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Lo sapete che i Gilet Gialli vogliono rottamare l’euro?

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L’analisi di Philipp Vorndrann, Capital Market Strategist, Flossbach Von Storch AG

Parigi è nelle mani dei gilet gialli. Quello che in un primo momento sembra una tipica vicenda francese, in retrospettiva (tra pochi anni) potrebbe risultare molto più grave di quanto pensiamo oggi. I gilet gialli potrebbero essere in procinto di forzare una svolta storica per la zona euro, e per la politica europea in generale. Molte persone si sentono disorientate, temono il declino economico in un mondo percepito sempre più insicuro. I governi temono le proteste. Le concessioni del governo francese dimostrano quanto sia elevato il timore di fronte alle proteste dei manifestanti.

Per ottenere l’approvazione dei cittadini, prima o poi le capitali europee abbandoneranno l’impopolare politica di austerità. Questo vale anche per la Germania, la più grande economia della zona euro, che promuove lo «schwarze Null», lo zero nero, ovvero il pareggio di bilancio, come simbolo di una presunta politica di bilancio seria. È l’ora della politica fiscale. Fondamentalmente, sarebbe logico.

La zona euro ha bisogno di un nuovo slancio. L’Europa è rimasta indietro rispetto a Stati Uniti e Asia. Ma che misure potrebbero essere adottate? Non resta più molto da aspettarsi dalla Bce. Può mantenere bassi i tassi di interesse, ritardando così il fallimento dei singoli Stati, riducendo artificialmente i costi di rifinanziamento e procurando così alla zona euro sempre più tempo. Inoltre le sue risorse sono limitate. Può aiutare la politica, ma non può sostituirla definitivamente. Nessuno vorrà imporre ai cittadini le onerose riforme strutturali, che sono assolutamente necessarie per rendere l’euro resistente alle intemperie nel lungo termine e per rimediare ai difetti strutturali.

Il debito continua a crescere. Ecco perché è l’ora della politica fiscale: pacchetti di stimolo economico, tagli fiscali o sovvenzioni sono, in breve, regali agli elettori. Una politica fiscale espansiva ha un effetto inflazionistico, che a lungo termine è sfavorevole per risparmiatori e sistemi pensionistici tradizionali, perché i tassi di interesse rimarranno bassi all’interno della zona euro. Questo è tanto più vero guardando al futuro, dato che le concessioni fatte dai politici dovranno essere finanziate con nuovi debiti. L’enorme massa di debito continuerà a crescere e con essa la dipendenza da bassi tassi di interesse. Insomma un vero e proprio circolo vizioso. I tassi di interesse resteranno bassi per sempre. Almeno fintantoché l’euro continuerà ad esistere nella sua forma attuale.

Per i risparmiatori, questo non promette nulla di buono. Saranno colpiti soprattutto coloro che dipendono fortemente dai loro risparmi in età avanzata; tutti coloro che non dispongono di beni immobili propri o di un portafoglio di azioni di qualità, che quindi non possiedono beni materiali propri. La loro pensione di vecchiaia è collocata invece in certificati di risparmio o polizze vita. Più cresce l’inflazione, più grave sarà il problema, sebbene anche tassi di inflazione moderati nel corso degli anni possono causare danni devastanti, come per esempio il circa 2% misurato di recente nella zona euro.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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