Ieri Israele e Hezbollah hanno concordato un nuovo cessate il fuoco, entrato in vigore alle 16 ora locale. L’accordo, mediato dal Qatar con il coinvolgimento degli Stati Uniti e dell’Iran stesso, arriva dopo un’escalation che ha causato morti e feriti su entrambi i fronti.
La tregua non è solo un fatto locale: rappresenta un tassello fondamentale per far procedere il memorandum d’intesa tra Usa e Iran, che ha già visto Teheran riaprire lo Stretto di Hormuz e ha avviato i negoziati sul nucleare iraniano.
Tuttavia le posizioni dei due contendenti rimangono distanti, con Israele che insiste sulla propria sicurezza e Hezbollah che condiziona ogni passo al ritiro israeliano dal Libano meridionale.
L’escalation e la mediazione
Il cessate il fuoco arriva in un momento delicatissimo. Negli ultimi giorni, dopo la firma del memorandum d’intesa tra Usa e Iran, gli scontri tra forze israeliane e Hezbollah si erano intensificati, minacciando direttamente l’attuazione dell’accordo più ampio.
Come riporta il Financial Times, i combattimenti avevano spinto Teheran a rinviare i colloqui nucleari previsti in Svizzera, legando esplicitamente la propria disponibilità al cessate il fuoco in Libano.
Solo ieri gli attacchi israeliani hanno colpito oltre venti villaggi nel sud del Libano, causando 47 morti e 97 feriti secondo il ministero della Salute libanese. Hezbollah ha risposto con attacchi di droni, uccidendo quattro soldati israeliani e ferendone altri cinque.
Questa spirale di violenza ha costretto a un’intensa attività diplomatica, con Usa e Qatar che hanno lavorato fianco a fianco con l’Iran per riportare le parti alla calma.
Un alto funzionario statunitense citato da Reuters ha confermato l’accordo: “Hezbollah e Israele hanno concordato un cessate il fuoco”, precisando che entrava in vigore alle 16 ora locale, dopo gli scambi di fuoco della mattinata.
Le posizioni di Israele
Israele ha confermato l’impegno al cessate il fuoco, ma con riserve importanti.
L’ambasciatore di Tel Aviv negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha dichiarato sui social che Israele “si impegna fermamente per un cessate il fuoco immediato” se Hezbollah rispetterà l’accordo e cesserà le ostilità. Tuttavia, ha aggiunto che il suo Paese “non comprometterà mai la propria sicurezza” e che le forze israeliane continueranno a operare nel sud del Libano per smantellare le infrastrutture terroristiche di Hezbollah.
Come sottolinea il New York Times, Leiter ha precisato che le forze dello Stato ebraico resteranno nella zona fino al completamento della missione.
Il premier Netanyahu ha ribadito che Israele difenderà i propri confini settentrionali e manterrà una “zona di sicurezza” nel sud del Libano per tutto il tempo necessario.
Il portavoce militare Effie Defrin ha confermato che le forze sul terreno mantengono “piena libertà operativa” per rimuovere minacce immediate.
Nel frattempo il il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir soffiava sul fuoco, arrivando a dire che “tutto il Libano deve bruciare”
Le condizioni di Hezbollah
Come scrive la BBC, Hezbollah non ha confermato formalmente il cessate il fuoco immediatamente, e il suo segretario generale, Sheikh Naim Qassem, ha dichiarato che “il progetto di eliminare Hezbollah è fallito” e che gli israeliani “si ritireranno da ogni centimetro della nostra terra”.
Il gruppo ha ribadito che continuerà le operazioni finché Israele non si ritirerà completamente dal Libano meridionale.
Fonti interne a Hezbollah citate da NBC News hanno però detto che il movimento rispetterà la tregua, pur accusando gli israeliani di continuare a tentare avanzate.
Il ruolo degli Stati Uniti
L’amministrazione Trump ha giocato un ruolo centrale nella mediazione. Lo stesso presidente ha raccontato a NBC News di aver parlato con i leader israeliani chiedendo il cessate il fuoco: “È una cosa positiva, è la ciliegina sulla torta”, ha detto il presidente.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha sentito il presidente libanese Joseph Aoun, ribadendo il sostegno Usa a un Libano sovrano in pace con i vicini. Come riporta il New York Times, sono previsti nuovi colloqui diretti tra Israele e Libano a Washington la prossima settimana.
Tuttavia, non mancano le tensioni. Il vicepresidente JD Vance ha criticato apertamente il governo Netanyahu e la sua coalizione di destra, ricordando che Trump è “l’unico capo di Stato al mondo ancora simpatetico verso Israele”.
Vance ha avvertito che gli attacchi personali al presidente americano da parte di esponenti israeliani rischiano di isolare ulteriormente lo Stato ebraico. Trump stesso ha espresso frustrazione per le azioni di Netanyahu, pur difendendo l’accordo generale.
I negoziati Usa-Iran in stand-by
Come rimarca il Guardian, i colloqui Usa-Iran, previsti in Svizzera ieri con la partecipazione di Vance, sono stati rinviati a causa degli scontri in Libano, malgrado decine di funzionari della Casa Bianca, membri dello staff e rappresentanti dei media fossero già sul posto per prepararsi all’arrivo del vicepresidente Usa. Teheran non ha inviato alcun rappresentante condizionando la propria partecipazione alla cessazione delle ostilità in Libano.
Nonostante il rinvio, i negoziati non sono formalmente interrotti. Il memorandum d’intesa, firmato digitalmente questa settimana da Trump e dal presidente iraniano Pezeshkian, prevede una finestra di 60 giorni per arrivare a un accordo permanente sul nucleare, con incentivi economici importanti per l’Iran, inclusa la rimozione delle sanzioni e fondi per la ricostruzione.
Teheran ha già riaperto lo Stretto di Hormuz, almeno temporaneamente senza pedaggi, mentre gli Stati Uniti hanno tolto il blocco navale ai porti iraniani.
Come nota il Financial Times, l’accordo prevede anche discussioni future sulla gestione dello stretto con l’Oman e altri Stati del Golfo.
Trump ha minimizzato i ritardi, dicendo che i colloqui proseguiranno presto, forse con l’inviato Steve Witkoff in prima linea e Vance in un secondo momento. L’Iran, dal canto suo, ha parlato di consultazioni in corso tramite mediatori.




