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Meloni Salvini

Meloni soccorre Salvini?

Qual è la linea di Meloni sull'inchiesta giudiziaria che riguarda Anas e la famiglia Verdini. I Graffi di Damato

Sia pure non direttamente, forse in attesa di rispondere a qualche domanda che le faranno i giornalisti nella conferenza stampa di ex fine anno rinviata a dopodomani, la premier Giorgia Meloni ha soccorso il suo vice presidente del Consiglio, ministro e leader leghista Matteo Salvini dall’assalto delle opposizioni. Che ne hanno reclamato la presentazione alle Camere per riferire sui guai di famiglia, chiamiamoli così, riguardanti il suo quasi suocero Denis Verdini e il quasi cognato Tommaso, indagati e agli arresti domiciliari per presunti traffici corruttivi e d’influenza con l’Anas.

LE DICHIARAZIONI DI MELONI SU SALVINI

Attraverso “Ore 11”, come si chiama un bollettino quotidiano destinato ai parlamentari di Fratelli d’Italia, la premier ha lasciato che si ricordasse la data d’inizio delle indagini giudiziarie, risalente a ben prima della formazione del suo governo, e la circostanza che non risultino sinora coinvolti né Salvini né altri esponenti della sua squadra fra ministri e sottosegretari, anche se citati nella solita, lunga ordinanza d’arresti domiciliari. Dove si trova l’altrettanto solito elenco e contenuto di intercettazioni telefoniche e d’altro tipo. Che sono quelle della cui limitazione nella diffusione prima del processo si discute da qualche settimana, su iniziativa parlamentare di Enrico Costa, scrivendo e parlando di “legge bavaglio”, insufficiente peraltro anche secondo alcuni garantisti a scongiurare in una versione sintetica la gogna mediatica degli indagati e dei terzi coinvolti nelle loro vicende.

Allo stato delle cose, secondo il bollettino pervenuto – ripeto – ai parlamentari del partito della premier, non ci sarebbe altro da fare che attendere gli sviluppi delle indagini. Deve presumibilmente sembrare alla Meloni, per quanto infastidita anche lei dai fatti, inutile comunicare una cosa così ovvia al Parlamento.

LA GOGNA MEDIATICA

D’altronde, alla gogna dei già indagati e di quelli che potrebbero aggiungersi provvedono ampiamente, in assenza del presunto e controverso “bavaglio”, parecchi giornali nella presunzione, denunciata da qualcuno, che esista anche un “reato di parentela di fatto”, non essendosi peraltro ancora sposati Salvini e la fidanzata Francesca Verdini.

Per avere un’idea approssimativa di questa gogna mediatica aggravata, non addolcita, dalla satira e dalle allusioni, basta dare un’occhiata all’editoriale di giornata di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, titolato “Rosso, bianco e Verdini”, da servire a tavola. O ad un articolo all’interno titolato, testualmente: “Il ritratto – Il macellaio-idraulico della destra – Verdini, la discarica della politica tra rutti, affari e Nazareno”. Che è la sede del Pd dove a suo tempo il non ancora pregiudicato, anzi pluricondannato Denis Verdini organizzò un incontro fra il suo capo-partito Silvio Berlusconi e il segretario del Pd fresco di elezione Matteo Renzi per un accordo politico annunciato come storico. Esso poi naufragò per la prima elezione dell’incolpevole Sergio Mattarella al Quirinale, nel 2015.

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