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Perché a Hollywood i lavoratori di Paramount, Walt Disney e Warner scioperano

Hollywood

A Hollywood i lavoratori dell’entertainment si preparano a scendere in strada per chiedere condizioni di lavoro migliori. Ecco come procede il braccio di ferro tra sindacati e case di produzione come Paramount, Sony, Universal, Walt Disney Studios e Warner Bros

 

“Insostenibili e malsani”. Così i lavoratori di Hollywood impiegati in diverse mansioni nel settore della produzione cinematografica hanno definito le tariffe e gli orari a cui sono sottoposti, motivo per cui l’Alleanza internazionale dei lavoratori di scena (International Alliance of Theatrical Stage Employees – Latse) ha annunciato che è stato approvato uno sciopero nazionale. Se la Latse decidesse di indirlo, sarebbe il primo in 128 anni di storia del sindacato.

LO SCIOPERO CHE FA TREMARE GLI STUDIOS

I lavoratori di Hollywood, come riporta Bloomberg, hanno approvato tramite votazione uno sciopero nazionale per ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro e di retribuzione. Il voto si è tenuto dopo che i colloqui sindacali con la dirigenza di varie case di produzione sono arrivati a un punto morto.

Ha votato circa il 90% dei 60 mila membri dell’organizzazione e il 98% si è espresso a sostegno dell’autorizzazione allo sciopero. Il risultato non lo fa scattare automaticamente, ma autorizza il segretario del sindacato, Matthew Loeb, a convocarne uno in qualsiasi momento.

“La palla è nel loro campo”, ha detto Loeb alla Cnbc. “Se vogliono evitare uno sciopero, torneranno al tavolo delle trattative e ci faranno un’offerta ragionevole”.

LE CASE DI PRODUZIONE

L’Alliance of Motion Picture and Television Producers (Amptp) rappresenta più di 350 aziende americane di produzione televisiva e cinematografica, tra cui Paramount Pictures, Sony Pictures, Universal Pictures, Walt Disney Studios e Warner Bros. Pictures, ma anche le principali reti televisive come ABC, CBS, FOX e NBC, e da poco il servizio di streaming Netflix.

Dal 1982, l’Amptp è stata l’associazione di categoria responsabile della negoziazione di praticamente tutti i contratti sindacali per conto di centinaia di produttori cinematografici e televisivi.

L’Amptp, nonostante abbia annunciato che non intende fare alcuna controfferta alla più recente proposta della Latse, ha detto di volersi impegnare per raggiungere un accordo che consenta di non interrompere il lavoro dell’industria.

LE ATTUALI CONDIZIONI DI LAVORO

Per le strade di Los Angeles e sui social media, i membri delle troupe di Hollywood hanno condiviso storie di giornate lavorative di oltre 15 ore, per un totale di 70-80 ore a settimana.

Non solo orari estenuanti e pause pasto saltate, ma anche salari da fame (alcuni guadagnano circa 15 dollari l’ora) e interventi chirurgici alla schiena e alle ginocchia, oltre che matrimoni finiti e funerali mancati. I ‘Fraturdays’, ovvero le riprese del venerdì in ritardo che vanno avanti fino alla mattina presto del sabato, sono diventati la normalità, scrive Hollywood Reporter.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI

Orari di lavoro migliori, condizioni di lavoro più sicure, maggiori risorse per il piano sanitario e pensionistico e un aumento del 10-19% delle tariffe minime per i mestieri a bassa retribuzione. Ecco cosa chiede la Latse per i lavoratori di Hollywood.

“Anche prima della pandemia, sapevamo che le tariffe e gli orari erano invivibili, insostenibili e malsani – ma ora sono semplicemente crudeli”, ha dichiarato il coordinatore degli sceneggiatori Colby Bachiller ad Hollywood Reporter.

Il contratto con l’Amptp, entrato in vigore nel 2018, è terminato il 31 luglio ed è stato esteso fino al 10 settembre.

LE CONSEGUENZE DELLA PANDEMIA

La pandemia ha cambiato l’ecosistema di produzione. Per 18 mesi, i consumatori sono rimasti bloccati a casa spesso incollati davanti a film e serie tv. L’aumento di spettatori non solo ha richiesto un maggiore lavoro, ma ha anche portato ai servizi di streaming come Netflix, Disney+, HBO Max e Amazon Prime Video massicci guadagni in abbonamenti e canoni. Però, nonostante questo chi lavora dietro le quinte non ne ha minimamente beneficiato.

“Questo voto – ha detto Loeb – riguarda la qualità della vita così come la salute e la sicurezza di coloro che lavorano nell’industria cinematografica e televisiva. La nostra gente ha dei bisogni umani fondamentali come il tempo per le pause pasto, un sonno adeguato e un fine settimana. E coloro che si trovano in fondo alla scala salariale, meritano semplicemente uno stipendio adeguato”.

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