Tory, incalzato anche dai parlamentari del suo partito.

Già, perché non bastava l’opposizione che si è gettata a capofitto sul caso Cummings facendo rimarcare il differente trattamento tra i privilegiati e il popolo durante il lockdown, o gli scoop del Sunday Mirror e dell’Observer che hanno sostenuto come Cummings abbia violato per ben 3 volte le regole stabilite dal suo stesso governo durante la quarantena. A turbare Johnson sono state soprattutto le uscite di alcuni suoi backbenchers: Steve Baker, vicepresidente dell’antieuropeo European Research Group si è scagliato contro Cummings in diretta sulla Bbc e lo ha invitato a dimettersi. Con lui si sono espressi anche Sir Gale e Simon Hoare, mentre alcuni giornalisti hanno citato – senza rivelarne la fonte – alcuni ministri che hanno sostenuto Cummings in pubblico ma che sono rimasti sconcertati dall’epilogo della vicenda.

Cummings è il Rasputin della politica inglese, il personaggio più discusso, protagonista anche di un film – The Uncivil War – in cui Benedict Cumberbatch recitava la sua parte di direttore della campagna elettorale di Vote Leave per il referendum sulla Brexit del 2016. La sua ascesa è stata irresistibile, tra i dubbi di alcuni personaggi eminenti del partito Tory e un rapporto molto conflittuale con la PA britannica. Ieri sera per alcuni minuti è rimasto online un tweet ufficiale dell’account del Civil Service in cui si definiva Johnson e Cummings due “bugiardi” con cui era “impossibile lavorare”.

La pressione del partito su Johnson sta salendo vertiginosamente dopo la luna di miele elettorale. Molti parlamentari gli chiedono chiarezza sulla fine del lockdown; altri vogliono una riconsiderazione dei rapporti del Regno Unito con la Cina sul 5G; ora il caso Cummings rischia di fare precipitare le cose anche se forse le parole giuste le ha pronunciate John Rentoul dell’Independent, decano degli editorialisti d’Oltremanica: “a giudicare dalla ribellione dei backbenchers – ha twittato Rentoul – in pochi tra i parlamentari conservatori si aspettano di un ruolo nel governo in questa legislatura, per cui sparano a zero alzando il tiro”. L’ambizione di qualcuno divorerà anche il governo Johnson? Difficile stabilirlo, ma la sensazione è che il caso Cummings non sia destinato a evaporare nel nulla.

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