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Nove Paesi (senza l’Italia) vanno avanti sulla difesa comune

Separatismo Islamico

Malgrado tutte le crisi, e forse per loro causa, le cose vanno avanti lo stesso. Il formato dell’Unione europea a 28 pare troppo rigido, alcuni Paesi tentennano anche sulla cooperazione strutturata permanente (PESCO), che pure prevede diversi progetti nell’industria militare, nelle dotazioni e nella logistica. Così nove Paesi hanno firmato oggi, 25 giugno, una lettera di intenti per dar vita a una “forza autonoma di difesa”: Francia Germania, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Estonia, Spagna e Portogallo. L’Italia non c’è.

CHE COSA È SUCCESSO

L’idea era stata avanzata da Emmanuel Macron durante il discorso della Sorbona del 26 settembre 2017, ma si trovava già formulata in parte nella Global Strategy approvata appena dopo il voto sulla Brexit e poi messa in sintonia con la Nato l’8 e 9 luglio 2016 a Varsavia.

Stiamo parlando di un ennesimo esercizio, considerando che prima o poi sarà la volta buona. Alle spalle vi sono numerosi tentativi per creare strumenti di difesa comune, dalla CED del 1952 ai Battlegroups del 2007 – ma per mettere in moto i quali è richiesta l’unanimità – fino all’operazione navale Sophia Eunavformed, che pattuglia attualmente il Mediterraneo.

IL RUOLO DI MACRON

Alla Sorbona, a settembre, Macron disegnava un’Europa che assumeva maggiore responsabilità in ragione del disimpegno statunitense, indicandola come una necessità. Angela Merkel, per l’altra gamba del tandem franco-tedesco, aveva espresso sostegno all’idea in un’intervista al Frankfurter Allgemeine, domenica 3 giugno. Nella Dichiarazione di Meseberg del 19 giugno 2018 Francia e Germania hanno quindi congiuntamente rilanciato la proposta della “Iniziativa europea di intervento”, da collegare – per mantenere un po’ di eleganza – con la Cooperazione strutturata permanente (PESCO).

L’iniziativa prevede un livello militare operativo, oltre quello organizzativo e “produttivo” della PESCO. Si tratta di immaginare interventi non per singoli Paesi, ma insieme. Per la Francia l’esempio è nell’operazione SERVAL in contrasto agli jihadisti nel nord del Mali, condotta dal 2012 al 2014 nell’ambito di una risoluzione ONU. D’altra parte, sotto il profilo politico-diplomatico, la Francia aveva già aperto alla collaborazione con altri Paesi proprio sull’Africa francofona, anche con visite comuni con Angela Merkel e Paolo Gentiloni tra il 2016 e il 2017. Sono preoccupazioni di difesa che riguardano non solo aree più o meno lontane, ma anche le aree di crisi a est, dal confine baltico alle instabilità in Ucraina e Moldavia.

OLTRE LA PESCO E PIU’ AVANTI DELL’UE

La novità politica più importante risiede tuttavia nella soluzione “per gruppi di Paesi”, cioè nel metodo che è stato evocato in questi giorni anche per il tema dell’immigrazione. L’Iniziativa europea d’intervento è fuori dall’Unione europea, e anche esterna alla Nato, con cui si dovrà comunque confrontare l’11 e 12 luglio al vertice di Bruxelles.

I 28 ministri degli Esteri si sono riuniti oggi come Consiglio dell’Unione europea a Lussemburgo, ed è a margine dell’incontro che nove di loro hanno firmato il documento di intenti. Tra i Paesi va notato il Regno Unito, che vi aderisce indipendentemente dalla Brexit. Gli eserciti starebbero preparando lo scambio di quadri militari: non si tratterebbe di una formalità, di alcuni ufficiali di collegamento o di qualche sottoufficiale nelle scuole militari, ma di una collaborazione su scala più ampia. Lo scenario è dinamico, ma comunque sempre pluriennale, in questo caso fino al 2024.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

L’Italia aveva inizialmente mostrato interesse all’Iniziativa europea di intervento, ma ne aveva sospeso la partecipazione in attesa delle elezioni politiche del 4 marzo e della formazione del nuovo governo.
Con i chiari di luna di queste settimane si è finito per notarne l’assenza, e forse l’ostilità.

 

(VI SPIEGO GLI ATTRITI TRA FRANCIA E ITALIA SU VARI DOSSIER. IL COMMENTO DEL PROF. DOTTORI)

(PERCHE’ L’ITALIA FA BENE A SNOBBARE IL PATTO EUROPEO PER LA DIFESA TARGATO FRANCIA. L’ANALISI DEL GENERALE JEAN)

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