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Lo sapete che in Germania si apprezza il Pnrr di Draghi?

Dopo il varo in Italia del Pnrr sono arrivati giudizi positivi sul Recovery Plan di Draghi non tanto dai quotidiani progressisti quanto da quelli di orientamento conservatore, di solito critici con “gli andazzi italiani”

Se l’Economist invita a tenere a bada le eccessive aspettative europee su Mario Draghi, la stampa tedesca continua a offrire valutazioni positive, che resistono anche alle strategie di maggior indebitamento per superare la crisi economica e alla presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Anzi è proprio dopo la definizione del PNRR che sono arrivati giudizi più convinti, e non tanto dai quotidiani progressisti, da sempre più accomodanti nei confronti della gestione italiana del denaro pubblico, quanto da quelli di orientamento conservatore, tradizionalmente molto critici con “gli andazzi italiani” e a suo tempo dissenzienti anche rispetto alle politiche monetarie espansive dello stesso Draghi alla Bce.

Per il momento invece c’è un altro clima. Quanto durerà non è dato saperlo. Ma se anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung azzarda un’analisi positiva nei confronti delle ultime mosse del governo italiano, allora questo cambiamento di clima va preso sul serio.

“Draghi risveglia il gusto per il futuro”, è infatti il titolo con cui il corrispondente da Roma del più autorevole quotidiano tedesco, Matthias Rüb, racconta la presentazione del piano di rilancio per superare la crisi economica scatenata dalla pandemia, basato in larghissima parte sui fondi europei del Next Generation EU.

L’articolo poggia su un continuo raffronto fra l’azione del governo Draghi e quella del suo predecessore. L’attuale larga maggioranza ha votato compatta il piano italiano, su cui era invece caduto il governo Conte, “perdutosi nei tentativi di equilibrio fra gli interessi particolari” dei partiti che lo sostenevano e “incapace per mesi di definire un progetto convincente per l’utilizzo degli aiuti europei”, scrive la Faz. Mentre dal governo precedente erano venute solo indicazioni di “vaghe riforme”, quello attuale è riuscito nel compito di varare il programma “in poche settimane”.

Nelle 40 pagine che descrivono le politiche di riforma, rileva compiaciuto Rüb, “quasi 50 volte” vengono citate le parole magiche “aumento della competitività” e “capacità competitiva”, da decenni le spine del fianco dell’economia italiana, mentre nelle bozze di Conte tali concetti venivano nominati “appena 5 volte”. E anche la circostanza che Draghi abbia trovato un nome italiano (Piano nazionale di ripresa e resilienza) a quello che per mesi è stato chiamato all’inglese Recovery Fund, è visto dal quotidiano di Francoforte come “la legittimazione di una capacità di guida nazionale”: in tutto 330 pagine di pacchetti di legge con cui rilanciare il paese.

Rüb riporta le voci secondo cui l’ex governatore della Banca centrale europea avrebbe gettato il peso del suo prestigio sul tavolo di Bruxelles, disarmando dubbi e incertezze dei funzionari europei che siedono attorno alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, attribuendole alla strategia comunicativa di Palazzo Chigi. Cita in italiano l’espressione “Basta così”, che sarebbe uscita dalla bocca di Draghi, così come l’indiscrezione che il primo ministro avrebbe chiuso ogni discussione garantendo personalmente per la bontà del piano (anche l’Handelsblatt lo aveva riportato), circostanza invece poi smentita dallo stesso Draghi. E l’articolo si dilunga su un’altra narrativa che trova fortuna di questi tempi in Italia, secondo la quale il Paese sta ritrovando forza e ruolo in Europa non tanto perché uno dei quattro grandi (con Germania, Francia e Spagna) che dopo la Brexit di fatto hanno assunto maggiore responsabilità, quanto per la debolezza degli altri leader. Con Merkel verso la porta di uscita, Macron intrappolato nella competizione politico-elettorale con Marine Le Pen e lo spagnolo Sanchez debole di suo, in Italia si pensa che “lo scricchiolante asse Roma-Parigi” possa tornare a funzionare e magari imporre la propria linea poggiando sulla “reciproca fiducia fra Draghi e Macron”.

Ma la Faz torna subito a evidenziare quelli che a suo avviso sono i segnali del successo interno di Draghi. Di fronte ai parlamentari, il primo ministro “ha trovato il giusto tono tra l’esortazione alle riforme a lungo attese e quella alla liberazione delle potenzialità latenti del Paese”. Più che di numeri e soldi, Draghi ha parlato degli italiani: “Il Piano è più di un accumulo di progetti ambiziosi, di cifre e obiettivi, è un segnale per i giovani, le donne e le generazioni future, un piano di marcia per un intervento epocale”. Ricalcando le parole usate in parlamento, la Faz cita il richiamo a “non sprecare un’occasione storica”, a “liberarsi dalla paralisi autoinflitta” e a “tornare sul sentiero della crescita dopo due decenni di stagnazione”. Un passaggio del discorso è particolarmente evidenziato, quello in cui Draghi si è detto sicuro che “onestà, intelligenza e gusto del futuro viceranno su corruzione, stupidità e interessi particolari”: “un balsamo per l’anima del Paese”, commenta la Faz.

In conclusione ancora il paragone con il governo precedente. Draghi è riuscito “con mano accorta” all’interno a tenere disciplinata la propria “ampia e composita maggioranza” e all’esterno a ribadire “la propria capacità di guida decisa”, come ha dimostrato anche lo scontro con Astra Zeneca sulla vicenda dell’export dei vaccini.

Al contrario “i mesi precedenti del governo Conte e della sua coalizione di sinistra erano stati caratterizzati da caos, litigi e da una strategia di comunicazione fine a se stessa dei singoli ministri”. Con Draghi, conclude la Frankfurter, “hanno ora voce in capitolo gli adulti, che parlano quando hanno qualcosa da dire”.

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