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Nordio

Perché i magistrati processano Nordio?

Le scontate critiche dell'Anm alla riforma della Giustizia e le controproposte per Nordio. I Graffi di Damato.

Questi sono giorni cruciali, dietro le quinte, nella preparazione della riforma costituzionale sulla giustizia anticipata dal guardasigilli Carlo Nordio al recente congresso dell’associazione nazionale dei magistrati dopo una riunione a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano, altri esponenti del governo e gli esperti dei partiti della maggioranza.

Una riforma finalizzata, fra l’altro, a separare le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri e a dividere conseguentemente in due sezioni il Consiglio Superiore della Magistratura. Una riforma alla quale il sindacato delle toghe ha annunciato una irriducibile opposizione di natura “culturale e costituzionale” contando sull’aiuto promesso al congresso dalla segretaria del Pd Elly Schlein e dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Che ha avvertito l’ombra addirittura di Licio Gelli, il capo della loggia massonica P2, e del suo piano di cosiddetta rinascita della prima Repubblica, destinata invece al sostanziale ghigliottinamento giudiziario del 1992 e anni successivi, completato politicamente col passaggio dal sistema elettorale proporzionale a uno misto di proporzionale e maggioritario.

LE CRITICHE DEL SINDACATO DEI MAGISTRATI ALLA RIFORMA NORDIO

Una parte aggravante della riforma Nordio, secondo il sindacato delle toghe, è costituita dal sorteggio nella formazione del Consiglio Superiore della Magistratura per non farlo dipendere, nella decisiva parte maggioritaria costituita dalle toghe, dal gioco delle correnti che ormai contano e si muovono come partiti.

Un costituzionalista assai sensibile alle ragioni, resistenze e quant’altro dell’associazione dei magistrati, Michele Ainis, autore del libro sulla “Capocazia” addebitata alla Meloni, ha avanzato su Repubblica di ieri una proposta di compromesso sul sorteggio per evitare “l’umiliazione” del sindacato delle toghe: ricorrervi solo per metà della rappresentanza oggi elettiva dei magistrati, lasciando l’altra metà alla sostanziale selezione delle correnti. Ma anche questa metà sottratta alla correntocrazia andrebbe limitata, applicando il sorteggio ai “migliori”, classificati evidentemente dal Consiglio Superiore uscente “per laboriosità, per correttezza, per l’indice di decisioni confermate in appello”, non potendosi “correre il rischio – ha scritto il costituzionalista – di sorteggiare un Totò Riina con la toga”. Evidentemente, ve ne sono di poco raccomandabili.

Una modifica è stata proposta anche per la minoranza cosiddetta laica del Consiglio Superiore, cioè per quella eletta dal Parlamento in seduta congiunta. Che dovrebbe spettare per metà alla maggioranza governativa di turno e per metà all’opposizione, mentre oggi – secondo i calcoli di Ainis – dei dieci consiglieri sfornati a più riprese dalle Camere, la maggioranza se ne “accaparrerebbe” sette.

Finirà anche Ainis, con questa proposta di trattativa, nel cono d’ombra del defunto Licio Gelli? Chissà.

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