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La vita durante le guerre

Pane Nero

“Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda guerra mondiale” di Miriam Mafai letto da Tullio Fazzolari

 

È difficile pensare che la guerra possa avere un volto umano. E in questi giorni gli orrori del conflitto in Ucraina portano a credere che sia proprio impossibile. Eppure, se non ci si limita a guardare gli eventi bellici e gli scenari geopolitici, un volto più umano esiste da sempre ed è sicuramente quello delle donne. Loro che la guerra non l’hanno mai voluta né cercata sono costrette a subirla con lutti e sacrifici. E’ l’altra metà della tragedia che è stata quasi sempre trascurata o addirittura ignorata. A raccontarla meglio di ogni altro è stata Miriam Mafai con “Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda guerra mondiale” (BUR Rizzoli, 320 pagine, 15 euro).

“Pane nero” è stato pubblicato per la prima volta nel 1987 e viene ristampato adesso per ricordare Miriam Mafai nel decimo anniversario della sua scomparsa. Scelta ineccepibile da parte dell’editore perché è senza dubbio uno dei libri più belli dell’autrice. Ma le circostanze lo rendono anche (e verrebbe spontaneo aggiungere purtroppo…) di grande attualità perché, come scrive Annalisa Cuzzocrea nella prefazione alla nuova edizione, “se qualcuno verrà a chiedervi cos’è la guerra, anche adesso che è tornata in Europa come mai avremmo creduto potesse accadere di nuovo, leggetegli “Pane nero”.

E forse bisognava leggerlo anche in tanti altri momenti orribili. Per esempio, quando i serbi massacravano i bosniaci. O quando la Nato bombardava Belgrado. “Pane nero” fa capire quello che accade veramente durante una guerra attraverso tante singole storie. E sono tutte storie di donne raccontate con lo stile di una grande cronista che non fa distinzioni né di estrazione sociale né di appartenenza politica. C’è la famosa sarta Biki che non si lascia prendere dal panico e continua a preparare le sue collezioni di moda. C’è la giovane mondina che deve dividersi tra un fidanzato partigiano e un fratello repubblichino. C’è la ragazza che fa una scelta coraggiosa e impara a sparare nella Roma occupata dai nazisti. Ci sono signore dell’aristocrazia che cercano di usare le proprie conoscenze per far cadere il regime fascista o salvare vite di ebrei dai campi di sterminio.

Detta così, in poche righe, può sembrare un periodo epico. E per molti aspetti lo è stato sicuramente. Ma se è andata in questo modo è stato solo per il coraggio, l’intelligenza e lo spirito di sacrificio di migliaia di donne che spesso sono chiamate a sostituire gli uomini sul lavoro per poi essere messe da parte a fine conflitto. I segni delle privazioni subite restano, come ricorda Annalisa Cuzzocrea, anche nella vita domestica nonostante non sia più necessario arrangiarsi con il poco che c’è. Tutto in “Pane nero”, dalle singole storie ai più piccoli dettagli, dimostra la grande forza d’animo delle donne italiane in quegli anni. E leggendo Miriam Mafai viene voglia di dire quel “grazie” che forse non è mai stato detto abbastanza.

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