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Perché gli Intellettuali devono reinventarsi. Parola di Cassese

Intellettuali

“Intellettuali” di Sabino Cassese letto da Tullio Fazzolari

 

Niente paura. Gli intellettuali non sono solo quelli che ogni sera compaiono in televisione: più o meno sempre gli stessi, dal giornalista al filosofo, dal critico d’arte all’economista, che senza difficoltà pontificano su qualsiasi argomento. Che si tratti della pandemia, dell’elezione del presidente della Repubblica o della guerra in Ucraina sono buoni per tutte le occasioni. Praticamente l’apoteosi della non competenza. Sarebbe però un errore prendersela con gli intellettuali. La passerella mediatica a cui si prestano è responsabilità di un meccanismo televisivo che ormai è perfino un po’ logoro mentre avanzano nuovi mezzi  di comunicazione. Grazie a internet, come “diffusori di idee” dilagano gli influencer e pure i rapper. E allora quale può essere il ruolo degli uomini di cultura?

“Intellettuali” di Sabino Cassese (il Mulino, 124 pagine, 12 euro) risponde a questo interrogativo  iniziando da un’analisi della situazione attuale. Che, sia detto per inciso, non promette nulla di buono. Per usare le parole dell’autore sono “tempi bui” per gli intellettuali. Tra le cause ha un peso rilevante l’ondata di populismo che in varie forme contamina mezzo mondo. Il presunto egualitarismo di alcune forze politiche che, in fondo, altro non è che qualunquismo non contempla gli intellettuali. A meno che non siano allineati e quindi smettano di pensare con la propria testa. In passato, purtroppo, s’è già visto qualcosa di simile: in Italia all’inizio degli anni ’20 e in Germania dieci anni dopo e tutti sanno che cosa è accaduto successivamente. E anche se i tempi sono cambiati non è affatto rassicurante che Donald Trump, da presidente degli Stati Uniti, dichiari “I love the poorly educated”. L’elogio dell’ignoranza incoraggia il rifiuto della cultura e della scienza. La conseguenza di un atteggiamento di questo genere, per esempio, è che non credi alle raccomandazioni dei medici e nella necessità di vaccinarsi.

Per fronteggiare l’epidemia dell’ignoranza sarebbe senza dubbio fondamentale il contributo degli intellettuali. Ma è assai improbabile che possano darlo utilizzando i loro strumenti tradizionali. Parlare dalla “cattedra” non basta più. Gli articoli di giornale o le interviste alla fine altro non sono che un modo di rivolgersi a una platea più vasta di studenti. Il risultato in termini di divulgazione delle idee non è più quello di un tempo. Anche la televisione non ha più lo stesso effetto di dieci anni fa. Nell’epoca di internet, con la comunicazione universale, occorre qualcosa di diverso e di più efficace. Magari anche per mettere un po’ di ordine e raziocinio nel caotico mondo che viaggia sul web. Cassese delinea quale può essere oggi il ruolo dell’intellettuale. Lo spazio c’è ancora. Il bisogno di “chi pensa” è ancora più forte. La condizione essenziale, come osserva Sabino Cassese, è che l’intellettuale sappia reinventarsi senza tradire il proprio mestiere.

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