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Come Macron in Francia sta tagliando i fondi a enti locali e Regioni

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L’approfondimento di Enrico Martial su cosa sta facendo davvero Macron in Francia

Nell’insieme delle riforme messe in opera dal presidente francese Emmanuel Macron vi è la riduzione della spesa pubblica, e quindi anche di quella degli enti locali e regionali. Il calo atteso è di 13 miliardi di euro, sui 250 totali, il 5,2%. L’obiettivo deve essere raggiunto entro quattro anni, ed è fissato all’art. 21 della normale legge di bilancio per il 2018-2022.

TAGLI ALLE SPESE DI FUNZIONAMENTO, SALVANDO GLI INVESTIMENTI

I tagli lineari di François Hollande (meno 11,4 miliardi tra il 2013 e il 2017) avevano avuto prevalenti effetti sulle spese di investimento degli enti locali. La norma ora è più puntuale: introduce l’obbligo di non far crescere la spesa di funzionamento sopra l’1,2% in termini nominali, dunque inflazione compresa.
L’attuazione è accompagnata da compensazioni e incentivi. Le partecipate (poco numerose in Francia) ne sono escluse (ad esempio la società in-house di mensa scolastica). Gli enti locali virtuosi, che contengono le spese e sono in crescita demografica, potranno arrivare all’1,65%. Vari criteri, che pesano per lo 0,15% in aumento o diminuzione, riguardano il ritardo di sviluppo, la presenza di quartieri in difficoltà, la demografia. Chi non rispetta questa specie di patto di stabilità sarà sanzionato con minori trasferimenti, mentre i più virtuosi avranno un bonus per gli investimenti.
Inoltre sono previsti strumenti – e un avanzo primario dello 0,8% – per facilitare la riduzione del debito delle collettività territoriali, che pesa per il 9,3 % del debito pubblico totale.
Questo insieme di regole si applica ai 322 enti locali e regionali più grandi: 145 comuni, 62 organismi di cooperazione intercomunale, 98 dipartimenti e 17 regioni.

L’ESEMPIO ITALIANO

Poiché l’articolo di legge vale per un quadriennio, la riforma dovrà svilupparsi su una base politica e legislativa più solida. Al Senato è stato presentato uno schema legislativo simile al modello italiano di controllo della spesa pubblica locale, che segue i principi dei costi standard, del confronto virtuoso – anche di comprensione e comparazione contabile – tra le Regioni ed enti locali. Il testo è stato al momento rigettato dall’Assemblea nazionale, producendo un ritardo che andrà colmato dopo le firme dei contratti Stato-Enti locali per questa prima parte di riforma.

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