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Tutti i miti da sfatare sulle lobby

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Un tabù, un mito da sfatare.

Se provassimo a fare un sondaggio random, in giro per strada: alla domanda “cosa è una lobby?” o anche “se le dicessi lobby lei a cosa pensa?” o ancora “chi è per lei un lobbista e cosa rappresenta?”, la stragrande maggioranza delle risposte sarebbe di certo: “Malaffare”, “potere”, “opacità”.

Certo, i media non aiutano; spesso accostano il temine al potere, per la serie “la potente lobby dei…”. Insomma l’opinione pubblica non ha mai, se non in rari casi, avuto possibilità di leggere qualcosa di differente e in chiave positiva. E se provassimo a chiedere, allo stesso campione, chi è secondo lei “un responsabile delle relazioni istituzionali”? O magari “a cosa pensa se le dicessi Relazioni istituzionali?” decisamente il termine è più soave, più armonioso, di per se autorevole, e le risposte probabilmente sarebbero differenti.

È bene partire da un punto fermo, il decisore pubblico non è onnisciente e necessita di informarsi, del resto come tutti noi, per prendere decisioni, con la differenza che quando prende una decisione lo fa a valere di una intera comunità. Scegliere a quel punto non è facile, necessità di tempi brevi e possibilmente con il maggior beneficio possibile.

A questo punto iniziamo ad affiancare man mano i concetti. Il lobbista/responsabile delle relazioni istituzionali non fa altro che provare a rappresentare al decisore le proprie ragioni, pro/contro una normativa, tentando di modificarne il percorso legislativo.

Nel sondaggio poc’anzi riportato si direbbe che proprio qui c’è opacità, nel “tentativo di modificarne il percorso facendo pressione”. Tutti sappiamo, o dovremmo sapere, che ogni momento della nostra quotidianità, per quanto strano da immaginare, è normato.

Immaginiamo per un momento se il Comune decidesse di spostare i punti di illuminazione della vostra via, riposizionandoli in prossimità del vostro garage condominiale rendendo difficile l’ingresso/uscita; voi cosa fareste a quel punto?

Con tutta probabilità fareste convergere tutte le vostre forze, presentando istanza e facendo pressione al fine di far modificare quella decisione, probabilmente nominando un vostro rappresentante. Bene, come potete notare siete un gruppo di pressione anche voi, siete anche voi un gruppo di interesse, anche voi avete il vostro lobbista, o responsabile delle relazioni istituzionali se preferite. Senza alcun sotterfugio, meccanismi poco legali, avete chiesto al decisore pubblico/regolatore, di non procedere in quella direzione dandone concreta motivazione.

Allora è questo il punto; una lobby, la parola lobby, non è e non deve essere sinonimo di malaffare, perché non lo è. Se qualcosa d’altro è malaffare, lo si chiami direttamente così, con il suo nome.

In molti Stati, le lobby, i gruppi di interesse, sono già da tempo regolamentate, con normative molto stringenti e con una forte impronta di trasparenza; esse si rendono fondamentali per il processo decisionale e gli Usa sono la terra maestra in questo.

Celebre una frase di J.F.Kennedy che disse: “I lobbisti sono quelle persone che per farmi comprendere un problema impiegano 10 minuti e mi lasciano sulla scrivania cinque fogli di carta. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e decine di pagine”.

In Italia sono state presentate, nelle diverse legislature, proposte di legge per regolamentare questo ambito per renderlo più trasparente quindi più partecipativo. I vari vasi di opacità, anche recenti, nell’interazione con il decisore pubblico dovrebbero portare ad accelerare la regolamentazione di tale ambito, soprattutto in modo univoco. Alcune Regioni hanno provveduto in tal senso, dotandosi di proprie normative di riferimento e ciò deve essere esempio per un’azione più privativa.

Decisamente non è stato fatto ancora abbastanza, ma non per questo non è detto che non ci sia più tempo per recuperare; da ultimo però, le buone notizie sono comunque dietro l’angolo, come da comunicato, il ministero dell’Ambiente “diventa una casa di vetro” istituendo l’Agenda pubblica degli incontri con i portatori di interesse.

Se preferite allora, definiamola Lobby Istituzionale, se questo può servire a depotenziare certi luoghi comuni.

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