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Erdogan Bin Salman

Perché Erdogan è favorito alle elezioni in Turchia. Parla Marco Ansaldo (Limes)

Elezioni presidenziali in Turchia, Erdogan in vantaggio. Conversazione con Marco Ansaldo, giornalista per anni al quotidiano Repubblica, inviato speciale per la politica internazionale, vaticanista e consigliere scientifico di Limes

 

Il ballottaggio delle presidenziali turche del 28 maggio rischia di riconsegnare il paese al “sultano” Recep Tayyip Erdogan, che da vent’anni, prima come premier e poi come capo dello Stato, occupa i vertici del potere in Turchia. Il primo turno si è concluso con il 49.5% per il leader uscente e il 45% per lo sfidante leader del Partito Popolare Repubblicano e capo dell’opposizione.

Delle prossime elezioni turche ne abbiamo parlato con Marco Ansaldo giornalista per anni a Repubblica, inviato speciale per la politica internazionale, vaticanista e consigliere scientifico di Limes.

Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio Erdogan. È così scontata la sua riconferma?

 Non si può sempre fare affidamento ai sondaggi. Per il primo turno hanno sbagliato tutti, tranne due agenzie di rilevamento, le uniche a prevedere esattamente il risultato che poi c’è stato due domeniche fa. In ogni caso quello che è accaduto 15 giorni fa ci dice che Erdogan sicuramente è favorito. E lo dicevano già alcuni osservatori prima del primo turno. È difficile immaginare Erdogan all’opposizione e io sono certo che se lui avesse perso le elezioni avrebbe cercato di fare di tutto per non perdere. Seguo le elezioni da molto tempo, sono a Istanbul e dal 2002 a oggi non l’ho mai visto perdere una sola volta; quindi, per vederlo perdere serve veramente una sorpresa. Per domenica prossima si prevede una vittoria forse ancora più larga di quella che c’è stata la domenica precedente.

La possibile vittoria di Erdogan è anche lo specchio delle acque agitate in cui naviga l’opposizione.

Questo è il vero punto perché più che una vittoria di Erdogan, e sicuramente lui ha molti meriti, i demeriti maggiori sono all’opposizione che si è proposta debole, divisa e senza un leader rappresentativo. L’opposizione può anche avere molte ragioni da un punto di vista politico, morale, etico ma non le ha sapute tradurre in istanze credibili per ottenere il favore degli elettori. E questa è una grave mancanza. Perché Erdogan ormai ha il potere da vent’anni, prima come premier e poi come capo dello Stato. E se vogliamo ancora da prima, perché Erdogan era sindaco di Istanbul dal 1994.

Quindi Erdogan è un uomo solo al potere da trent’anni.

Ecco, non aver saputo contrastarlo in questo lungo periodo con una leadership credibile è sicuramente una grave mancanza. Immagino che si aprirà un processo interno all’opposizione che credo porterà a un leader nuovo, fresco, credibile, spendibile e che possa rappresentare un’alternativa forte per un ricambio al vertice.

Perché Kemal Kilicdaroglu, leader dell’opposizione, negli ultimi tempi si è avvicinato alle posizioni più conservatrici in materia di migranti e rifugiati?

Questo indurimento sulla questione dei migranti da parte del partito repubblicano dell’opposizione è molto grave, fa capire che l’opposizione va dietro a mode elettorali per captare qualche voto. Così disperata che va addirittura a coprire le stesse posizioni del governo. La situazione è molto grave, perché i profughi in Turchia sono almeno quattro milioni e mezzo, nessun paese al mondo ha questo questa cifra di stranieri che ospita, ovviamente con molte difficoltà e con gli aiuti che arrivano, come sappiamo, dall’Unione europea.

La Turchia ha aperto i negoziati per aderire all’Ue nel 2005. Com’è cambiata la sua posizione rispetto all’UE in questi venti anni?

Erdogan è il fulcro di ogni decisione politica. La sua posizione all’inizio degli anni 2000 la Turchia era completamente diversa, così com’era la posizione della Turchia, un paese che voleva fortemente entrare nell’UE e questo valeva anche per la popolazione, i sondaggi allora dicevano che almeno il 70% almeno era favorevole all’ingresso.

In venti anni non si sono fatti passi in avanti nei negoziati. Ci sono responsabilità europee?

Secondo me gli europei hanno avuto delle posizioni molto dure che noi oggi stiamo pagando perché la Turchia è diventata un protagonista del gioco mondiale, in più scacchieri e noi non l’abbiamo capito. L’Italia con la Spagna, la Svezia, l’Inghilterra era assolutamente a favore dell’ingresso della Turchia, ma i grandi paesi tipo Francia e Germania, i piccoli paesi come il Benelux e l’Austria si sono dichiarati contro. La Turchia è un paese orgoglioso, che ha una derivazione imperiale. Naturalmente queste incertezze oggi ce le sta facendo pagare. E mentre la Turchia sta tornando ai fasti imperiali, anche per il gioco che sta facendo a livello internazionale e su più fronti noi paghiamo il fatto di non averla al nostro fianco, di averla rifiutata. Questo cambiamento è dovuto ad Erdogan, alle risposte e non risposte che ha avuto dall’Unione europea.

Le circoscrizioni estere hanno già iniziato a votare. Al primo turno, in particolare in Europa, hanno espresso una netta preferenza Kilicdaroglu. A eccezione della Germania, dove vivono 1,5 milioni di turchi. Ci saranno sorprese?

C’è già stata una sorpresa al primo turno, si pensava che il voto delle circoscrizioni estere sarebbe stato unicamente contrario a Erdogan e invece c’è stato un grande appoggio da parte dell’estero. E quindi è difficile che la gente, soprattutto dopo il risultato del primo turno, cambi completamente, si spaventi e voti per l’opposizione. No, oggi la gente ha capito che l’opposizione è frammentata, ha debolezze e quindi credo che confermerà il voto all’esecutivo.

(Estratto di un’intervista pubblicata da Policy Maker)

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