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Cosa farà Scholz contro la quarta ondata Covid in Germania

Obbligo Vaccinale

Scholz avrà un ministro della Sanità competente per provare a invertire la curva dei contagi. Tutti i dettagli nell’approfondimento di Pierluigi Mennitti

 

Con un generale mago della logistica, sul modello Figliuolo, e un ministro della Sanità competente e da mesi in prima fila nella comunicazione mediatica sulla pandemia, Olaf Scholz prova a invertire la curva della quarta ondata di Covid. È la prima emergenza che metterà alla prova il nuovo governo, ufficialmente in sella da mercoledì 8 dicembre. Tutto il resto dell’ambizioso programma verrà dopo, adesso la Germania deve mettere una pezza a quanto non fatto dall’esecutivo in uscita negli ultimi mesi: bloccare i contagi, evitare sul filo di lana il collasso delle terapie intensive e restituire al paese – mondo economico e imprenditoriale compreso – la sensazione di aver ripreso il controllo della situazione.

La scelta di ridisegnare il comitato di emergenza e di metterlo alle dirette dipendenze della cancelleria era già avvenuta nei giorni scorsi. Così come la decisione di affidarne la guida a un generale della Bundeswehr, Carsten Breuer, ricalcando l’esperienza italiana oggi guardata con rispetto e invidia qui a Berlino. Breuer è l’uomo della logistica e nelle sue capacità sono riposte le speranze di resettare la catena di approvvigionamento e distribuzione delle dosi di vaccino, dopo il mezzo disastro autunnale combinato da Jens Spahn, il ministro uscente.

Oltre al relativamente basso tasso di immunizzazione (poco meno del 70% della popolazione, con punte minime nelle regioni orientali e in Baviera, dove oggi l’incidenza dei contagi è maggiore), si sconta anche una progressione lenta nella somministrazione del booster, con strozzature e imbuti qua e là nel paese, complicati dalla frammentazione federalista di responsabilità e compiti.

Da ieri è risolto anche l’ultimo dubbio che accompagnava il piano di ripartenza di Scholz, quello della guida politica dell’emergenza. E il nome scelto è quello di Karl Lauterbach, medico e parlamentare dal 2005, esperto di sanità e di economia della salute dell’Spd. Per i lettori di startmag.it il suo nome non è una novità, giacché è ricorso molte volte nelle cronache dalla Germania sulla pandemia: è stato probabilmente il politico più presente sui media tedeschi, sia quelli tradizionali (stampa e tv) che sui nuovi social, illustrando, spiegando, prevedendo, talvolta profetizzando, sempre polarizzando opinioni e giudizi. Non avrà, ad esempio, bisogno di abituarsi alla scorta da ministro, giacché già da tempo è costretto a girare con un paio di guardie del corpo dopo le minacce di morte ricevute dai no-vax, da cui è odiatissimo. Dalla sua: la competenza e il fatto di non aver quasi mai sbagliato una previsione sull’andamento della pandemia.

Proprio la scelta di gettarsi nel mezzo della battaglia mediatica ha suscitato perplessità fino all’ultimo, circa la sua capacità di recuperare distacco e serenità necessarie per affrontare la crisi del Covid non dalla tastiera di un computer o da uno studio di talkshow, ma dalla scrivania di ministro. Alla fine è stato lo stesso Scholz a sciogliere il dubbio e ad assumersi il rischio di una scelta forte. Lauterbach le competenze le ha, ora dovrà dimostrare di saperle tradurre in una politica di fatti concreti. E di fatti la Germania ne ha bisogno al più presto.

L’economia comincia a risentire dell’approccio errato alla quarta ondata e le misure restrittive appena reintrodotte colpiscono di nuovo il settore terziario: con l’introduzione del 2G e 2Gplus (una sorta di green pass rafforzato), viene limitata la presenza nei negozi commerciali proprio nelle settimane degli acquisti natalizi, come già avviene da più tempo per ristoranti, bar, hotel. Per il presidente dell’Ifo Clemens Fuest, questo non trascinerà la Germania in recessione e alla fine dell’anno il Pil registrerà comunque una crescita del 2,5%, ma certo la ripresa è rallentata e sarà inferiore rispetto a quel che si era sperato in estate. Ad ogni modo le restrizioni attuali sono inevitabili e sempre meglio di un lockdown completo, ha concluso l’economista.

E per restare al ministero della Sanità, la crisi del Covid non sarà l’unico problema di Lauterbach. Come rammenta la WirtschaftsWoche, proprio la pandemia ha scoperto enormi problemi finanziari nel sistema sanitario tedesco che renderanno molto difficile il lavoro del ministro: “Dopo anni di spese sontuose sotto il predecessore della Cdu Jens Spahn, che ha utilizzato la buona situazione economica per nuovi servizi, e dopo gli inattesi costi miliardari per il Covid, a Lauterbach toccherà affrontare carenze e individuare strategie di risparmio”.

Cinque sono i cantieri che attendono il ministro, secondo il settimanale economico: digitalizzazione, infermieristica e assistenza (già oggi la carenza di personale è uno dei motivi della riduzione delle terapie intensive), problemi finanziari, contribuzione per le casse mediche, ridisegno del sistema delle cure con accelerazione delle politiche di prevenzione, alla lunga vincenti ma più costose nel breve periodo.

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