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Non solo protezione, il potere marittimo è anche volano di sviluppo economico

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L’articolo del CF, Emiliano Magnalardo, Stato Maggiore Marina Militare (Capo Sezione Strategia Marittima ed Industriale, Ufficio Politica Marittima e Relazioni Internazionali, Dipartimento Sviluppo dello Strumento Marittimo).

Il mare, elemento fluido e caotico in natura, rappresenta per la storia umana tanto una barriera e un confine quanto una via di comunicazione e, soprattutto, un bene comune. In funzione degli attori che vi si affacciano, infatti, il mare è barriera insuperabile e temibile, generosa via di comunicazione sulla quale instaurare floridi commerci o improvvide attività illegali, confine poroso da tutelare e gestire quale propaggine del territorio nazionale ovvero bene comune – global common – da cui attingere risorse, in modo sempre più sostenibile e solidale.

Con l’evoluzione tecnologica e scientifica, la visione romantica ed utilitaristica del mare è stata affiancata dallo spazio, frontiera fisica delle civiltà, e, più recentemente, dal dominio cibernetico, frontiera virtuale dell’umanità.

Tuttavia, la centralità del mare non è diminuita, anzi, le comunanze con i suddetti elementi hanno creato una crescente e irreversibile espansione delle connessioni globali che, ridimensionando il concetto di distanza geografica, hanno creato una interdipendenza d’insieme, rafforzando il connotato marittimo dello scenario politico-economico moderno, in quello che gli analisti definiscono il Blue Century – il Secolo Blu.

Benché la storia abbia dimostrato che nessuno possa avere il dominio del mare, poiché “il mare non ha frontiere e non può essere presidiato come il territorio. E per disputare il dominio del mare, in un dato momento e in una determinata area, è sufficiente l’esistenza di una potenza regionale o locale in grado di operare oltre la terraferma, seppur con limitati mezzi” , vi è stata una indiscutibile evoluzione del concetto di sovranità sul mare e, conseguentemente, del suo impiego per perseguire il bene di un Paese. Oggi più che mai, il mare è uno “strumento” sul quale è necessario affermare e, soprattutto, difendere i propri ramificati e variegati interessi nazionali e la libertà di navigazione.

Ne deriva che, l’obiettivo della politica nazionale di sicurezza deve essere la protezione degli interessi vitali e strategici del proprio Paese. Oggi più che mai, infatti, la complessità delle situazioni e la diversità degli attori che influenzano la nostra architettura sociale rendono non ipotizzabile operare esclusivamente su un sistema di sicurezza regionale o geograficamente limitato.
In questo ampio contesto, l’ambiente marittimo riveste rilevanza indiscussa per il perseguimento degli interessi nazionali, al pari dei domini cibernetico e spaziale.

Il rapporto tra l’uomo ed il mare, atavicamente conflittuale, è maturato parimenti con l’evoluzione della specie umana. Di conseguenza, l’esegesi del concetto di Potere Marittimo non può più limitarsi alla mera protezione delle risorse marine o al generico concorso per la tutela degli interessi nazionali, in nome e per conto della volontà politico-militare, ma deve intendersi quale valore aggiunto e motore di sviluppo per una più armoniosa crescita del benessere e della stabilità nazionale, regionale e globale.

In tale contesto, il Potere Marittimo deve essere inteso quale elemento prodromico e indifferibile di una più ampia politica di tutela degli interessi nazionali, debitamente identificati e prioritarizzati, elemento cardine per una Nazione che, proprio come l’Italia (nda), debba basare benessere, crescita e prosperità anche, se non soprattutto, sulla dimensione marittima.

In tale ottica, il Potere Marittimo non ha una espressione quantitativa definita ma deve essere parte di una più ampia e moderna azione di concorso allo sviluppo economico, tecnologico e culturale, unitamente alla salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza, quale volano di prosperità, sicurezza e progresso.

Con questa moderna chiave di lettura, il Potere Marittimo, in una ideale versione 2.0, può essere definito come: “la capacità sistemica di uno Stato di crescere e prosperare, proteggendo e sviluppando i propri interessi nazionali attraverso l’azione, sinergica e coordinata, delle componenti militari e civili, culturali, industriali e tecnologiche afferenti la sfera marittima”.

Tale capacità sistemica può essere raggiunta solo attraverso la costituzione di un elemento di governance capace di fare sintesi e raccogliere, in modo organico, le esigenze industriali e commerciali di settore, il quadro normativo e legislativo di riferimento e gli aspetti di sicurezza e Difesa sul e dal mare.

All’idea statica del passato sul Potere Marittimo, occorre perciò contrapporre un approccio dinamico che dia impulso allo sviluppo di nuove capacità tecnologiche, intrinsecamente multi-purpose, e supporti la crescita culturale ed intellettuale di un pensiero marittimo cross-settoriale, legato anche alle dimensioni cibernetica e spaziale.

L’idea di Potere Marittimo un tempo strettamente fulcrato sulle logiche e gli interessi stato-centrici, diventa oggi volano di sviluppo economico, tecnologico e culturale, promotore di sicurezza collettiva e benessere delle popolazioni, incentrato proprio sull’ambiente marittimo.

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