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Non solo guerra commerciale Usa-Cina. Ecco che cosa si mormora nelle borse

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Che cosa succede sui mercati oltre le tensioni commerciali fra Stati Uniti e Trump? Il commento di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim

CLIMA GENERALE

L’intonazione generale arriva dai tweet di Trump e dalle risposte dal lato cinese. Trump minaccia di innalzare i dazi (dal 10 al 25%) su 200Mld$ di import cinese dal prossimo venerdì, aggiungendo di essere pronto a breve a imporre dazi al 25% sui rimanenti 325Mld$ di importazioni sempre dalla Cina.

Dal lato cinese è arrivata la controffensiva con la minaccia di rinviare la partenza per Washington (prevista per mercoledì prossimo) della delegazione (che doveva includere anche il vicepremier) chiamata a concludere i negoziati. Al momento il viaggio sarebbe stato confermato, ma non è stata precisata la data né la composizione della delegazione.

Il pomo della discordia, a quanto trapela, sarebbe rappresentato dalla definizione di tutte le norme finalizzate a controllare che entrambe le parti rispettino i patti previsti dai negoziati, con tanto di misure previste in caso di inadempimento. Su questi punti la Cina, a quanto pare, starebbe tergiversando, facendo innervosire Trump al punto da indurlo ai toni minacciosi emersi durante il week-end.

Tutto questo sta accadendo mentre Trump stava cercando di imbastire un piano per il rilancio delle infrastrutture da 200Mld$, riuscendo addirittura a strappare un atteggiamento possibilista dal lato democratico (a patto di verificare le fonti di finanziamento del piano), simboleggiato dal fatto che la leader democratica alla Camera Nancy Pelosi avrebbe accettato dei TIcTac offerti da Trump in un incontro tenutosi il 30 aprile.

Il tema principale dunque diventa nuovamente l’andamento dei negoziati Usa Cina. La settimana però offre diversi spunti di rilievo, a partire da:
forte flusso di emissioni governative in assenza di scadenze (l’Italia sarà assente)
gli innumerevoli discorsi da parte di numerosi banchieri centrali che vedranno in mercoledì e giovedì le giornate principali con la presenza rispettivamente di Draghi e Powell.

Nel frattempo, sul fronte commodity, i primi giorni di maggio stanno confermando per ora la stagionalità sfavorevole di maggio. Il focus è principalmente sul petrolio ma attenzione all’intero comparto, inclusi metalli industriali e commodity agricole: le tensioni Usa Cina hanno infatti il potere di mettere sotto pressione l’intero settore, per gli impatti derivanti dall’eventuale estensione dei dazi minacciati da Trump.

Infine, un occhio di riguardo merita l’Italia, in vista dell’aggiornamento di domani, martedì 7 maggio, delle stime di crescita e inflazione della Commissione europea.
La commissione potrebbe rivedere marginalmente le già basse attese per il 2019 (da +0,2% a +0,1%) ma la mossa avrebbe un significato simbolico di non poco conto, soprattutto se accompagnata dalla richiesta di delucidazioni sulle ragioni rilevanti che stanno facendo deviare dal processo di rientro del debito.
In altri termini, una decisione in tal senso della Commissione aprirebbe le porte per raccomandazioni più cogenti il 5 giugno (ossia dopo le elezioni europee del 26 maggio), quando sarà presentato il country report sull’Italia.

OPERATIVAMENTE

BORSE: l’ipotesi di base rimane sempre quella di possibili prese di profitto tra maggio e giugno, indotte prevalentemente dalla percezione di minore possibilità a breve di ulteriore supporto delle banche centrali, soprattutto alla luce del recente incontro FED dell’1 maggio e del miglioramento dei dati macro Euro che rendono potenzialmente più ostico il processo di costruzione di una TLTRO robusta, capace di dissipare i timori legati all’incertezza in vista del passaggio di consegne alla presidenza BCE (il mandato di Draghi termina ad ottobre).

In area Euro, la stagionalità sfavorevole potrebbe colpire principalmente il comparto delle materie prime, oltre a quello Oil&Gas, insieme ai due comparti maggiormente collegati alla TLTRO, ossia banche ed auto.

Il tutto però potrebbe rivelarsi temporaneo e tale anzi da creare la base per ulteriori misure/aperture delle banche centrali già a giugno: il 6 giugno sono attesi i dettagli della TLTRO ed il 19 giugno la FED è attesa aprire in modo più forte sul tema taglio tassi.

PETROLIO: si tratta di una variabile importante che impatta molto sulle percezioni e, quindi, sul clima generale. Dopo aver scontato fino a fine aprile una forte carenza di greggio, la situazione potrebbe drasticamente mutare alla luce di 3 considerazioni:

Incertezza sulla proroga dei tagli Opec+ alla seconda parte del 2019, a causa dell’opposizione soprattutto della Russia, intenzionata a non favorire troppo lo shale oil USA (la cui produzione è in forte aumento) in un contesto di innumerevoli colli di bottiglia dal lato offerta (Libia, Venezuela, Iran ecc). Importante sarà la riunione preliminare Opec+ a Jeddah in Arabia Saudita (formalmente è atteso l’incontro del JMMC, ossia il Joint Ministerial Monitoring Committee dove sono inclusi due paesi non Opec: Russia ed Oman) del 19 maggio, prima della riunione formale del 25/26 giugno a Vienna. Ridimensionamento della domanda stimata per l’anno in vista di tempi lunghi sul fronte negoziazioni sui dazi Posizioni nette lunghe degli speculatori già relativamente elevate (anche se non elevatissime) tale da indurre rapide prese di profitto.

EURUSD: i dati sul mercato del lavoro Usa di aprile avevano mostrato una dinamica salariale ancora molto contenuta rispetto invece al numero dei posti di lavoro creati, comportando un deprezzamento del dollaro sopra quota 1,12. Le notizie in merito alle minacce di dazi da parte di Trump hanno invece riportato acquisti sul dollaro in ottica rifugio di breve.

Complessivamente l’impostazione rimane: approfittare dell’eventuale test dell’area 1,10/1,11 per creare posizioni corte USD per poterne beneficiare nella seconda parte dell’anno, in vista dell’impatto più evidente del ridimensionamento del calo del bilancio FED e dell’apertura della FED stessa verso l’ipotesi di un taglio dei tassi nel corso del 2019

ITALIA/SPREAD: attesa una fase di allargamento nel mese di maggio. Domani l’aggiornamento delle stime della Commissione potrebbe riportare l’attenzione sull’Italia fino alle prossime elezioni del 26 maggio, con spread che potrebbe tornare in area 280/300pb.

Il calo dello spread è atteso dopo il 6 giugno ossia dopo i dettagli della TLTRO, a condizione ovviamente che non ci siano tensioni imminenti dal lato politico (alias minaccia di elezioni estive)

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