Il Mali sta vivendo uno dei momenti più drammatici degli ultimi anni. Un’offensiva coordinata di ribelli tuareg e gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda ha travolto il nord del Paese, costringendo le forze russe dell’Africa Corps, la struttura che ha sostituito il gruppo Wagner, a una ritirata umiliante e mettendo seriamente in pericolo la giunta militare di Bamako.
Mentre i russi faticano a dimostrare la propria efficacia sul campo, il Paese africano posto nel cuore del Sahel rischia di scivolare in un caos ancora più profondo, con la capitale minacciata e la popolazione civile intrappolata tra violenza, instabilità e vendette.
Ritirata russa
Lo scorso fine settimana, ribelli del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), di etnia tuareg, insieme ai combattenti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, hanno lanciato, col favore dell’alba, un’offensiva fulminea a Kidal. In poche ore hanno costretto i paramilitari russi di stanza in questa città simbolica e strategica nel deserto a scegliere tra la resa e la morte.
Come riporta il Financial Times, i russi hanno battuto in ritirata, lasciando dietro di sé immagini di sconfitta che hanno fatto il giro del mondo. Kidal era stata riconquistata tre anni fa proprio grazie al sostegno russo e rappresentava l’unica vera vittoria sul campo che Mosca potesse vantare in Mali.
I paramilitari dell’Africa Corps hanno negoziato un corridoio di evacuazione con i ribelli tuareg, venendo scortati fuori dalla città. Molti soldati maliani, invece, sono rimasti intrappolati.
Difficoltà operative delle forze russe
Le forze russe, stimate intorno ai 2.000 uomini, stanno incontrando problemi strutturali evidenti. Il Mali è immenso – grande due volte l’Ucraina – e i russi soffrono di una cronica carenza di intelligence, sorveglianza e reti informative sul territorio, a differenza di quanto potevano fare in passato francesi e americani, già espulsi dalla giunta golpista che tiene, ormai a malapena, le redini del Paese.
Come sottolinea la BBC, i paramilitari russi non dispongono delle capacità necessarie per monitorare efficacemente i movimenti dei militanti nel deserto. A questo si aggiungono problemi di coordinamento con l’esercito maliano, attrezzature non sempre adatte alla guerra nel deserto e una gestione cauta che contrasta con l’immagine aggressiva che Wagner aveva costruito in passato.
Gli analisti notano inoltre che la violenza indiscriminata attribuita ai russi ha spinto molti giovani tra le braccia dei jihadisti e dei separatisti, peggiorando la situazione. “Non hanno risolto il problema. Lo hanno aggravato”, ha commentato un esperto citato dal Financial Times.
Colpi pesanti alla giunta di Bamako
L’offensiva non si è fermata al nord. I ribelli hanno colpito anche Kati, vicino alla capitale, uccidendo il ministro della Difesa Sadio Camara – figura chiave dell’alleanza con Mosca – e ferendo gravemente il capo dei servizi segreti.
Come riporta Reuters, questi attacchi coordinati hanno scosso profondamente il regime militare guidato dal colonnello Assimi Goïta.
A Bamako cresce la rabbia verso i russi, accusati di aver abbandonato i soldati maliani al loro destino a Kidal. “Li hanno lasciati indietro come topi in trappola”, ha denunciato un ex funzionario.
La propaganda russa cerca di minimizzare la sconfitta, parlando di “ritirata tattica di una guarnigione remota”, ma le immagini dei paramilitari in fuga scortati dai tuareg stanno erodendo l’immagine di potenza che Mosca aveva cercato di costruire in Africa.
Un Paese assediato
Il Mali è oggi più fragile che mai, rimarca al Jazeera. I gruppi tuareg separatisti e i jihadisti di JNIM, un tempo rivali, hanno trovato un’intesa tattica per colpire il nemico comune: la giunta e i suoi alleati russi.
JNIM ha annunciato l’assedio della capitale e i suoi combattenti continuano a muoversi nei sobborghi di Bamako. Nel nord i ribelli promettono di avanzare verso Timbuktu e Gao.
La popolazione civile paga il prezzo più alto: massacri, violenze, reclutamento forzato e una crisi umanitaria che si aggrava di giorno in giorno.
Il Paese è già segnato da oltre un decennio di instabilità, ma questa offensiva coordinata rischia di far precipitare il Mali in una nuova fase di guerra aperta, con il rischio concreto di frammentazione territoriale.
Conseguenze per la strategia russa in Africa
Questo rovescio mette in discussione l’intera avventura militare russa nel Sahel. Mosca aveva presentato l’Africa Corps come un partner più flessibile ed efficiente rispetto alla Francia.
Ora l’immagine di invincibilità è incrinata. Come evidenziano diversi analisti, i russi stanno probabilmente ripensando la loro missione: da controllo del territorio a semplice protezione del regime e delle infrastrutture critiche.
Per il momento, però, la giunta di Bamako ha poche alternative. Nonostante le frustrazioni, sembra destinata a restare aggrappata all’appoggio russo, almeno nel breve termine. Il rischio è che un ulteriore indebolimento del regime apra la strada a nuovi colpi di mano o a un’avanzata jihadista verso il sud del Paese.







