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Come si possono evitare tragedie come quella sulla Marmolada?

Ricchezza

Caso Marmolada. Agli eventi imprevedibili si può rispondere con le conoscenze della scienza, le scelte delle istituzioni e le precauzioni degli escursionisti aggiornati su tutto. Anche sui rischi.

La Procura di Trento e gli esperti di montagna, così come i geologi e i meteorologi concordano: il crollo del ghiacciaio era imprevedibile. E c’è consenso generale anche sulla chiusura del massiccio della Marmolada disposta dal sindaco di Canazei per scoraggiare gli escursionisti, e sanzionare chi viola il divieto nell’area a rischio a seguito del distacco.

Eppure, all’indomani della strage la vera sfida non è solo come reagire alla tragedia appena avvenuta, ma anche come evitare che si ripetano simili eventi “annunciati” dal cambiamento climatico. E che fare d’ora in poi per garantire la sicurezza delle persone senza penalizzare la libertà dei turisti e l’economia che vi ruota attorno.

Forse la prima cosa che le istituzioni e tutti i soggetti interessati dovrebbero comprendere è che l’emergenza si combatte al tempo della normalità. Se la siccità si affronta quando piove e non quando al posto dei fiumi c’è il deserto, ossia con la prevenzione e la programmazione ordinarie, il rischio più grave dei principali ghiacciai può essere almeno monitorato in tempo con particolari tecnologie. Come i terremoti, che si sa dove possono avvenire ma non quando, anche per i disastri in alta quota si possono individuare segnali premonitori e indicare dove e come si presentano. Ciò non significa indovinare il quando. Significa, però, rendere tutti più consapevoli.

Qui si innesta la seconda questione che la strage della Marmolada ripropone con forza: cosa fare per consentire a tutti di salire in montagna senza trasformare cime e malghe, sentieri e ruscelli in una Disneyland con gli scarponi.

“In montagna bandiere rosse come al mare per segnalare i rischi”, propone Maurizio Fugatti, presidente della provincia di Trento, rilanciando l’idea del governatore del Veneto, Luca Zaia, per i ghiacciai. Vietare gli accessi, dunque, nelle aree con pericolo incombente. Un altro modo per coltivare il senso civico e collettivo della buona convivenza fra vette, percorsi e cittadini, e per regolare al meglio il cammino in questi luoghi meravigliosi. Un turismo più informato contribuisce anch’esso alla sicurezza generale.

Agli eventi imprevedibili si può rispondere con le conoscenze della scienza, le scelte delle istituzioni e le precauzioni degli escursionisti aggiornati su tutto. Anche sui rischi.

(Commento pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi)
www.federicoguiglia.com

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