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Tutti gli obiettivi della Nato per il prossimo decennio

Nato Concetto Strategico

Cosa c’è nel nuovo Concetto strategico della Nato, che verrà adottato al summit di Madrid (29 e 30 giugno). Estratto di un’analisi a cura di Andrea Gilli, Mauro Gilli e Lucrezia Scaglioli per Scenari del quotidiano Domani

Il 29 e 30 giugno al summit di Madrid, l’Alleanza atlantica adotterà una nuova visione per il prossimo decennio, il cosiddetto Concetto strategico. Si tratta di un documento pubblico approvato con cadenza periodica dai capi di stato dei paesi membri, volto ad analizzare le sfide dell’attuale sistema geopolitico internazionale alla sicurezza dell’area euro-atlantica e a proporre una guida, ai paesi alleati, nelle decisioni politiche e militari del futuro a medio-lungo termine. L’ultimo Concetto strategico risale al 2010: un documento che cristallizza la strategia politico-militare della Nato nell’ordine internazionale del dopo Guerra fredda e definisce i valori e i princìpi guida dell’Alleanza. Quest’ultimo Concetto strategico, tuttavia, riflette uno scenario geopolitico internazionale che non esiste più per via degli enormi cambiamenti osservati nell’ultimo decennio: di qui, l’importanza del nuovo documento che verrà presentato a Madrid.

Fino a inizio 2020, Cina, tecnologia e cambiamento climatico rappresentavano i tre principali temi su cui al quartier generale della Nato si ragionava per affrontare le sfide del prossimo decennio. Negli ultimi due anni, però, due nuovi shock hanno aggiunto ulteriore instabilità e incertezza: la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina.

La pandemia ha causato milioni di morti e contagiati, ha scosso e fermato le nostre società, rappresentando uno degli eventi più dirompenti dell’epoca moderna. Le sue conseguenze immediate hanno mostrato le vulnerabilità e le debolezze strutturali delle nostre società ed economie iperconnesse, eppure incapaci di affrontare e gestire shock di tipo sanitario.

Gli effetti a lungo termine di questa pandemia toccheranno tre tematiche principali da affrontare. In primo luogo, emerge una nuova necessità sociale, economica e sanitaria: occorre infatti una maggiore enfasi sui piani e sulle misure di resilienza. In secondo luogo, i lockdown forzati in tutto il mondo hanno accelerato ancora di più il processo di digitalizzazione delle nostre vite, personali e professionali, alzando di conseguenza i rischi di attacchi cyber. Infine, le misure economiche e finanziarie adottate dai governi nazionali e dai principali enti internazionali hanno creato importanti debiti pubblici nazionali, che dovranno essere ripagati, prima o poi. E i debiti si ripagano alzando le tasse, e dunque comprimendo la crescita economica, o tagliando le spese. In entrambi i casi, la spesa militare potrebbe essere a rischio.

L’invasione russa dell’Ucraina dello scorso febbraio chiede però maggiori investimenti nella difesa. Ma la guerra ha prodotto anche effetti più complessi. La crescita dei prezzi dell’energia richiede una transizione energetica più rapida. La crisi alimentare dovuta al blocco di export di grano e fertilizzanti ucraini destabilizza Africa e medio oriente.

Grazie al probabile ingresso di Finlandia e Svezia la Nato può rafforzarsi ulteriormente, ma gestire tutte queste crisi congiunte rappresenta una vera sfida per gli anni a venire. L’aggressività russa chiede maggiori sforzi verso la difesa collettiva, mentre la crisi alimentare impone più attenzione verso la gestione delle crisi fuori dai confini dell’Alleanza. Obiettivi, strategie e piani vanno identificati, sviluppati ed eseguiti in un contesto geopolitico complesso, per via della crescita cinese, dell’accelerazione tecnologica, del cambiamento climatico, e di un contesto macroeconomico sfavorevole. L’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse necessitano di scelte nette.

VERSO IL 2030

Molti degli assunti su cui l’Alleanza ha operato non solo nel corso dell’ultimo decennio, ma fin dalla sua creazione, sono stati messi in discussione negli ultimi anni. Pensiamo alla Russia, che fino al 2010 era vista come partner strategico. O pensiamo al primato tecnologico, che veniva dato per assodato fino a pochi anni fa.

La domanda per la sicurezza aumenta esponenzialmente ma i paesi Nato hanno risorse finite e, soprattutto, queste sfide, avendo effetti differenti per direzione e intensità su ogni paese, rendono più difficile trovare una sintesi coerente ed efficace tra gli alleati.

Mentre durante la Guerra fredda l’Organizzazione si focalizzava solo sulla difesa collettiva, nei tre decenni passati, l’attenzione dell’Alleanza si è spostata altrove. La guerra in Ucraina ha ricordato ai più scettici come il rischio di conflitto in Europa sia reale. Allo stesso tempo però, molte delle sfide e delle minacce degli ultimi decenni non sono scomparse. Anzi, proprio la guerra e la pandemia le stanno esacerbando.

Il documento che verrà presentato al vertice di Madrid identificherà alcuni punti cardine, che poi andranno eseguiti. Se tracciare la rotta è fondamentale, sarà ancora più importante tenerla. La Nato, come organizzazione atlantica, dovrà quindi riuscire a navigare in un mondo sempre più attratto dal centro di gravità nell’oceano Pacifico. Allo stesso tempo, sarà necessario garantire la sicurezza di alleati e partner, nonostante gli enormi cambiamenti in corso e futuri, che mineranno sia il consenso interno che il panorama esterno.

* Le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono le posizioni della Nato o del Nato Defense College. L’articolo riassume parte della ricerca che i tre autori hanno di recente pubblicato per il Nato Defense College intitolata “Strategic Shifts and NATO’s New Strategic Concept”.

(Estratto di un’analisi più ampia, la versione integrale di può leggere qui)

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