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Papa Bergoglio, papa Scalfari e la ristrutturazione infinita della Chiesa. Il Cameo di Ruggeri

di

Forum Davos

Il Cameo di Riccardo Ruggeri, fondatore di Zafferano News, sull’ultima intervista di Scalfari a Bergoglio

Una delle principali caratteristiche di noi grandi vecchi (non c’è nulla di cui vantarsi, con la minuscola, “grandi” lo diventiamo tutti, certo, dopo gli ottant’anni), specie se abbiamo avuto successo nella vita. Però, in molti di noi scatta un meccanismo che ci convince di essere dei “fuori scala” e di aver scoperto, solo perché vecchi, il talismano della verità. Ci convinciamo cioè di essere dei leader e gli altri cittadini dovrebbero prenderci a riferimento. Non è così, ma la vanità è una brutta bestia, e cresce al crescere dell’età.

Mi è molto piaciuta l’intervista-colloquio fra due Grandi Vecchi (questi sì con la maiuscola), Eugenio Scalfari e Papa Bergoglio (a differenza di Repubblica non uso Papa Francesco, da vecchio cattolico, molto legato a Gesù, sono fermo al fatto che Papa Francesco parli solo con Dio e con i fedeli, mentre Papa Bergoglio può parlare con chi vuole, specie con un vecchio amico che lui stima). Nel colloquio Papa Bergoglio fa una splendida sintesi della figura di Francesco d’Assisi e del suo misticismo. Con grande tempismo, Scalfari, da giornalista di razza, si inserisce con un impeccabile “…ma lei di mistico non ha nulla, o mi sbaglio?” “No, non ho nulla , per questo ho preso il nome di Francesco”, dice Papa Bergoglio, per poi spiegare in termini di dottrina questa sua risposta, all’apparenza secca.

Lo confesso, come ex manager, ex CEO di multinazionali, studioso di ristrutturazioni aziendali e di riposizionamenti strategici prodotti/mercati, mi piacerebbe tantissimo fare una domanda a Papa Bergoglio su questi cinque anni di pontificato, ovviamente sul suo lavoro per ridisegnare ruoli e responsabilità del triangolo Papa-Curia-Vescovi. Il management ci insegna che è molto differente fare una ristrutturazione e un riposizionamento nell’ottica di privilegiare lo shareholder ovvero quello molto più complesso di privilegiare gli stakeholder. Così la durata del processo è molto importante. La tempistica, nell’organizzazione dei processi, gioca un ruolo rilevante sul risultato atteso (è evidente che non si può stare in una fase di perenne ristrutturazione).

Purtroppo la mia domanda non la potrò mai fare. Sono sì un grande vecchio, ma non un Grande Vecchio. Pazienza.

Zafferano.news

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