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Meloni

Meloni fra Schlein e Giambruno

Che cosa preoccupa Meloni? I Graffi di Damato.

Nella doppia veste ormai di biografo, o quasi, di Giorgia Meloni e di direttore del Giornale, che fu di Indro Montanelli e poi della famiglia Berlusconi, alla quale si è sovrapposta la famiglia Angelucci, il buon Alessandro Sallusti ha finto di chiedersi “cos’è cambiato su Gaza”. Naturalmente dopo o a causa dell’astensione con la quale alla Camera la maggioranza di governo ha lasciato passare un documento del Pd proposto direttamente alla Meloni dalla segretaria Elly Schlein, e modificato nella trattativa, perché Israele la smetta di sparare su Gaza e Hamas di trattenere gli ostaggi catturati nel pogrom del 7 ottobre. E si è ottimisticamente risposto: niente. Egli è convinto che “il governo non si sia spostato neppure di un millimetro rispetto alla posizione iniziale”. Che era e rimane il contrasto al “ muovo genocidio” del 7 ottobre e alla natura “terroristica” di un’organizzazione come Hamas, da “neutralizzare”.

COSA HANNO SCRITTO I GIORNALI SU MELONI, SCHLEIN E GAZA

Mario Sechi, che pure della Meloni è stato il capo dell’ufficio stampa a Palazzo Chigi prima di tornare alla direzione di un altro giornale collezionato nella sua carriera, Libero, ha invece preferito smentire chi ancora gli rimprovera nei salotti televisivi e nelle redazioni il passaggio per Palazzo Chigi. Ed ha titolato ieri il suo editoriale con la solita franchezza: “C’è un errore su Gaza: Il cessate il fuoco”, quando ancora Hamas tira razzi contro Israele e continua a usare la popolazione civile e ciò che rimane strutturalmente di Gaza come scudo dei suoi arsenali di guerra.

Già uscito ieri anche lui contro il pasticcio di quella votazione alla Camera con i 159 astenuti del centrodestra che hanno consentito ai 128 della Schlein e compagni di fare approvare la loro posizione, Giuliano Ferrara è tornato oggi a gridare sul Foglio la sua comprensibile e giusta protesta. Egli ha reclamato la rinuncia al fuoco da parte di Hamas e commentato: “Sanremo propone e Roma dispone, quindi va bene l’accordo fra Schlein e Meloni. Ma è curioso che nel paese delle canzonette nessuno in Parlamento chieda mai tregue umanitarie ai palestinesi”.

Quello realizzatosi alla Camera fra votazioni e dichiarazioni precedenti e successive, comprese quelle del ministro degli Esteri Antonio Tajani sempre più ripreso da fotografi e teleoperatori in pose mobili da nomenclatura, con passo lento e peso in aumento, non è riuscito neppure a sorprendere e indignare più di tanto Israele. Che ha preferito prendersela, dandole giustamente più peso, con la posizione espressa contro le presunte esagerazioni degli aggrediti del 7 ottobre dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin.

IL RITORNO DI GIAMBRUNO?

Se volete una mia modestissima opinione, penso che Giorgia Meloni farebbe bene in questi giorni di distrazioni tattiche, diciamo così, sul terreno sempre insidioso della politica estera, a interessarsi di più della corte che ha ripreso a farle su giornali e altro l’ex convivente e padre della loro Ginevra: il più contenuto, adesso, giornalista televisivo Andrea Giambruno.

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