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Mancò la fortuna non il valore?

“Mancò la fortuna non il valore” di Fabio De Ninno (Laterza) letto da Tullio Fazzolari

Riesce difficile e forse non ha alcun senso cercare di immaginare quale guerre possano essere giuste. Ma sicuramente quelle perse sono considerate le più sbagliate dalla Storia. Rimane la memoria dei tanti militari e civili hanno perso la vita eroicamente anche se inutilmente. Come i soldati morti a El Alamein nel 1942 che un cippo ricorda con incisa la frase “Mancò la fortuna non il valore”. Ed è proprio questo il titolo che un autorevole studioso di storia militare come Fabio De Ninno ha scelto per il suo libro più recente (Laterza, 216 pagine, 18 euro). La scelta è assolutamente appropriata perché quella frase contiene implicitamente le ragioni di una disastrosa sconfitta in una guerra voluta dal regime fascista.

Coraggio ed eroismo non sono mancati. Dagli alpini sul Don ai bersaglieri e paracadutisti a El Alamein fino alla carica del Savoia cavalleria gli atti di valore sono tanti e indiscutibili. Ma la mancanza di fortuna non è stata affatto una sorte avversa come cercava di far credere la propaganda di regime. Il saggio di Fabio De Ninno è un’accurata ricostruzione della condotta bellica decisa da Mussolini e dimostra con chiarezza quali sono state le vere cause delle sconfitte. E la cosiddetta sfortuna andrebbe subito sostituita con altre parole: incompetenza, servilismo, invidie e rivalità personali. Lo spirito di emulazione o, meglio, il complesso di inferiorità di Mussolini nei confronti di Hitler spingono l’Italia verso una sorta di conflitto parallelo ma, come osserva De Ninno, su un binario sbagliato. Per millantare una potenza militare che non esiste il Duce decide di attaccare la Grecia. Gli strateghi più prudenti sostengono che l’impresa richiede l’impiego di venti divisioni dell’esercito. Disponibili ce ne sono solo sei e si va avanti lo stesso perché i generali che vogliono ingraziarsi il regime non osano contraddire Mussolini e nemmeno hanno il coraggio di dire che l’equipaggiamento è inadeguato. La conseguenza è una disastrosa ritirata di fronte all’esercito greco che verrà sconfitto solo con l’intervento dei tedeschi.

La drammatica sequenza degli errori del regime, come racconta “Mancò la fortuna non il valore”, inizia in realtà già prima del conflitto mondiale. Le velleità belliche del fascismo non erano supportate nemmeno da un armamento moderno soprattutto per l’esercito e per l’aeronautica. Il fumo negli occhi erano slogan come gli “otto milioni di baionette” ma si trascinava l’Italia in guerra avendo ancora i biplani Fiat e carri armati somiglianti a scatole di sardine. E l’elenco delle scelte dissennate continua dopo l’ingresso nel conflitto concludendosi con disastri come la ritirata di Russia. Nel frattempo diventa sempre più drammatica la situazione sul fronte interno. E a subirne le conseguenze è l’intera popolazione civile. I bombardamenti anglo-americani fanno migliaia di vittime. Manca il cibo e spesso non ci sono neppure i 150 grammi di pane cui dà diritto la tessera annonaria. Alla fine, leggendo il libro di Fabio De Ninno, è del tutto evidente che non si possono chiamare sfortuna le follie megalomani di un regime.

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