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Perché Conte non sarà più una riserva della Repubblica

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Conte

Ecco i veri effetti della scelta di Conte di fare il numero uno del Movimento 5 stelle dopo la “benedizione” di Beppe Grillo. Il commento dell’analista Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

 

La duplice, parallela resa dei conti al vertice di M5s e Pd non è che l’inevitabile epilogo della stagione giallo-rossa, e dell’insistito quanto fallimentare tentativo di travasare il residuo consenso grillino nell’esangue centro-sinistra.

Nicola Zingaretti è ora sotto accusa da parte di chi, nel Pd, imputa proprio alla stagione giallo-rossa il secco declassamento del Pd da partito-sistema, garante di numerosi equilibri, a partito sotto tutela.

Al redde rationem dei democratici fa da contraltare la crisi furibonda dei grillini, con la repentina scelta di Beppe Grillo di consegnare lo scettro del comando a Giuseppe Conte.

La mossa mortifica le strutture del Movimento, dal momento che viene scelto un ‘papa straniero’, e spiana la strada a una stagione di rivalità interne.

Non è difficile immaginare che Di Maio vivrà con forte fastidio l’avvento di Conte. Ma Di Maio potrebbe non essere il solo a provare questo tipo di sensazioni.

Giuseppe Conte, che finora aveva fatto surf sulle teste della propria maggioranza senza mai sporcarsi le mani con la vita agra delle segreterie, si dovrà cimentare in un ruolo per lui del tutto inedito. Così facendo, non potrà più essere un Cincinnato che torna al proprio campicello in attesa che la Patria lo richiami nell’ora più buia.

Quella di Conte, forse inconsapevolmente, è dunque una rinunzia al ruolo di riserva della Repubblica. Niente pause per lui, niente riposo ristoratore.

Per il momento, Conte intende rimanere senza soluzione di continuità sulla scena politica e dare fiato alla retorica del condottiero invictus, mai sfiduciato dal Parlamento.

Tuttavia, la scelta di guidare il M5s arriva dopo che per settimane erano circolate voci sulla candidatura dello stesso Conte con la casacca del Pd alle suppletive della Camera a Siena, con non poche resistenze tra i dem.

E’ piuttosto chiaro che Conte non disponga di carte migliori da giocarsi: per lui, il M5s è un ripiego. Per giunta, potrebbe essere un ripiego piuttosto faticoso.

La segreteria di partito non si preannuncia per nulla facile, le rivalità interne non mancano e le fenditure sono davvero molto profonde.

Non a caso, secondo un sondaggio di Noto per la trasmissione Rai Porta a Porta, quasi due italiani su tre danno per scontata una scissione tra i grillini.

Nel qual caso, Conte potrebbe ritrovarsi a fare il commissario liquidatore anziché il capopartito.

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