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M5S su Rousseau, la domanda sul governo col Pd punta al no? Le differenze con il quesito del 2018 sulla Lega

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Il voto su Rousseau. Il quesito sul governo Conte col Pd. La discussione tra i Pentastellati. E le differenze con il quesito del 2018 sull’esecutivo con la Lega. Fatti e commenti

 

Martedì 3 settembre sarà una giornata decisiva per il governo M5s-Pd in cantiere che sta già entusiasmando il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, che alla festa del Fatto Quotidiano ha finanche promesso modifiche al Patto di Stabilità Ue (qui il commento di Gianfranco Polillo su Start alla promessa tra il bizzarro e il tardivo).

Dalle 9 alle 18 il Movimento 5 Stelle consulterà infatti i suoi iscritti sulla formazione del governo tramite la piattaforma Rousseau.

LA TAPPA ON LINE DEL MOVIMENTO 5 STELLE SUL GOVERNO COL PD

La domanda che sarà posta agli iscritti è questa: «Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?».

LA DOMANDA SU ROUSSEAU

La domanda, che in base allo statuto del Movimento viene decisa dal capo politico, è “relativamente neutra e molto più esplicita di quella che venne posta agli iscritti nel maggio 2018, quando in occasione dell’alleanza con la Lega agli iscritti fu domandato: «Approvi il contratto del governo del cambiamento?». Il 94 per cento dei votanti votò Sì”, ha scritto il Post.

IL TWEET DI GHELFI

E su Twitter il quirinalista del Tg2, Luciano Ghelfi, ha notato: “Questa volta la questione è posta in maniera più radicale”.

L’INDISCREZIONE DEL QUOTIDIANO LA STAMPA

“Il sospetto che Davide Casaleggio ma soprattutto Max Bugani e Pietro Dettori – i suoi vice nell’Associazione Rousseau e collaboratori di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi – vogliano sabotare l’ accordo a cui sono contrari. Una sfida anche a Beppe Grillo che invece è favorevole”, secondo il giornalista che da tempo segue i Pentastellati, Ilario Lombardo, del quotidiano La Stampa.

IL COMMENTO DI DAMATO

Mentre, hanno notato i Pentastellati pro governo Conte bis, nel quesito del 2018 sull’esecutivo con la Lega si definiva in maniera positivo (“cambiamento”) il governo in fieri.Che cosa ne pensa il notista politico Francesco Damato, autore degli apprezzati Graffi? Ecco la risposta a Start Magazine: “Nella formulazione del quesito vedo più l’impronta del pericolante Di Maio che dello smanioso e scatenato Grillo. Nella sua franchezza vedo.più la voglia di farsi dire no che di farsi dire sì”.

L’ANALISI DI GALIETTI

Chiosa l’analista Francesco Galietti, fondatore dell’agenzia Policy Sonar: “Nel Pd in molti si erano convinti, dopo aver parlato con Beppe Grillo, che il dossier M5S fosse stato chiuso con successo. Ora che la parola passa a Rousseau, il dubbio si fa strada: chi conosce meglio l’elettorato di Rousseau, Grillo o Di Maio?”.

L’INTERROGATIVO DI CASTELLANI

IL TWEET DI SMORTO (REPUBBLICA)

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