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I traccheggiamenti di Conte (sballottato da Renzi) infastidiscono Mattarella

di

caselli

Che cosa sta succedendo davvero tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il capo dello Stato, Sergio Mattarella, dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva annunciate da Matteo Renzi

 

IL CEFFONE DI RENZI A CONTE

Più che alle dimissioni personalmente annunciate alla fine dallo stesso Matteo Renzi delle sue due ministre e sottosegretario per materializzare una crisi di fatto in corso da mesi – che non ha certamente sorpreso il capo dello Stato, avendoci addirittura scommesso secondo l’ironica rappresentazione che ne ha fatto il vignettista del Foglio – per capire quello che bolle in pentola bisogna guardare al Quirinale. Dove non a caso, in vista proprio dell’annuncio di Renzi, il presidente del Consiglio è salito ieri “all’ora di pranzo”, ha raccontato Marzio Breda sul Corriere della Sera, uscendone alquanto diverso da come vi era arrivato: con minore prosopopea, disposto ad aprire ciò che aveva chiuso il giorno prima avvertendo praticamente: mai più con quello lì.

UMORI E MALUMORI DI MATTARELLA SU CONTE

Evidentemente Mattarella, già impaziente di suo per “l’incertezza”, come ha fatto sapere, che grava da troppo tempo sulla situazione politica, aveva fatto capire al suo ospite che si era incamminato su una strada troppo accidentata con quel proposito sbandierato di una resa dei conti al Senato per sostituire i renziani nella maggioranza con un pugno di transfughi dall’opposizione e dintorni, cosiddetti “responsabili” dai tempi in cui ne fece uso Silvio Berlusconi. Che nel 2010 si salvò così da una crisi predisposta addirittura dal presidente della Camera Gianfranco Fini. “Mattarella – ha ricordato Breda – ha sempre evocato il bisogno di maggioranze solide e con un perimetro ben chiaro, altrimenti qualsiasi governo rischia di essere costruito sulla sabbia”.

LE DIMISSIONI DI ITALIA VIVA

Proprio di “costruzioni sulla sabbia” non vuole sentir parlare neppure Renzi, che lo ha detto nella conferenza stampa sulle dimissioni delle sue due ministre, aperta significativamente con parole di fiducia nei riguardi del Capo dello Stato. Nel cui messaggio di Capodanno, d’altronde, il senatore di Scandicci, o di Rignano, ormai raffigurato da Vauro Senesi sulla prima pagina del Fatto Quotidiano come una “variante” del Covid 19, si era già affrettato a riconoscersi totalmente, come per agganciarvi la fune della sua scalata sulla parete della crisi.

IL RITORNO DI SCALFARI POLITICO SU REPUBBLICA

Ora, con la disponibilità di Renzi a trattare, senza tuttavia escludere un cambio a Palazzo Chigi, Conte è “in notevole difficoltà” anche per ammissione del suo estimatore Eugenio Scalfari, sceso oggi su Repubblica dalle vette della filosofia per occuparsi delle beghe della politica.

CHE COSA FARA’ CONTE

I titoli del giornali si sprecano sulla problematica posizione del presidente del Consiglio. Che tuttavia, diversamente da come si faceva nella cosiddetta prima Repubblica, come ha sottolineato Breda nel suo articolo dal Colle, non si è ancora dimesso, programmando anzi alcune sedute del Consiglio dei Ministri per il varo di provvedimenti urgenti.

MATTARELLA IMPAZIENTE

In un supplemento di pazienza Mattarella attende gli sviluppi della situazione, e forse anche degli umori di Conte. Probabilmente egli condivide l’urgenza dei provvedimenti in dirittura d’arrivo, compreso il nuovo scostamento di bilancio necessario a finanziare altri interventi per i danneggiati dalla pandemia virale, che intanto continua a mietere vittime. Ma prima o dopo, se Conte dovesse procrastinare con furbizia le dimissioni, o altre iniziative di chiarimento, temo che il capo dello Stato sbotterà, come ha fatto capire Breda al termine della sua corrispondenza dal Quirinale, E in modo clamoroso, come solo i pazienti, tolleranti e simili riescono a fare quando, appunto, sbottano, anche a costo di essere scambiati per matti.

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