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Perché Bruxelles non sanziona mai la Germania?

Germania Merkel Cina

L’analisi dell’editorialista Roberto Sommella

Il deficit di un Paese si pesa e non si conta, come le azioni secondo Enrico Cuccia. Solo così si può spiegare l’occhio di favore con cui da anni Bruxelles guarda ai conti pubblici francesi e alle costanti pressioni che invece riserva da quasi un decennio all’Italia, a prescindere da quale sia il governo.

COME SI MUOVE LA FRANCIA IN EUROPA

I primi, sarà la grandeur, la capacità di pervadere i gangli dell’eurobucocrazia e comunque anche il fatto di essere una potenza nucleare, riescono sempre a impostare una politica economica a immagine e somiglianza del presidente di turno, sia socialista, gollista o di un nuovo fronte come nel caso di Emmanuel Macron senza avere troppo problemi con l’Ue.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

I secondi, sono stati costretti, sin dai tempi del governo di Silvio Berlusconi, a varare provvedimenti restrittivi in attesa o per scongiurare un default che ovviamente non è mai arrivato (né mai arriverà vista la solidità della sua economia) per almeno 200 miliardi di euro dal crack di Lehman Brothers in poi.

LE TRATTATIVE CON BRUXELLES

Il governo gialloverde è solo l’ultimo degli esecutivi a doversi confrontare con la trattativa estenuante con la Commissione europea per ottenere una flessibilità che permetta di aggirare di fatto gli effetti pro-ciclici di trattati che andrebbero rivisti come il Fiscal Compact. Dunque il problema parte da lontano. Occorre subito specificare che la finanza pubblica ormai è come la fisica, nulla si crea e niente si distrugge. Eppure qualcuno riesce a essere nell’eurozona più creativo degli altri.

IL RUOLO DELLA FRANCIA

La Francia da quando esiste il vincolo del 3% ed è entrato in vigore l’euro, raramente ha rispettato questo tetto, nonostante abbia un debito assoluto pressoché pari a quello italiano (e cresca di più, come dimostrano i dati del Fondo monetario internazionale) e vicino al 100% del pil. A inizio millennio l’ha anche superato insieme alla Germania e mai nessuno che davvero la incalzasse.

QUESTIONE DI RATING

Unica vera differenza con l’Italia, che pesa sui mercati ma che è anch’essa ingiustificata, è la doppia AA assegnata dalle agenzie di rating contro la nostra tripla BBB. Un abisso che non trova alcuna spiegazione nei fondamentali economici come i quasi 200 punti base di differenza tra lo spread di Roma con Berlino e quello di Parigi. Gli italiani si chiedono da tempo perché al Tesoro siano costantemente impegnati a trattare con i tutori dei conti, mentre in altri Paesi non avviene.

LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Questo evidentemente è dovuto al fatto che l’Italia non ha mai avviato una seria e drastica riduzione del debito pubblico, il terzo al mondo, pur rispettando tutte le scadenze e qualsiasi livello di tasso d’interesse, ma non si può negare che, almeno fino alle prossime elezioni europee, nell’Ue funzioni da sempre la trazione integrale che Charles De Gaulle definì perfettamente: l’Europa è un cavallo tedesco con fantino francese.

IL DIRETTORIO FRANCO-TEDESCO

Tutti sanno che comanda il direttorio franco-tedesco, sia nell’imporre le misure dell’austerity a Italia, Grecia, Portogallo e Spagna, sia nel chiudere un occhio sulle ristrutturazioni bancarie in Germania fatte con soldi pubblici (227 miliardi di euro) poco prima del varo del bail in, che ha capovolto l’onere del salvataggio, o sull’invadenza dello stato nell’economia francese che erige alte barriere a chiunque volesse acquistare anche un solo pasticcino.

LA MANCANZA DI SANZIONI ALLA GERMANIA

La distonia dell’applicazione delle regole, che viene confermata anche dalla mancanza di sanzioni alla Germania per l’enorme surplus commerciale, né mitigata per le procedure di infrazione nei confronti del Paese transalpino lunghe quanto inefficaci, risulta evidente se si leggono alcuni dati. Dal 2008, anno in cui scoppiò la crisi finanziaria, a oggi l’Europa è uscita trasformata, divisa in due. Il pil della Grecia è ancora indietro del 24%, quello italiano del 6%, mentre la Francia (+6,7%) e la Germania sono avanti (+10,9%). Decisamente qualcosa non ha funzionato nell’area euro, dove la turbofinanza e la digitalizzazione, combinate con le misure d’austerità targate Berlino, hanno creato queste faglie tra economie che hanno la stessa moneta.

L’AGO DELLA BILANCIA

In questo contesto, l’Italia è l’ago della bilancia, può staccare la spina o rianimare un’Ue senza anima politica, a patto che vari riforme credibili e non faccia aumentare il debito con spese infruttifere che non incrementano la domanda interna e gli investimenti. D’altronde sono anni che si fanno misure restrittive, perché non provare a permettere un’inversione di tendenza? Davvero si pensa che le borse si scuoterebbero per qualche decimale di pil di intervento in più nella prossima manovra? In gioco c’è la tenuta stessa dell’Europa non la manovra di bilancio italiana o le politiche fiscali di Emmanuel Macron.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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