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Perché difendo Daniele Capezzone

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Nel “mondo” politico-social come impazzito dopo il tragico, efferato assassinio a Roma del Carabiniere, Vicebrigadiere, Mario Cerciello Rega, in pieno centro, a Prati, in una Roma sempre più degradata e violenta (ma non da ora, l’escalation iniziò tanti anni fa, almeno 12, dall’omicidio anche quello non distante dal centro, della signora Reggiani), si scatena un attacco in rete contro Daniele Capezzone, ex parlamentare, politico e intellettuale, giornalista, saggista, editorialista della Verità di Maurizio Belpietro.

Capezzone viene associato da “Il Foglio” di Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa, insieme con Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia) a un “a morte gli ebrei”. Un’uscita contro la quale ha annunciato che procederà per vie legali. Proprio lui sempre amico di Israele, in quanto unica vera culla di civiltà occidentale in Medioriente. Questo per aver scritto in un primo frettoloso tweet che erano indagati dei “nordafricani” e criticato “i giornaloni” perché non lo scrivevano.

Capezzone ha anche chiesto scusa per questo errore, nel quale però inizialmente è incappato anche l’ex premier pd Paolo Gentiloni. Ma non è bastato. Capezzone è poi stato come “lapidato” da altri sul web, ora che è opinionista della “Verità”, e come tale va spesso in tv, come il “voltagabbana”.

Eppure, suona un po’ surreale che mentre tantissimi nel corso di qualche decennio hanno legittimamente e normalmente cambiato idea, a fronte anche di radicali cambiamenti del contesto politico italiano e internazionale, ci si scagli contro Capezzone, come una sorta di gioco un po’ al massacro via social. O forse ci si scaglia così contro Capezzone perché non appartiene al cosiddetto pensiero e mondo politically correct, caro a certo establishment?

Capezzone è ex dirigente radicale, ex parlamentare, prima eletto nel centrosinistra e poi con il centrodestra, ex portavoce del Pdl, con Silvio Berlusconi imperante e poi, sempre nell’area di centrodestra, cofondatore e deputato dei Conservatori e riformisti.

Intanto, altri, appunto, erano legittimamente diventati da ex comunisti a berlusconiani, a fronte di un terremoto italiano, senza uguali in Europa, che ha visto l’intera classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica spazzata via da “Mani pulite”.

Ma l’on. Capezzone, a quanto io ricordo come cronista politico, ha avuto sempre da “liberale conservatore, atlantista”, come lui si definisce, le sue radicate idee liberali e garantiste, come un coerente filo conduttore della passione politica che lo anima fin da quando era giovanissimo.

Un filo conduttore attraverso il quale ha sempre manifestato idee per il libero mercato, atlantiste a difesa dei valori della civiltà occidentale, idee garantiste, come dimostra la sua difesa, anche dalle colonne della Verità e dal suo giornale online, di cui è direttore, www.atlanticoquotidiano.it, di Bettino Craxi e del modo come venne eliminato dalla scena politica.

Questa ai miei occhi la sua coerenza e anche un suo certo coraggio. Quello di chi affrontò un Cav ancora potente e ruppe con lui. Anche platealmente. Forza Italia allora non era ancora a una cifra. Capezzone chiedeva già da allora primarie, cosa che è diventata appunto oggi tema all’ordine del giorno, comunque la si pensi sulla validità o meno di questo strumento.

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